Padre Paolino Baldassarri, la vita. Da Quinzano all’Amazzonia
Gli studenti e le studentesse della 2B di Loiano spiegano a chi è intitolata la loro scuola Partito dall’Appennino bolognese come missionario in una delle zone più povere del Brasile
Ogni mattina con aria assonnata varchiamo la soglia della scuola intitolata a Padre Paolino Baldassarri, ma qualcuno potrebbe domandarsi chi fosse costui.
Ben cent’anni fa, Paolino che non era ancora padre, nacque a Quinzano, frazione di Loiano. Dopo essere entrato nell’ordine dei ’Servi di Maria’, all’età di 27 anni conseguì il sacerdozio e da subito si dedicò all’opera missionaria: da quel momento fu legato in eterno all’Acre, vasto Stato brasiliano tra le Ande e l’Amazzonia. Quando pensate al Brasile, dimenticate le spiagge dorate di Rio de Janeiro; l’Acre è uno degli Stati federali brasiliani più poveri. Ma cosa poteva fare un semplice frate in Amazzonia? Per esempio, costruì scuole per istruire la popolazione natia, portò medicine e si adoperò in prima persona per curare gli ammalati, si oppose alla deforestazione spregiudicata degli imprenditori in nome di un ambientalismo sociale.
Al suo arrivo trovò piccoli villaggi di capanne abitate da un popolo buono, caratterizzato da emozioni sincere, che conduceva una vita ai nostri occhi primitiva. Non esistevano fabbriche, le persone si occupavano principalmente di allevamento e caccia o dell’estrazione della gomma naturale, ricavando guadagni minimi. Per Paolino era importante che questi popoli, come i Kulinas, continuassero a condurre la vita tradizionale di sempre, senza cadere nel ricatto moderno dell’emigrazione in città, alla quale non sarebbero stati in grado di adattarsi e dove si sarebbero esposti allo sfruttamento. Le tante ’scuoline’ disseminate per il Paese avevano il compito di istruire i nativi; a volte gli stessi alunni ne diventavano maestri. Insomma, la nostra scuola tra i boschi dell’Appennino bolognese porta il nome di un uomo che costruiva scuole nella foresta amazzonica.
Padre Paolino inoltre assisteva gratuitamente tutti i bisognosi: grazie alle medicine che arrivavano dall’Italia e alle conoscenze omeopatiche apprese nell’Acre curava gli ammalati, spesso di malaria, malattia che lui stesso contrasse più volte. Per questo motivo l’università federale dell’Acre gli conferì la laurea honoris causa in medicina nel 2004. Agli inizi del nuovo millennio Padre Paolino ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui la candidatura del senato brasiliano al premio Nobel per la pace. Quest’anno ricorrono i cento anni dalla sua nascita e dieci dalla sua morte: tante saranno le occasioni nel nostro paese per celebrarlo e ricordare il grande esempio di una vita umile.
Intervista a Remo Baldassarri, cugino e testimone nell’Acre.
Quanto tempo sei rimasto nell’Acre? «La prima volta due settimane, invece la seconda per dieci giorni». Cosa ti ha colpito di più della missione? «L’emozione sincera delle persone e la partecipazione dei giovani» Hai mangiato qualcosa di particolare? «Mango, allora qui poco noto, gallina e tanto riso con verdure e fagioli». C’è un odore che ti è rimasto? «Di terra e di humus; vicino alla città invece un sentore acre di frutta tropicale lavorata». Com’erano fatte le ’scuoline’? «In legno, ognuna con un campo da calcio e una mensa; si insegnavano soprattutto portoghese e matematica. Lui dava i nomi dei nostri paesini, per esempio ’escola Loiano’». La vita nell’Acre è pericolosa? «Lungo i sentieri tracciati no, anche se nella foresta si celano animali, come l’ona(giaguaro). Pericolose sono le malattie e gli interessi economici dell’uomo: a P. hanno sparato due volte perché difendeva il diritto alla vita degli indios». Come curava gli acreani? «P. era diventato esperto nella medicina omeopatica, inoltre aveva qualche pastiglia che recuperava dall’Italia. Addirittura seguì il parto di due bambini«. Come è ricordato oggi padre Baldassarri a Sena Madureira? «Era l’uomo più importante della città, dopo il funerale gli abitanti costruirono una cappella nella chiesa locale».
Italia e Brasile condividono la vita di un uomo semplice, che dalle querce dell’Appennino attraversò l’oceano per giungere in Amazzonia, con la missione di aiutare gli abitanti dell’Acre. Portava con sé una tonaca, una cintura e medicine, pronto per un viaggio estenuante, ma l’Acre era casa sua, perché era in mezzo a quella gente che aveva scelto di vivere e morire. Padre Paolino aveva a cuore la natura ed era incantato dalla potenza primordiale dell’Amazzonia: amava conoscerne piante e animali, e fare passeggiate durante le quali chissà quante volte avrà ripensato ai castagneti di Quinzano.
Ogni dieci anni tornava a Loiano e con la gente del posto era subito festa; si occupava poi di cercare finanziamenti e medicine per la sua missione, e le famiglie di Loiano partecipavano di buon grado, consapevoli del filo rosso che legava vite tanto distanti.