Le amicizie come un giardino E quelle false bisogna eliminarle
Gli allievi della 2ª C descrivono il mondo delle relazioni con una metafora floreale: «E serve un esperto per strappare le... erbacce»
Le amicizie sono un giardino. Un giardino sempre fiorito di fiori colorati e baciato dal sole. Un giardino perennemente rigoglioso. Tutti i fiori e gli alberi vivono in armonia perché si rispettano a vicenda, sebbene siano diversi. Come un tulipano è diverso dalla rosa, un pino è diverso dalla quercia, un giglio è diverso da una margherita, un salice è diverso da un cipresso, così un amico è diverso dall’altro: c’è chi è sempre allegro e ci fa ridere nei momenti difficili, chi sa ascoltare in silenzio, chi ha paura, ma è determinato a superare le proprie paure, chi ci difende nel momento del bisogno… Tutta la flora del giardino delle amicizie assorbe la medesima acqua, proveniente da fluenti e cristallini fiumi. Nel giardino delle amicizie sono presenti diverse aiuole: ognuna è composta da un insieme di variopinti fiori, ovvero gli amici veri e sinceri.
Un esperto giardiniere deve prendersi cura quotidianamente del giardino delle amicizie, lavorandolo con passione, coltivandolo con un ottimo concime e annaffiandolo con l’acqua del rispetto, della cura reciproca, della fiducia, della lealtà, della condivisione… Un esperto giardiniere deve, inoltre, eliminare le erbe infestanti e i parassiti, ovvero le false amicizie.
Nel cuore del giardino si erge un vigoroso glicine che, con i suoi grandi grappoli lilla, intensamente profumati, ombreggia le aiuole dal torrido sole o, all’occorrenza, soleggia i teneri boccioli per farli sbocciare e crescere sani, come le amicizie in erba. Il giardino delle amicizie è un giardino segreto che si trova all’interno di un misterioso bosco.
Esternamente si presenta come la selva oscura dantesca, infestata da belve feroci che provocano terrore, ma quando avanziamo lungo il suggestivo sentiero, seguendo il percorso del nostro cuore, ci ritroviamo in un posto incantato dove ci accolgono i nostri amici. Nel giardino delle amicizie la fragranza dei fiori, il fruscio delle chiome degli alberi, su cui cantano svolazzanti uccellini, regalano un senso di pace e tranquillità.
La fresca brezza accarezza il viso e i delicati petali. Si respira un’aria limpida e pura. Il giardino delle amicizie è come un magico arcobaleno, un’oasi felice, un posto divino, un luogo sicuro, una seconda casa.
Angeli Leone, Ercolani Carla, Ius Aleida, classe 2ª C
Due valli attraversate da un fiume impetuoso sono unite da uno stretto e traballante ponte. Su una sponda vivono le emozioni negative: Tristezza, Odio, Paura, Disperazione, Rabbia, Insicurezza… sull’altra quelle positive: Felicità, Amore, Coraggio, Speranza, Serenità, Sicurezza… Nessuna emozione vuole avvicinarsi al proprio opposto, perché tutte sono convinte che tale incontro porti solo conflitti. Un giorno, però, Felicità e Tristezza rompono gli indugi e si incontrano nel mezzo del tremante ponte, iniziando un’accesa discussione. La prima a parlare è Felicità: «Io sono migliore. Le persone mi cercano, mi desiderano perché le rendo felici». Tristezza subito ribatte: «Ma senza di me non ti apprezzerebbero». Serenità si avvicina per partecipare alla discussione: «Ma con te la gente soffre! Con me è serena». Allora Rabbia urla a squarciagola: «E’ serena dopo aver sfogato la rabbia su di me a seguito di reazioni spropositate». Sicurezza, con calma, dichiara: “Io infondo fiducia”. Insicurezza, borbottando, replica: “Smettetela di sentirvi superiori, noi siamo uguali a voi”.
Amore e Odio, dopo attenta riflessione, dichiarano: “Avete tutte ragione. Senza le emozioni positive non ci sarebbero le emozioni negative e viceversa». Allora, il ponte, all’improvviso, si allarga e si rafforza. Le emozioni avevano inteso che il dialogo e il superamento delle divisioni sono fondamentali per la convivenza. Solo con gli arricchiamo le nostre vite e di chi ci vive a fianco.
Cerboni-Baiardi Tommaso, Nistor Tudor, Sangiorgi Lorenzo, classe 2ª C
C’era una volta un piccolo coniglio che smarrì la strada di casa. Si era trovato di notte in un bosco e, spaventato dai suoni degli animali sconosciuti, si era rannicchiato ai piedi di un albero. Al risveglio, osservò che il bosco aveva un nuovo volto: tutto era illuminato e dalle tane uscivano animali amichevoli. Una anziana quercia disse al coniglio: «Vieni, proteggiti sotto i miei rami e creati una tana nel tronco. Il mio corpo robusto ti difenderà». Girando per il bosco, incontrò anche un cespuglio di bacche: «Nutrisciti coi miei frutti». Il bosco divenne la casa del coniglio e col tempo crebbe insieme a lui. Gli alberi diventavano sempre più grandi e le radici si ramificavano nel sottosuolo senza sovrapporsi, lasciando che ciascuno prendesse il cibo che serviva loro per maturare. E i rami si innalzavano intrecciandosi, ma lasciando spazio alle foglie di ricevere la luce. Si cresce e si superano le difficoltà collaborando e che ciò che all’inizio ci spaventa, poi non fa più paura, se cooperiamo in armonia.