La parità di genere nella storia. Dal Medioevo all’Agenda 2030
La scuola media Papa Giovanni XXIII di Castellarano e le donne che hanno lasciato il segno Dalla scrittrice Christine de Pizan all’avvocata Lidia Poët fino alla pattinatrice Lara Naki Gutmann
L’obiettivo 5 dell’agenda 2030 mira a raggiungere l’uguaglianza di genere. Ci siamo chiesti a che punto siamo. Abbiamo cercato di rispondere in classe a questa annosa domanda e riteniamo che la parità di genere, nel vero senso della parola, non sia mai esistita. Infatti, oggi si parla ancora di misoginia: l’odio immotivato verso le donne, che può essere esplicita e deliberata, violenta o sottile, oppure annidarsi nel quotidiano in apparenti gesti innocui. Come l’interrompere una donna in una riunione o fare uso di frasi denigratorie ormai diventate luoghi comuni: «corri come una bambina» o «le donne in cucina». Spostandoci nel Medioevo, siamo partiti dall’analisi di un personaggio storico come Christine de Pizan, la prima scrittrice donna, nata a Venezia nel 1364. Trasferitasi, insieme al padre medico e astrologo, alla corte del re francese Carlo V, ebbe libero accesso all’immenso patrimonio culturale della biblioteca del Louvre. Fu proprio il padre ad introdurla alla cultura. Un padre fuori regola per quei tempi, che le permise un’istruzione al pari dei fratelli maschi.
Christine pubblica nel 1404 la sua opera più famosa «La città delle dame», spingendo così le donne del tempo a uscire dalla loro condizione di inferiorità. Il secondo personaggio è Lidia Poët, nata nel 1855.
Lei è ricordata come la prima avvocata in Italia. Lidia, dopo essersi laureata in giurisprudenza nel 1881, si iscrisse nel 1883 all’Ordine degli Avvocati di Torino, ma le fu negato il diritto di esercitare la professione, perché all’epoca si riteneva che alcuni ruoli, come l’avvocato appunto, fossero riservati solo agli uomini.
Nonostante la sua esclusione, lei continuò a lavorare nello studio del fratello e ad impegnarsi nella difesa dei diritti delle donne e dei più deboli. Solo nel 1920, dopo anni di battaglie, le fu riconosciuto il diritto di esercitare ufficialmente la professione forense. La sua storia, per noi, è stata simbolo di coraggio, determinazione e lotta per l’uguaglianza. Poi arriviamo a una tappa storica più recente e nota: il 2 giugno 1946, quando per la prima volta le donne vengono chiamate alle urne. Una grande conquista dopo secoli di lotte per la parità. Non meno rilevante è il referendum abrogativo del 1974, dove vie-ne introdotto l’istituto del divorzio, previsto dalla legge del primo dicembre 1970.
Provvedimento che ha sancito la parità dei diritti e dei doveri all’interno della coppia e la potestà (oggi convertita in responsabilità) genitoriale condivisa. In conclusione, oggi abbiamo ancora tanta strada da fare per soddisfare l’obiettivo 5, ma vorremmo terminare questo articolo celebrando la medaglia di bronzo alle Olimpiadi 2026 della pattinatrice artistica Lara Naki Gutmann, che ha gareggiato sulle note della colonna sonora del film sulla vita di Lidia Poët, una performance che ha simboleggiato libertà ed eleganza.
L’Iliade è un poema epico attribuito a Omero, in cui si affrontano tematiche come guerra, amore e vergogna. A colpirci è stata soprattutto quest’ultima.
Nella società moderna così come in quella omerica la vergogna è uno stato d’animo che serve anche a regolare il comportamento umano. Nel poema però gli eroi agiscono per non disattendere le aspettative della società e per non essere ricoperti di vergogna. A chiarire questo concetto è l’episodio in cui Andromaca, moglie di Ettore, implora il marito di non correre troppi rischi in battaglia. Ettore però, per non essere ricoperto da vergogna, non rinuncia a combattere. La vergogna del tempo di Omero è distante dalla nostra mentalità. Oggi infatti si ha più modo di affermare la propria identità, tuttavia lo sguardo altrui influenza ancora il singolo, soprattutto in quelle situazioni in cui la risonanza può essere mondiale. Online si cerca di offrire la versione migliore di sé, ma la reazione sociale può essere molto diversa: se si riesce a emergere ci si può affermare come modelli da seguire, ma se gli altri non percepiscono la nostra immagine come vorremmo, le conseguenze possono portare a un profondo senso di vergogna. Molto spesso si rischia di diventare anche vittime di cyberbulli, che sono solo alcuni tra i soggetti che animano una società vasta che non condivide i nostri stessi valori, ma è capace di mettere in discussione la nostra vita.
L’antico mito greco in cui Zeus rapisce la principessa fenicia Europa e la porta a Creta, scena raffigurata anche sulla moneta greca da due euro, ci svela che il nostro continente nasce da una storia d’amore e di pace, valori di cui dovremmo ricordarci di fronte a tante guerre e conflitti. La storia è metafora di un ‘ponte’ tra popoli orientali e occidentali, collegando il mondo greco con quello fenicio. Noi europei abbiamo origini lontane e allora come oggi i popoli emigravano per cercare condizioni migliori. Infatti il rapimento è una metafora che riporta a questo. Grazie a questo mito riscopriamo la nostra identità e riflettiamo su quanto le migrazioni abbiano portato alla nascita dei popoli: spesso le persone disprezzano e temono i migranti, ma dobbiamo pensare che tutti veniamo da terre lontane.