ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Manzoni di Reggio Emilia (RE) - 1D, 2B, 3C

Petali di speranza tra le macerie. Storia di una fioraia a Sarajevo

La scuola media Alessandro Manzoni di Reggio ha approfondito il libro dell’inviato Mario Boccia «Se non lasci alla guerra il potere di cambiarti, allora hai vinto. La bellezza resiste sempre»

In questi giorni in classe abbiamo affrontato e approfondito la storia dell’albo illustrato ‘La Fioraia di Sarajevo’, raccontata dall’inviato di guerra Mario Boccia e illustrata da Sonia Maria Luce Possentini. Boccia scrive della tragica guerra scoppiata in Bosnia ed Erzegovina e combattuta tra il primo marzo 1992 e il 14 dicembre 1995. E dell’assedio della città di Sarajevo.

Questo albo illustra in particolare la storia di un incontro che è stato vissuto dal fotografo in mezzo alle rovine e alle tragiche conseguenze di questo conflitto che ha messo in ginocchio la città. Durante il suo percorso si imbatte in un mercato dove incontra una signora di una certa età che di mestiere fa la fioraia, da cui imparerà lezioni di vita importanti che non scorderà mai.

Nel libro viene raccontata una amicizia reale e una scelta: mentre la guerra distrugge la città di Sarajevo, tra macerie, paura e bombardamenti, una donna continua ogni giorno a vendere fiori al mercato, prima freschi e poi di carta. Il fotografo Mario Boccia rimane colpito da quella scelta: perché vendere fiori in tempo di guerra? A cosa servono i fiori quando mancano il cibo, la sicurezza e la pace? La risposta della fioraia è semplice ma potente: i fiori servono a ricordare che la vita continua, che la bellezza esiste anche nei momenti più bui e che le persone hanno bisogno non solo di sopravvivere, ma anche di sperare. E poi lei è fioraia e quello vuole rimanere. La fioraia non vuole essere identificata con la sua etnia ma per l’appartenenza al suo paese e alla comunità dove può rimanere sé stessa.

«Se non lasci alla guerra il potere di cambiarti allora hai vinto»: è una delle frasi che ci ha colpito di più. Questo incontro diventa per il fotografo una lezione di vita fondamentale, anche dopo avere appreso della morte della fioraia, colpita da un cecchino. Attraverso le sue fotografie non vuole mostrare soltanto la guerra, ma la forza delle persone che resistono. Noi, come classe, per affrontare questa tematica abbiamo provato ad immedesimarci nella storia interpretando le persone presenti nell’albo illustrato, ricreando l’ambientazione utilizzando il kamishibai, ovvero un’antica forma di narrazione giapponese, che usa un teatro di carta nato tra gli anni ‘20 e ‘50.

Attraverso il kamishibai abbiamo cercato di far emergere non solo la paura e la tristezza, ma anche il coraggio e la forza di chi ha continuato a vivere nonostante tutto.

Metterci nei panni dei protagonisti ci ha aiutato a capire meglio le loro emozioni e a sentire più vicina la loro storia. La fioraia di Sarajevo ci ha insegnato che piccoli gesti, come vendere un fiore, possono diventare simboli di speranza e di resistenza. Non servono grandi azioni per dimostrare coraggio: a volte basta non smettere di essere sé stessi.

Andrea Barchi, Sebastiano Corradini e Simone Milano III C

 

Nella nostra città ideale desideriamo delle scuole con aule interattive e laboratori per lavorare al meglio, inoltre sarebbe utile che nei bagni delle ragazze ci fossero dispenser di assorbenti. Per muoverci meglio in città servirebbero trasporti sicuri, sostenibili e puntuali e un aumento delle piste ciclabili, infatti troppo spesso ci capita di iniziarne una e alla fine finire in strada. La città che ci piace dovrebbe essere più pulita e per incentivare i ragazzi a non inquinare si potrebbe aggiungere ai cestini della spazzatura un canestro per vincere la sfida contro la sporcizia. Infine, desidereremmo un centro storico più ricco di negozi e persone che lo frequentano: sarebbe bello organizzare attività per noi ragazzi e sagre per vivere momenti di socialità, riscoprendo tradizioni, strumenti e abiti del passato.

Andrea Becchie Matteo Riccardi II B

 

Cari lettori, oggi vi parlo de ‘La più grande’, un romanzo di formazione scritto da uno dei miei autori italiani preferiti, Davide Morosinotto, ispirato alla vera storia della piratessa Ching Shih. È un libro che mi ha colpita tantissimo perché unisce avventura ed emozioni. Quando leggo cerco sempre di apprezzare la fantasia degli scrittori, e qui ce n’è davvero tanta: nomi particolari, dialoghi vivaci. La protagonista si chiama Shi Yu.

All’inizio ha solo sei anni e lavora in una locanda a Canton, dove viene trattata male dal severo Bai Bai. La sua vita cambia quando incontra Li Wei, un ragazzo che conosce tutte le arti marziali e le insegna a combattere. Da quel momento Yu inizia un percorso di crescita incredibile. Il romanzo segue la sua vita anno dopo anno: la vediamo bambina, poi adolescente e infine adulta. Quando viene rapita dai pirati del terribile Drago d’Oro, riesce a salvarsi grazie al suo coraggio e alla sua abilità nella lotta. A diciannove anni diventa comandante di una flotta che fa tremare il Mar della Cina.

La mia citazione preferita è: «Ma è così che vanno le cose, a volte. Il futuro non si può prevedere. E il destino non ama essere controllato». Secondo me significa che non possiamo controllare tutto, ma Yu ci mostra anche che con determinazione e forza si possono superare le prove più difficili. È un libro che consiglio a tutti perché insegna a non arrendersi mai.

Livia Soncini I D

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