Quando la vita diventa testimonianza. L’impegno di tre forlivesi entra in aula
Gli studenti della 3ªC della scuola di Castrocaro hanno partecipato all’incontro del progetto ’20-40-60’ Marco Susanna, Virginia Baldassarri e Valeria Frasca hanno raccontato le loro storie di coraggio e dedizione
«La bellezza è un percorso, una strada. Ognuno sceglie cosa cogliere sulla propria, ma soprattutto cosa essere e chi essere…». Con questa frase si è aperto un incontro molto importante, all’interno del progetto ’20-40-60’ che ha coinvolto la nostra classe nel mese di novembre. Ci sono state raccontate tre storie molto diverse, rappresentate nel titolo dalle età dei protagonisti: Valeria Frasca, Virginia Baldassarri e Marco Susanna. «Saranno tre storie di bellezza, tre semi che sta poi a voi far crescere», ha esordito il prof. Marco Susanna. Valeria è una ragazza di circa 20 anni, una persona normalissima che però ha ricevuto un titolo straordinario, quello di Alfiere della Repubblica italiana. Si tratta di una onorificenza che viene concessa ogni anno dal Presidente della Repubblica a giovani tra i 9 e i 17 anni che si sono distinti per comportamenti esemplari e per meriti sociali.
Il 16 maggio 2023 Valeria è stata una dei tanti testimoni dell’alluvione che ha colpito la Romagna causando morte e distruzione. «Cosa posso fare io di fronte a questa ingiustizia?», si è chiesta. Da questa domanda all’azione il passo è stato breve: Valeria, in pochi giorni, è diventata una vera e propria protagonista nell’organizzazione dei volontari del quartiere San Benedetto, uno dei più colpiti di Forlì. La sua azione non aveva come scopo il denaro o un riconoscimento, ma il desiderio di aiutare gli altri perché «mi fa stare bene fare qualcosa senza aspettare nulla in cambio». In realtà un enorme premio la stava aspettando al Quirinale, esattamente un anno dopo, il 13 maggio 2024 quando il presidente della Repubblica le ha consegnato il titolo di Alfiere della Repubblica italiana. Valeria ci ha insegnato che «volontari si può essere sempre e comunque, in qualunque momento della vita» basta aprire gli occhi, cogliere il bisogno dell’altro e muoversi per andare ad aiutarlo, senza pretendere niente.
Virginia è una moglie, una mamma e una grande guerriera. Il 9 aprile del 2024 è stata colpita da un’ infezione che l’ha portata ad un passo dalla morte. È stata due mesi e mezzo in rianimazione e la sua salvezza ha avuto come prezzo l’amputazione dei quattro arti. La sua testimonianza ci ha trasmesso quanto sia preziosa la vita e che, anche quando tutto sembra perduto, si può sempre ricominciare. A volte anche noi ci possiamo sentire giù di morale o alle prese con problemi che al momento sembrano insormontabili, ma l’esempio di Virginia ci ha fatto capire che farcela può dipendere molto dalla nostra forza di volontà.
Il suo sorriso ha allontanato da noi ogni forma di ’pena’ nei suoi confronti, trasformandola in ammirazione per il modo in cui Virginia è riuscita a riprendere in mano la vita. Il 24 ottobre del 2024, dopo sei mesi e mezzo di ospedale, è tornata a casa e a dicembre è iniziata la riabilitazione presso una clinica di Budrio, con l’utilizzo di protesi che ha potuto acquistare anche grazie a una grande gara di solidarietà.
«Che meraviglia poter salire di nuovo sul quad di mio marito o dare un calcio alla palla con i miei figli!».
Tanti piccoli gesti di vita quotidiana, che a molti possono sembrare scontati, ma che invece per Virginia ogni volta assumono il sapore di una nuova vittoria, come salire le scale per arrivare nella nostra classe, senza prendere l’ascensore. L’ultimo intervento é stato quello del nostro professore Marco. Ci ha raccontato una grande storia di amicizia, avvenuta nel 2006, in occasione del passaggio della fiaccola olimpica a Forlì. Il suo amico Raffaele era stato designato come tedoforo, ma per meriti sportivi che in gran parte appartenevano al lavoro iniziato dal nostro professore. Ha finto così di avere male alla schiena per lasciare a Marco questa grande opportunità. «E’ stata un’esperienza unica, sia dal punto di vista dell’onore di portare la fiaccola olimpica nella mia città, sia da quello umano perché Raffaele con questo gesto si è rivelato non solo un amico, ma l’amico della vita». Ora sta a noi scegliere cosa cogliere sulla nostra strada per decidere chi vogliamo essere.
Classe 3ªC Scuola di Castrocaro