«Come si evolverà la stampa». Gutenberg ’parla’ con gli alunni
L’intervista immaginaria degli studenti della D’Azeglio: «La lettura continuerà a trasformarsi Forse i testi non saranno più solo parole su pagina o su schermo, ma esperienze immersive»
Noi alunni della Scuola secondaria ’D’Azeglio’ abbiamo avuto l’onore di intervistare il padre della stampa a caratteri mobili, Johannes Gutenberg, che ringraziamo per la sua testimonianza.
Buongiorno, Signor Gutenberg.
Tutti noi conosciamo la sua celebre invenzione che ha rivoluzionato la storia. Cosa l’ha ispirato? «Non ci crederete ma mi sono ispirato al torchio a vite usato per la produzione di vino e olio in Renania adattandolo poi per la stampa.
Prima ero un orafo poi grazie alla fusione delle mie competenze metallurgiche sono riuscito a trovare un modo di creare i caratteri mobili che mi hanno permesso di produrre libri in modo più rapido ed efficiente».
Si aspettava che la sua invenzione riscuotesse così tanto successo? «Mi aspettavo un probabile successo commerciale, poiché vedevo il potenziale per produrre libri velocemente e a basso costo, ma non vissi abbastanza a lungo per vedere l’incredibile impatto culturale della mia invenzione».
Qual era il problema dei libri prima della sua invenzione? «I libri venivano copiati a mano dagli amanuensi. Era un lavoro lento, costoso e soggetto a errori. Solo pochi potevano permetterseli».
Come si immagina i libri tra molti anni? «Credo che i libri diventeranno più economici, più numerosi e tradotti in tante lingue. Forse un giorno le persone potranno portare con sé intere biblioteche in un solo oggetto. Ma una cosa non cambierà: il libro resterà uno strumento di libertà, conoscenza e progresso».
Si aspettava che i libri si evolvessero fino ai podcast, ai libri digitali oppure attraverso le intelligenze artificiali? «No, non immaginavo assolutamente come la tecnologia potesse arrivare a tanto. Mi stupisce l’idea di un libro senza carta! Ma se permettono a più persone di leggere, allora rappresentano lo stesso spirito della mia invenzione. Resta un dubbio su questa nuova intelligenza».
Crede che il libro cartaceo sia destinato a scomparire? «Non credo. Ogni nuova tecnologia nella storia ha suscitato timori, ma raramente ha cancellato del tutto ciò che esisteva prima. Il libro cartaceo offre un’esperienza fisica: il peso, l’odore dell’inchiostro, il suono delle pagine. È un oggetto che accompagna il lettore nel tempo. Forse diminuirà il suo uso in certi contesti, ma penso che continuerà a esistere accanto alle nuove forme digitali».
Come immagina il futuro della lettura tra cento o mille anni? «Credo che la lettura continuerà a trasformarsi, così come è accaduto dal manoscritto alla stampa e poi al digitale. Forse i testi non saranno più solo parole su una pagina o su uno schermo, ma esperienze immersive, capaci di coinvolgere vista, udito e forse altri sensi. Tuttavia, qualunque sia la forma, l’essenza rimarrà la stessa».
La stampa nel corso dei secoli si è evoluta e modificata, cambiando la nostra società. Ma qual è la sua storia? Ad influire in maniera decisiva fu Gutenberg che con la sua invenzione rivoluzionò per sempre il nostro modo di comunicare, di informarci e acculturarci. Ma la cosa più affascinante è che ha salvato la società dall’analfabetismo e dall’ignoranza. Essa è sempre progredita di pari passo con l’uomo, con le mode, con ogni tendenza. Siamo partiti dai caratteri mobili a stampa per arrivare alle tecnologie più all’avanguardia come i podcast.
Se fino a poco tempo fa il mezzo di informazione primario era il quotidiano cartaceo, oggi sono i giornali on line, telegiornali ma soprattutto i social media.
Tale fenomeno si verifica anche tra i giovani, i quali, sommersi dal digitale, si informano di ciò che avviene intorno a loro soltanto per mezzo di internet, incorrendo spesso in vere e proprie fake news. È necessario, quindi, riflettere su tutto ciò.
Oggi l’intelligenza artificiale (AI) non è più fantascienza, ma un «compagno di banco digitale» per molti di noi. Ma qual è il rischio? Fidarsi troppo! Nella manifestazione di Carnevale di quest’anno, la nostra scuola «D’Azeglio» ha partecipato al tradizionale concorso con il gruppo mascherato dal titolo «Chat GPT vs Chat AP». La rappresentazione che abbiamo portato in piazza presentava da una parte gli scienziati dell’AI in camice bianco, dall’altra la nuova e originale AI «Chat-Ap», ragazzi vestiti di nero con la sciarpa bianconera dell’Ascoli Calcio e in testa il cerchietto con il disegno di un picchio che becca l’icona di Chat GPT.
Con due canzoni divertenti abbiamo ironizzato sulle AI più note e mostrato in modo simpatico che oggi noi giovani la usiamo anche per studiare, cercare idee e capire meglio gli argomenti. Tutto ciò ci ha fatto divertire ma pure riflettere sull’uso dell’AI. È uno strumento potente.
Può essere utile se ci aiuta a capire meglio i compiti; tuttavia, sbagliamo quando la usiamo per copiare senza «pensare». Il nostro gruppo voleva proprio dire questo: la tecnologia serve, ma l’intelligenza «vera» resta quella autentica delle persone con la loro creatività.
La pagina di oggi è a cura degli studenti della scuola Massimo D’Azeglio di Ascoli. Hanno partecipato Bachetti Amelia, Pasquini Eleonora, Mancini Emma Lou, Romanelli Filippo, Silvestri Alberto (classe 2B), Angelini Giorgia, Bianchi Viola, Corradetti Benedetta, Corradetti Donatella, Sicuranza Paola (classe 2C), Bizzarri Sofia, Cittadini Carlo, Corradetti Mia, De Angelis Bianca, Fattori Angelica, Ielo Beatrice, Travaglini Sofia (classe 3A).