ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

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IC Lucatelli di Tolentino (MC) - Redazione

Alla scoperta delle nostre radici. La saggezza nei proverbi dialettali

"I nonni ci hanno detto che è un modo di esprimersi Certe parole e anche i modi di dire sono un patrimonio da conservare perché raccontano chi siamo"

Abbiamo scoperto che anche il dialetto marchigiano deriva dal latino, proprio come l’italiano. Però nel tempo ha preso caratteristiche particolari.

Per esempio, in alcune zone delle Marche si dice «lu» invece di «il», si utilizza la R al posto della L, ad esempio “Arzate“ per dire alzati e il suono della G si pronuncia dolce come J.

Il marchigiano cambia anche da provincia a provincia: quello di Ancona non è uguale a quello di Macerata o di Ascoli e ci sono forti differenze anche tra paesi che distano pochi chilometri. Questo succede perché, nel passato, le città erano spesso separate e le persone viaggiavano meno di oggi.

Secondo noi è importante conoscere il dialetto, perché fa parte della nostra storia e delle nostre tradizioni. Anche se a scuola parliamo italiano, il dialetto ci ricorda le nostre radici. Per capire meglio quanto sia prezioso, abbiamo fatto alcune domande ai nostri nonni e abbiamo scoperto cose davvero interessanti.

Alla domanda: «Nonno/a, quando eri piccolo parlavi sempre in dialetto o anche in italiano?» quasi tutti ci hanno risposto che da piccoli parlavano soprattutto in dialetto. L’italiano lo imparavano bene solo a scuola. In casa, in strada e nei giochi con gli amici si usava il dialetto, perché era la lingua di tutti i giorni.

Abbiamo poi chiesto quali parole usassero più spesso. Ci hanno raccontato tante parole semplici, legate alla vita quotidiana, alla campagna, agli animali, al cibo e agli oggetti di casa. Alcune di queste parole oggi si sentono raramente, perché sono cambiate le abitudini e anche il modo di vivere.

Alla domanda se ci siano parole che non si usano più, i nonni hanno risposto che molti termini antichi sono scomparsi, soprattutto quelli legati ai mestieri di una volta. Con il tempo, alcune parole sono state sostituite dall’italiano o da parole moderne. Qualche esempio? Perticara: L’aratro.

Virocciu: Carro agricolo a due ruote.

Maraccio: La roncola, usata per potare.

Un aspetto interessante riguarda la scuola: quasi tutti ci hanno detto che in classe si doveva parlare solo in italiano. In alcuni casi, parlare in dialetto era addirittura proibito, perché si pensava che fosse meno importante. Questo ha fatto sì che molti bambini imparassero a distinguere bene i due modi di parlare: dialetto a casa, italiano a scuola.

Molti nonni ricordano proverbi e modi di dire marchigiani che contengono insegnamenti utili. Queste frasi brevi venivano usate per dare consigli, spiegare una situazione o insegnare qualcosa ai più giovani. I proverbi facevano parte della saggezza popolare e spesso venivano ripetuti nelle conversazioni quotidiane. Ne riportiamo alcuni: Chi vo’ magnà, a da faticà. Chi vuole mangiare deve lavorare: nulla si ottiene senza impegno.

Meglio prevenì che curà. È meglio evitare i problemi piuttosto che doverli risolvere dopo. Amicu de tutti, amicu de nisciù.

Non si può essere veramente amici di tutti.

Mejo ‘na parola in meno che ‘na de troppo. È meglio tacere che dire qualcosa di cui ci si potrebbe pentire.

Quanno la pioe, quanno la secca, ‘n gorbu a quanno ce se zzecca! Tra pioggia e siccità, è tutta una questione de fortuna.

Chi magna da sulu se strozza! È meglio condividere e stare insieme agli altri, perché così si vive meglio.

Parla come magni! Parla in modo semplice e comprensibile, senza usare parole complicate. Riflette un valore molto apprezzato: la genuinità, proprio come il cibo «semplice ma buono».

Infine, abbiamo chiesto: «Secondo te è importante non dimenticare il dialetto? Perché?». Tutti hanno risposto che è importante, perché il dialetto racconta chi siamo e da dove veniamo. Non significa sostituire l’italiano, ma conservare una parte della nostra identità.

Secondo molti nonni, il dialetto è cambiato nel tempo. Quando erano giovani era molto più diffuso e veniva usato quasi sempre nella vita quotidiana. Oggi, invece, si parla più spesso in italiano e il dialetto viene utilizzato soprattutto dagli anziani o nelle conversazioni familiari.

Nonostante questo, molti nonni continuano ancora a usare alcune parole dialettali, soprattutto quando parlano tra loro o quando vogliono esprimere qualcosa in modo più spontaneo.

Questo lavoro ci ha dimostrato quanto sia importante ascoltare le storie dei nonni. Attraverso le loro parole possiamo conoscere meglio il passato, capire come si viveva e mantenere viva una parte importante della cultura locale.

Il dialetto marchigiano non è solo un modo di parlare: è un patrimonio di ricordi, tradizioni e identità che merita di essere conosciuto e ricordato anche dalle nuove generazioni.

Conoscerlo e non dimenticarlo è un modo per rispettare il passato e mantenere un legame forte con le nostre radici.

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