Dallo sport una lezione per la vita. «Credete in voi e lottate sempre»
Il nipote intervista Cervigni, grande corridore degli anni Settanta «Un incidente mi ha impedito di andare alle Olimpiadi, ma non mi sono arreso e ho ripreso l’attività»
Due chiacchiere con il treiese Alessandro Cervigni, grande corridore italiano degli anni Settanta, per ricostruire in un’appassionante intervista la carriera.
Cervigni, avrebbe mai pensato di diventare uno sportivo? «No, e, ancor meno, di diventare importante».
Come ha iniziato la carriera, se non c’era un desiderio di fondo? «Per caso. Non andavo bene a scuola ma il professore di ginnastica mi disse che, se avessi vinto le regionali, mi avrebbe aiutato a superare gli esami».
Quando ha iniziato ad allenarsi seriamente? «Sotto il militare. Partii da Macerata alle 6 per arrivare a Civitavecchia alle 18.30, quando tutti i militari erano già in libera uscita. Io, tuttavia, dovetti andare a registrarmi in caserma dove trovai l’ufficiale a cui diedi anche il mio tesserino d’atletica. Poi andai a dormire, la mattina venni buttato giù dal letto da un sottufficiale. Mi arrabbiai e, incosciente di cosa stavo facendo, lo sbattei contro il muro e mi disse che non l’avrei passata liscia. I compagni mi fecero rendere conto delle possibili conseguenze. Forse, mi dissero che mi avrebbero dato la camera di punizione di rigore (Cpr). Ero stato convocato dal capitano. Subito fui invaso da una forte paura nel conoscere quel siciliano che mi scrutava. Mi disse: «Accidenti, e lei sarebbe Cervigni?» «Beh… sì». Cominciò un colloquio serrato: Il capitano scoprì che praticavo atletica. Mi chiese la specialità e, preso dall’agitazione, esagerai dicendo di correre i 3000 metri con un buon tempo, anche se non era vero. Lui confrontò la mia prestazione con quella del sergente maggiore e decise di mettermi alla prova: dopo 15 giorni avrei partecipato a una gara su un percorso militare e avrei dovuto vincere per evitare conseguenze gravi. Rimango spiazzato e preoccupato, non sapevo come allenarmi in così poco tempo. A questo punto diede l’ordine di farmi accompagnare a Civitavecchia per far sì che mi procurassi il necessario per allenarmi. Mi venne assegnata una stanza singola e, oltre ad allenarmi tutti i giorni, mi attribuirono la stessa dieta degli ufficiali, per essere alla pari dello sfidante.
Il giorno della gara mi fu presentato il sergente maggiore che sapevo essere tosto. Alla fine riuscii a superarlo in volata vincendo la mia prima corsa significativa».
Oltre alla prima esperienza significativa, ce n’è qualche altra che le è rimasta impressa? «Assolutamente, le tante marce lunghe che si tenevano ogni domenica in un paese diverso e che vincevo con semplicità. Anche la Roma-Ostia è tra queste, e non solo stracciai il tempo dell’atleta dell’anno prima, ma mi guadagnai la possibilità di partecipare alle Olimpiadi che mi fu privata da un incidente stradale».
Dopo ha abbandonato la corsa? «No, dopo essere stato operato al ginocchio mi sono rimesso in forma e ho allenato. Ero riuscito a tornare ai miei livelli, andato ad allenarmi assieme a un mio allievo in una pista in pendenza sulle curve, mi sforzai al massimo. Ma si era infiammato il nervo sciatico e questo fece concludere la carriera.
Però mi accorsi nel 1990, che la bici non mi dava dolore alla gamba.
Passai dalla corsa al ciclismo, in cui non ebbi un grande successo, seppur vincessi abbastanza spesso le gare amatoriali».
Nonno, vorresti aggiungere qualcosa che vorresti venisse pubblicata? «Un messaggio ai ragazzi: non è importante da dove partite, ma come scegliete di affrontare le occasioni che la vita vi mette davanti. Io ho trasformato una difficoltà in un’opportunità, impegnandomi fino in fondo anche quando avevo paura e non mi sentivo all’altezza. Lo sport mi ha insegnato che i risultati arrivano con sacrificio, costanza e coraggio, ma pure che le sconfitte, gli imprevisti e gli incidenti fanno parte del percorso e non devono fermarvi. A volte la strada cambia, come è successo a me, ma questo non significa che tutto sia perduto. Quello che conta è non smettere mai di provarci, credere nelle proprie possibilità e avere la forza di rialzarsi ogni volta».
Angelo Quattrini 1ª C
Durante la settimana culturale, i ragazzi delle prime medie hanno incontrato gli anziani della comunità montefanese. Le voci dei più grandi, intrecciate alla curiosità dei più giovani, hanno dato vita a un momento di condivisione autentica, in cui storie, esperienze e tradizioni hanno trovato nuovo spazio per essere ascoltate e custodite. I ragazzi sono arrivati davanti alla Casa delle associazioni; una responsabile dell’Avulss li ha condotti verso la calorosa accoglienza degli anziani che, con entusiasmo, hanno risposto alle numerose domande che sono state rivolte loro: « Da giovani come vivevate? Come festeggiavate il Carnevale? Aiutavate i genitori in casa? Cosa mangiavate?» Dalle risposte è emerso che un tempo esisteva un forte senso di comunità e di aggregazione; si ritrovavano spesso per giocare e divertirsi all’aperto; non esisteva il cosiddetto jamfood, ma ci si cibava di alimenti sani e non processati.
Inoltre, i rapporti umani erano al centro delle relazioni e l’aiuto reciproco era alla base della loro quotidianità. I litigi esistevano, ma non erano violenti a tal punto da nuocere all’altro: terminava tutto con uno spintone e una caduta a terra, non era necessario andare oltre, era sufficiente rialzarsi e darsi una spolverata.
Dopo queste riflessioni sul passato, tutti insieme si sono cimentati nella realizzazione di un’attività creativa e divertente. Gli alunni hanno fatto da maestri agli anziani, insegnando loro a creare meravigliose ninfee di carta colorata, dando vita a una specie di stagno decorato e fantasioso. Una entusiasta, ha esclamato: »Adesso qui ci potrò mettere i cioccolatini per i nipoti!». Per ringraziarci della visita, ci hanno regalato delle penne colorate e un segnalibro dell’Avulss con tante frasi significative. La bellissima mattinata, passata tutti insieme, è finita troppo presto, ma gli alunni sono tornati a scuola con il sorriso e carichi di un bagaglio speciale.
Elena Vescovo IIIC Giorgia Pomi IC Giulia Papa IC