Gli ebrei rifugiati a Pugliano. «Vivevano in segreto tra noi»
La testimonianza di Ida Severini nel Giorno della Memoria: «I contadini davano loro cibo e protezione, sono riusciti a salvarsi e a partire per la Palestina nel 1945»
«Mi chiamo Ida Severini, sono nata a Pugliano Vecchio il 22 settembre 1932 e ora vi racconterò la mia storia». Con queste parole semplici si è aperto, il 27 gennaio scorso, il Giorno della Memoria alla scuola secondaria di Montecopiolo. Quando Ida è arrivata era visibilmente emozionata e timorosa di non riuscire a spiegare bene gli avvenimenti. Poi, vedendo noi ragazzi molto interessati, si è commossa e si è sciolta. «Avevo solo dodici anni – racconta – quando arrivarono all’improvviso trentotto ebrei». Lei ne vide tre: una signora, Piera, che parlava bene l’italiano, e due ragazze incontrate a messa, «così belle» da restarle impresse. Tornata a casa lo disse al babbo. La risposta apparve carica di paura: «Stai zitta Ida che se lo scoprono i tedeschi ci ammazzano tutti». Gli ebrei vivevano nascosti e uscivano raramente. I soldati passavano davanti a casa cercando giovani da mandare al fronte.
L’armistizio giunse diffuso solo dal passaparola. «Quella volta non c’era niente, né radio né televisione» continua Ida. Dietro quelle presenze silenziose c’era una vicenda più ampia. Famiglie ebree di Zagabria, guidate da Ziga Neumann e Joseph Konforti, erano state internate ad Asolo come civili di guerra. Dopo l’8 settembre 1943 fuggirono, passando per Bellaria e Igea Marina, aiutati anche da Ezio Giorgetti, poi riconosciuto ’Giusto tra le Nazioni’. Trovarono rifugio proprio a Pugliano Vecchia. Qui, contadini poverissimi condivisero quel poco che avevano da mangiare con quegli sventurati, rischiando anche la loro vita. In realtà, pochi degli abitanti sapevano che questi rifugiati fossero ebrei. Solo dopo la Liberazione infatti, essi dichiararono apertamente la loro identità. Il 12 settembre 1944 partirono verso il sud Italia e, nel 1945, per la Palestina.
Le immagini proiettate hanno reso quei luoghi vicini, ma ancora più forti sono state le parole di noi studenti. C’è chi ha provato gratitudine: «Ci lamentiamo di tutto, ma allora bastava poco per essere felici». Chi ha parlato di un bene capace di opporsi al male, chi ha sottolineato l’importanza del non commettere nuovamente quegli stessi errori/orrori. Gli studenti hanno consegnato a Ida Severini una riproduzione della medaglia d’argento al merito civile, già conferita al Comune di Montecopiolo per il coraggio e la solidarietà dimostrati nel nascondere famiglie ebree, durante la seconda guerra mondiale. Se oggi possiamo ascoltare la sua storia senza paura, è perché allora qualcuno ebbe paura ma fece comunque la cosa giusta.
L’11 febbraio scorso le classi seconde e terze medie dei plessi di Sant’Agata, Pennabilli e Montecopiolo hanno partecipato al progetto di SanPa ‘C’è ancora spazio’, promosso dal Comitato genitori di Pennabilli. Presenti all’incontro, Pascal, un formatore che lavora all’interno della struttura, e Jessica, ex tossicodipendente che ora è riuscita a riavere una vita felice. Ai ragazzi è stata consegnata inizialmente una busta con all’interno due segnalibri, tre post-it e un filo. Mentre l’attività prendeva forma, Jessica raccontava la sua storia. Su un foglietto, i ragazzi hanno scritto un titolo legato a un loro ricordo d’infanzia poi si sono divisi in coppie e hanno disegnato la persona di fronte, senza guardare il foglio. La tentazione di sbirciare era forte e non tutti hanno resistito. Jessica non ha resistito: era dipendente dalla droga, ma credeva, con superiorità, di poter smettere da un momento all’altro. Un giorno, dopo essere andata via di casa, venne accolta da un signore. Viste le sue condizioni, non sarebbe riuscita ad arrivare alla sera dopo. Chiamò sua mamma e decise che era arrivato il momento di farsi aiutare e di entrare a Sanpa. In comunità conobbe un ragazzo, che ora ama e con il quale ha un figlio. È stato un progetto molto utile per imparare a non cadere in certe trappole e non cedere alle tentazioni devianti. Ha favorito connessioni interpersonali, stimolato creatività.
In occasione della Giornata della Memoria, il 27 gennaio, alcune classi si sono recate al cinema Gambrinus di Pennabilli per la proiezione del film ‘Il dono più prezioso’, diretto da Michel Hazanavicius. Nella neve della Seconda Guerra Mondiale, due poveri boscaioli polacchi vedono la loro vita mutare quando la donna trova una neonata, lanciata dal padre da un treno diretto verso Auschwitz nel disperato tentativo di salvarla. Tra gelo, fame e oscurità, la coppia cresce e custodisce la bambina. A fine proiezione, l’intervista al regista ci ha offerto ulteriori spunti di riflessione: anche oggi, in un mondo attraversato da conflitti e discriminazioni, la responsabilità individuale e la scelta di accogliere l’altro restano gesti decisivi. Il dono più prezioso: l’umanità.