Studenti ‘in sella’ alla Ducati. «Un’occasione per imparare la fisica»
Gli allievi della scuola Sacro Cuore hanno visitato la prestigiosa casa motociclistica italiana fondata a Bologna Una guida esperta ha coinvolto i ragazzi all’interno dell’azienda proponendo loro quattro esperimenti
Una gita di classe all’azienda Ducati. Una grande e stimolante avventura per gli studenti, protagonisti di un’esperienza unica e indimenticabile. Ecco il racconto, in prima persona dei ragazzi. Durante il laboratorio di fisica abbiamo assistito a numerosi esperimenti interattivi che hanno attirato la nostra attenzione, ma che ci hanno anche insegnato alcune leggi della fisica trattate in modo divertente e giocoso. Le attività sono state condotte da una guida esperta che è stata estremamente chiara nelle spiegazioni (anche se piuttosto specifiche!), ed è stata disponibile a rispondere a tutte le nostre domande e …. sicuramente è stata anche molto paziente! Il primo esperimento che abbiamo fatto è stato il meno coinvolgente perché serviva solo per spiegare un concetto di base: il fenomeno dell’attrito. Su una piattaforma liscia erano presenti due dischi a loro volta poggiati su quattro piccole ruote. Un disco era molto più pesante dell’altro ma, facendolo ruotare, non si percepiva molta differenza. Lanciando poi i due dischi con la stessa forza si osservava che quello più pesante arrivava più lontano. Il secondo esperimento era sempre creato allo scopo di scoprire in modo più specifico l’attrito. C’era una sorta di campo da box recintato da cuscini morbidi con all’interno due sedie da gamer con le ruote. Una volta premuto un pulsante il pavimento emanava dell’aria che faceva muovere le sedie nello spazio: se in quel momento si spingevano le due sedie con seduti sopra due ragazzi quello che trasportava lo studente più pesante si muoveva più velocemente. Il terzo esperimento si è svolto dentro un recinto rotondo con una pavimentazione gommosa e morbida.
In mezzo c’era un pilone orizzontale fissato al centro del pavimento in modo da ruotare nei due versi possibili. Su una delle due estremità del pilone c’era la sella di una moto con il suo manubrio dove si è seduto uno studente. All’altra estremità c’era invece un manubrio che si poteva afferrare solo in piedi: qui si è posizionato un secondo studente che ha fatto ondeggiare a destra e a sinistra in modo continuativo il pilone.
Questa azione ha richiesto molta forza: al contrario, fare ruotare il pilone in un unico senso è stato più semplice. La seconda parte dell’esperimento prevedeva la presenza solo del ragazzo sulla sella. Infatti il pilone ha iniziato a ruotare in modo meccanico mentre la sella ha iniziato ad avvicinarsi al centro di rotazione: abbiamo quindi potuto notare che la velocità, a mano a mano che si procedeva con l’esperimento, si modificava. Nel quarto e ultimo esperimento abbiamo invece smontato un motore per capire come fosse fatto. Questa esperienza ci ha aiutato molto a comprendere le leggi della fisica che avevamo semplicemente studiato sul libro.
All’interno degli spazi della Ducati si apriva un Museo: nella prima stanza si potevano osservare le moto sulle quali, quando siamo saliti, ci siamo sentiti dei veri e propri piloti.
Andando avanti, la persona che ci accompagnava ci ha spiegato la storia di come è iniziata la costruzione della Ducati, una storia veramente interessante.
Poi è iniziato il tour delle prime moto da corsa: inizialmente alle bici aggiungevano un motore, chiamato ‘Cucciolo’, che faceva accelerare la bicicletta mentre si andava a una certa velocità, poi sono passati a costruire le prime moto da corsa. Una delle prime moto chiamata ‘Siluro’ era senza freni, infatti le prime piste da corsa erano larghe e le curve erano alte in modo da permettere di curvare senza frenare: è stato realizzato nel 1956 e questo prototipo stabilì quarantasei record mondiali, raggiungendo i 170 km/h sui1000 km e superando anche i limiti delle categorie superiori.
I piloti che hanno guidato per primi la Ducati Siluro per stabilire i record di velocità nel 1956 sono stati Santo Ciceri e Mauro Carini, i quali, alternandosi, hanno ottenuto diversi record mondiali sulla pista sopraelevata di Monza, grazie anche alla innovativa e aerodinamica carenatura in alluminio della moto. Poi le moto da corsa sono state costruite con delle ‘ali’ che servono a tenere la moto ‘incollata’ all’asfalto usando l’aria e ad evitare le impennate, e anche a frenare in maniera più sicura e a garantire stabilità in velocità. Non c’era mai capitato di ammirare da così vicino le moto che hanno utilizzato famosi piloti che hanno fatto la storia della Ducati e ci siamo sentiti più vicini a questo mondo che per molti di noi era sconosciuto.