Eleonora e la tragedia di Crans. «La vita va sempre onorata»
Intervista alla ragazza sopravvissuta al rogo di Capodanno «Le ferite fisiche bruciano, ma il ricordo di quella sera è un dolore che non si cura con le bende»
La paura e il dolore per i fatti di Crans Montana hanno bussato alle porte della nostra scuola. Camilla, nostra compagna di classe, è la sorella di Eleonora Palmieri, rimasta ferita quella tragica notte. Tutta la scuola Santa Filomena si è unita intorno alla famiglia di Eleonora e oggi gioisce per ogni suo progresso.
Proprio a lei abbiamo rivolto alcune domande.
Fanno più male le ferite o il ricordo di quella sera? «È un dolore che viaggia su due binari. Le ferite fisiche bruciano, pretendono attenzione e mi ricordano che il mio corpo sta combattendo una battaglia. Ma il ricordo di quella sera è un dolore sordo, che non si cura con le bende. Mi fa male l’impotenza che ho provato, il pensiero di ciò che stavamo per perdere e il vuoto per chi non ce l’ha fatta. Le ferite guariranno, ma il ricordo richiede una cura diversa: pazienza e coraggio di andare avanti senza dimenticare».
Cosa ha provato durante quella notte? «Un senso di soffocamento non solo per il fumo, ma per la consapevolezza di essere in trappola. Sono stati attimi di buio totale, il momento dove la vita ha di colpo interrotto i sorrisi di prima. Ricordo la sensazione di essere divisa da Filippo e il pensiero fisso che lui dovesse essere al sicuro. È stato un inferno di calore e paura, ma anche il momento in cui ho capito quanto fosse profondo il mio desiderio di restare attaccata alla vita. Quegli attimi mi hanno cambiata per sempre, togliendomi la spensieratezza ma dandomi una forza che non sapevo di avere».
Com’è stato il risveglio? «È stato lento, come riemergere dall’acqua profonda. Non sapevo dov’ero e quanto tempo fosse passato. Quando ho messo a fuoco i volti di tutti i miei cari ho provato sollievo. È stato un momento di tenerezza infinita in mezzo a tanta durezza mentre la realtà tornava a galla. Mi hanno raccontato cosa fosse successo e mi hanno dato il coraggio di accettarlo».
Cosa ha imparato da ciò che è accaduto? «La lezione più grande è che la vita è un dono fragile, può cambiare o spezzarsi in un battito di ciglia.
Ho imparato che non dobbiamo rimandare la gioia, né dare per scontata una serata serena o un abbraccio. Onorare la vita significa non sprecare nemmeno un respiro, vivere con gratitudine anche i giorni difficili e trasformare le cicatrici nella mappa del proprio coraggio.
Se sono qui, è perché ho ancora tanto amore da dare e tanta vita da ricevere».
A noi non interessa assegnare colpe ma abbracciare il dolore di Eleonora e quello di tutti gli altri.
Delia Bucci, Sofia Franca, Rebecca Riggio, Indira Emendatori classe III
Che bello il carnevale! I dolci, le maschere e molto altro. Ma quali sono le sue origini? Se ne sente parlare nel 1094, quando il doge San Vitale lo nomina in un documento, ma viene ufficializzato solo nel 1294. Il suo nome deriva dal latino: carnem levare e significa togliere la carne. Quelli erano gli ultimi giorni dove si potevano fare eccessi, perché poi cominciava la Quaresima.
Noi italiani amiamo questa festa e ogni anno a Venezia, Viareggio e un po’ in tutto il Bel Paese lo dimostrano carri meravigliosi, costumi sfavillanti e dolci a volontà. Questa festa è acclamata anche nella nostra scuola: ogni anno vengono premiati i migliori costumi e la coreografia più bella. All’annuale appuntamento si canta, si mangia e si balla: ogni classe si esibisce in maschera e primi fra tutti i nostri prof. Quest’anno hanno vinto le classi I A e III A.
Giulio Guidi III A, Elena Corbelli classe I A
Il 27 gennaio e il 10 febbraio gli studenti della scuola Santa Filomena hanno celebrato i giorni della Memoria e del Ricordo, per non dimenticare quello che successe durante e dopo la Seconda Guerra mondiale. In quel gelido gennaio del ‘45 i sovietici entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau e liberarono gli ebrei sopravvissuti al terribile sterminio operato da Hitler, che aveva messo in atto il loro massacro.
Due anni dopo, con il Trattato di Pace di Parigi, vennero ceduti alla Jugoslavia alcuni territori italiani e avvenne l’esodo giuliano-dalmata in seguito all’efferato crimine delle foibe, commesso dal generale Tito, che ha precipitato nelle cavità naturali, che raggiungono profondità molto elevate, migliaia di persone che si opponevano al regime. Le morti di 6 milioni di ebrei e di circa 20mila foibati segnano il destino di tanti esseri umani e, come ci ricordano le parole di Benedetto XVI, «scuotono la nostra memoria e il nostro cuore». Non vogliono certo suscitare in noi sentimenti di odio, ma dimostrarci che cosa l’odio può provocare e infonderci il coraggio di resistere al male e di fare il bene. Se dovessimo rispettare un minuto di silenzio per ognuno di questi delitti compiuti, dovremmo tacere per più di undici anni, ma noi non vogliamo stare zitti: vogliamo rendere migliore questo nostro mondo e proteggerlo da disgrazie come queste.
Adele Vichi, Aurora Gianni, Ofelia Tordi, Lavinia Tebaldi, Maddalena Bonetti classe I Samuele Andreatini classe III