’Voci e suoni da un’avventura’, gli studenti così vivono il teatro
Protagonisti sono stati gli alunni della scuola secondaria di I grado Tasso (istituto comprensivo Govoni) Sono stati impegnati nella messa in scena dello spettacolo liberamente ispirato alla figura di Odisseo
Ecco una bella pagina degli studenti della scuola secondaria di I grado Tasso, dell’Istituto comprensivo Govoni. Il comprensivo è guidato dalla dirigente scolastica Anna Tataranni. Andiamo a leggere. E, come sempre, che viva il migliore.
Nei giorni scorsi, in occasione della giornata mondiale del teatro e della giornata nazionale del teatro e danza in carcere, la casa di reclusione femminile di Giudecca ha ospitato un’esperienza che va ben oltre la dimensione artistica, configurandosi come un autentico dispositivo pedagogico di trasformazione individuale e collettiva.
Protagonisti dell’iniziativa sono stati gli studenti della scuola secondaria di I grado Tasso dell’Istituto Comprensivo Govoni di Ferrara, impegnati nella messa in scena dello spettacolo ’Voci e suoni da un’avventura leggendaria’, liberamente ispirato alla figura di Odisseo. La regia è stata affidata a Michalis Traitsis, che da anni opera nell’ambito del teatro sociale con la compagnia Balamòs Teatro, promuovendo percorsi in cui la pratica teatrale si intreccia con processi educativi e inclusivi.
L’evento si inserisce nel quadro delle iniziative coordinate dal coordinamento nazionale teatro in carcere, in collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, e sostenute anche attraverso fondi Pon, nell’ambito del progetto ’Connessioni solidali – Digital & Intercultural Service Learning’. Un progetto che interpreta in chiave operativa i paradigmi della cittadinanza globale e dell’educazione interculturale, traducendoli in esperienze concrete di apprendimento situato.
«Ciò che si è realizzato nella giornata veneziana è stato, a tutti gli effetti, un laboratorio di umanità condivisa. Il teatro ha agito come spazio liminale, capace di sospendere ruoli e identità precostituite, favorendo l’incontro tra mondi apparentemente distanti: quello degli adolescenti e quello delle donne detenute. In questo contesto, la dimensione estetica si è intrecciata con quella etica, generando un processo di riconoscimento reciproco. Gli studenti hanno mostrato una maturità sorprendente, riuscendo a instaurare relazioni autentiche, fatte di sguardi, gesti e silenzi significativi.
Hanno saputo leggere le emozioni delle detenute, accoglierle e restituirle attraverso il linguaggio simbolico del teatro. Parallelamente, le donne presenti hanno partecipato con intensità emotiva, lasciandosi coinvolgere in un’esperienza che ha aperto spazi di risonanza interiore e di narrazione condivisa.
Il valore educativo di questa esperienza risiede proprio nella sua natura esperienziale e trasformativa.
Non si tratta soltanto di “fare teatro”, ma di abitare un processo in cui apprendimento, empatia e responsabilità si cocostruiscono. In termini pedagogici, si configura come un esempio emblematico di Service Learning, in cui l’azione solidale si integra con gli obiettivi formativi, producendo competenze cognitive, sociali ed emotive. Il teatro, in questo scenario, si conferma dispositivo privilegiato di educazione alla cittadinanza attiva: uno strumento capace di generare consapevolezza critica, promuovere inclusione e restituire senso all’agire educativo.
Esso consente di esplorare la complessità dell’umano, di attraversare il limite e di trasformarlo in possibilità. In un tempo storico segnato da frammentazioni e distanze, esperienze come questa indicano una direzione chiara: l’educazione non può prescindere dall’incontro. E il teatro, quando si fa spazio di relazione autentica, diventa ponte, occasione e promessa di cambiamento.