ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria I grado Dante Alighieri di Macerata (MC) - Redazione

Riflettori puntati sul film «Mia». Quando l’amore diventa tossico

Gli studenti analizzano una storia che racconta il nostro tempo «È una pellicola che ci ha fatto riflettere su certi atteggiamenti e sulla necessità di parlarne»

Il film «Mia», diretto da Ivan De Marco, è uscito nelle sale cinematografiche nell’aprile 2023. Affronta il tema delicato dell’amore tossico e delle relazioni manipolative nell’adolescenza. Si concentra sulla vita di Mia, interpretata da Greta Gasbarri, una quindicenne coinvolta in una relazione con un ragazzo più grande, che si rivela possessivo e morboso, e sull’impatto devastante che questo ha sulla sua famiglia, in particolare sul padre Sergio, interpretato da Edoardo Leo.

Viene anche trattato il tema della violenza sessuale. Il film ha ricevuto recensioni positive perché toccante emotivamente ed è attuale.

La narrazione comincia mostrando la vita quotidiana di Mia: le amicizie, la famiglia, la scuola, la pallavolo. Un giorno incontra Marco, un ragazzo che ha terminato da poco le superiori nella sua stessa scuola, ed iniziano a parlare. Il giorno dopo lui le offre un passaggio in moto, da quel momento cominciano a frequentarsi. Lei si innamora perdutamente, pensando che la cosa fosse corrisposta. Marco è molto attento verso Mia, atteggiamento che lei vede come una cosa positiva e un gesto d’affetto, mentre il padre capisce subito che c’è qualcosa di strano. Il ragazzo inizia a imporle divieti, come ad esempio non truccarsi o non mettersi determinati vestiti in sua assenza, e la esclude dal suo gruppo di amiche. Cominciano ad esserci varie tensioni in famiglia, dovute ad una festa a cui la ragazza è stata obbligata a non partecipare, e i genitori le ritirano il telefono nel giorno del compleanno di Marco.

Così Mia prepara uno zaino e decide di andare dal ragazzo, per paura che lui si arrabbi con lei, non avendo festeggiato insieme. I due bevono molto e hanno un rapporto sessuale, contro la volontà di Mia. I genitori, preoccupati, iniziano a cercarla e finalmente la trovano dal benzinaio vicino casa di Marco. Per tutta la giornata seguente la ragazza resta chiusa in camera, senza parlare con nessuno, ma in seguito alla diffusione di alcune foto scattate di nascosto durante l’atto, decide di compiere un gesto estremo. Il film ci ha fatto riflettere su come questi atteggiamenti siano sempre più diffusi tra gli adolescenti e bisogna fermarli subito, ma soprattutto avere il coraggio di parlarne con qualcuno.

Ci ha toccato nel profondo e ci ha sensibilizzato su questi argomenti importanti. Lo consigliamo molto come un film da mostrare nelle scuole, per rendere i ragazzi più consapevoli.

Il film “Mia” di Ivan De Marco non è solo una narrazione cinematografica, ma uno specchio doloroso e necessario di una realtà fin troppo diffusa tra gli adolescenti. Attraverso la storia di Mia e Marco, la pellicola smonta pezzo per pezzo la retorica dell’amore romantico per rivelare i meccanismi insidiosi della violenza di genere, che spesso inizia molto prima di un atto fisico.

 

La diffusione delle foto intime scattate di nascosto rappresenta l’apice della violenza moderna. Il «revenge porn« (o meglio, la condivisione non consensuale di materiale intimo) è una forma di violenza devastante, specificamente mirata a distruggere la reputazione sociale della vittima. In un’età in cui l’immagine sociale è tutto, questo atto è una condanna a morte civile. È una violenza che non finisce con l’atto in sé, ma che potenzialmente continua all’infinito nel mondo digitale, esponendo la vittima a un giudizio pubblico spietato (victim blaming). Il gesto estremo di Mia è la tragica conseguenza di questa violenza insopportabile, che la fa sentire sporca e senza via d’uscita.

Infine, il film riflette sulla difficoltà di intervento. Mostra come la violenza isoli non solo la vittima, ma anche chi cerca di aiutarla. Questa storia sottolinea l’urgenza di un’educazione affettiva e sentimentale nelle scuole. «Mia» è un film che urla la necessità di rompere il silenzio, di insegnare alle ragazze che il loro valore non dipende dall’approvazione di un partner, e ai ragazzi che il rispetto è la base imprescindibile di ogni relazione.

 

La rappresentazione della fase iniziale della relazione è terrificante.

Marco non si presenta immediatamente come un «mostro». All’inizio è attento, presente, forse troppo. Questo è il primo campanello d’allarme che il film evidenzia: il cosiddetto «love bombing». La violenza inizia qui, mascherata da cura. Le attenzioni di Marco si trasformano rapidamente in controllo: i divieti sul trucco, l’abbigliamento, le uscite.

La riflessione cruciale è su come la violenza psicologica operi per sottrazione: sottrae la vittima alla sua rete sociale (le amiche), sottrae la sua identità e la sua autonomia decisionale. Mia viene isolata affinché l’unica voce che sente sia quella del suo manipolatore. È una forma di violenza che erode l’autostima e rende la vittima dipendente dal carnefice, rendendo difficilissimo chiedere aiuto. Poi il film affronta con coraggio un tabù ancora forte: la violenza sessuale all’interno di una relazione di coppia (o frequentazione). La scena del rapporto non consensuale dopo che i due hanno bevuto molto è fondamentale per ridefinire il concetto di consenso. Il film ci obbliga a riflettere sul fatto che il consenso non è un “bonus” acquisito una volta per tutte all’inizio di una relazione, ma deve essere continuo, libero e consapevole.  

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