ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Convitto Nazionale Giacomo Leopardi di Macerata (MC) - 3B

I campioni si raccontano agli studenti «Volere è potere: così si vince»

Intervistati la pattinatrice Francesca Lollobrigida, Luca Massaccesi, bronzo nel taekwondo, Annalisa Minetti, atleta e cantante, e Carlotta Gilli, oro alle Paralimpiadi

«Non si perde mai, o si vince o si impara», questa frase di Luca Massaccesi ha aperto due videocollegamenti a cui la nostra classe ha partecipato nell’ambito del progetto di Civica “Campioni di vita”.

Volete sapere cosa significa essere campioni di vita ogni giorno? Come fa un vero atleta a gestire tutti gli impegni? Oggi proveremo a rispondere grazie a Francesca Lollobrigida, pattinatrice di velocità su ghiaccio, due ori alle Olimpiadi 2026; Luca Massaccesi, marchigiano e bronzo olimpico di taekwondo; Annalisa Minetti, vincitrice di Sanremo e bronzo paralimpico di atletica a Londra 2012; e Carlotta Gilli, cinque medaglie tra cui due ori nel nuoto alle Paralimpiadi di Parigi 2024.

Luca, chi è il vero campione? «Chi sa perdere e impara da questo. Il coraggio dei campioni è la paura vinta. Io, ad esempio, ero molto basso rispetto agli avversari ma esplosivo, per cui ho trasformato la mia debolezza in un vantaggio con strategia, autostima e perseveranza».

E per te Francesca, cosa significava essere campionessa ogni giorno quando andavi a scuola? «Organizzarsi per portare a termine ogni impegno, a scuola, nello sport e in famiglia; essere una compagna per mia sorella, un supporto per i genitori. E adesso che sono moglie e mamma cerco sempre di collaborare con tutti e di dare il buon esempio».

Annalisa, sei campionessa in tanti campi, dalla musica allo sport, ma qual è il tuo segreto? «A 18 anni ho cominciato a perdere la vista e le persone intorno a me mi ripetevano sempre quello che non potevo fare, cioè cantare, correre o essere madre, invece io dentro di me avevo tanta voglia di vivere, perché è un diritto, come anche sognare. Il consiglio che vi do è di non lasciare mai che qualcuno vi impedisca di appassionarvi alla vita. Volere è potere, e così sono riuscita a superare gli ostacoli per arrivare ai miei obiettivi: sono salita sul palco di Sanremo, sono arrivata terza alle Paralimpiadi di Londra 2012, ho vinto l’oro ai mondiali, ho due lauree e due figli. Ricordate, nessuno può essere considerato disabile, perché questo è un termine che descrive qualcuno senza abilità, ma non esiste persona al mondo che non sia in grado di avere abilità, di amare o provare emozioni. Bisogna trovare qual è la propria passione, battendosi per non abituarsi al disagio, per rendere la propria vita un capolavoro».

Luca, quali sono i modelli di vita che ti hanno ispirato? «Bruce Lee, quando nel film si toglie gli occhiali da sole e dice: “Io sono un maestro di arti marziali”, da quel momento ho voluto diventare come lui».

E i tuoi Francesca? «Mio padre, perché è la mia fonte di ispirazione, colui che mi ha trasmesso passione per la vita e per lo sport e continua a darmi forza e supporto».

Annalisa, hai dei rituali prima di una gara? «Non sono scaramantica, ma prima di qualsiasi gara mi viene sempre mal di stomaco e una specie di febbre causata dall’eccessiva ansia, perciò mi appoggio ad una parete, respiro e visualizzo la mia gara. Quando torno nel presente so già più o meno come andrà e l’ansia diminuisce».

Carlotta, come si riesce a convivere con una patologia importante nella vita di tutti i giorni? «La retinopatia degenerativa mi è stata diagnosticata quando avevo sei anni, mi sono detta che se quella malattia aveva scelto me c’era un motivo e iniziai a conviverci. Tutto questo non è stato facile, non lo è tuttora e non lo sarà in futuro. Ma lo sport è una palestra di vita a 360°».

E cosa fai quando non ti alleni? «Giro per le scuole per raccontare la mia esperienza, scrivo libri per dare voce a chi non ce l’ha».

Carlotta, con tutte le medaglie che hai vinto, ti sei mai sentita sotto pressione? «Assolutamente sì, me ne sono resa conto la prima volta a Tokyo, quando mi dicevano: “Dai che vinci di sicuro!”. Era un macigno che mi schiacciava, tanto che, quando ho vinto, ho pensato subito: “Ora torno in Italia con una medaglia e nessuno può dirmi nulla”. A Parigi è stato diverso, ero cresciuta».

Annalisa, come si fa a non avere paura degli avversari? «Pensando che ci stanno dando una sola e unica grande possibilità: quella di diventare ogni giorno più forti».

Come si fa, Luca, a superare i “momenti no”? «Capitano periodi complicati. Ad esempio prima della Coppa del Mondo mi sono slogato la spalla e ho dovuto metterci due chiodi, qualificandomi lo stesso e vincendo una medaglia. La vita è un percorso a ostacoli: ognuno di noi deve combattere con se stesso, ognuno può fare le sue Olimpiadi.

Circondatevi di persone che vi vogliono bene, i miglioramenti arrivano sempre al di là dei risultati»

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