ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado G. Marconi di Casalecchio di Reno (BO) - 1A, 2A, 2B, 2C, 2E, 3B, 3C

Una vita per salvare gli altri. «Ma non mi sento un’eroina»

Le emozioni di chi solca il mare nelle parole di una capo missione di SOS Mediterranea L’attivista Vanessa Guidi si è raccontata agli studenti delle medie Marconi di Casalecchio

Avete mai pensato che il vostro destino possa essere portato via dalle onde? Oppure essere cambiato per sempre da chi vi salva dal Mediterraneo, tristemente conosciuto come ’Il cimitero d’Europa’? Il 16 aprile abbiamo avuto l’incredibile opportunità di intervistare l’attivista di SOS Mediterranea Vanessa Guidi, dottoressa di pronto intervento, capo missione ed ex presidente dell’associazione che si occupa di salvare persone nel Mediterraneo centrale.

Come ci si sente a salvare una vita? «Non mi sento un’eroina, ma in quegli attimi si prova una sensazione molto forte, mista a paura, tensione e rabbia verso chi rimane indifferente di fronte a questa grande sofferenza. Allo stesso tempo è meraviglioso vedere le persone finalmente al sicuro sulla barca, facendo loro sapere che il pericolo non esiste più. A volte è capitato di arrivare troppo tardi e vedere la brutalità davanti agli occhi e pensare: se fossimo partiti qualche ora prima i libici non avrebbero catturato i naufraghi scappati e il loro destino sarebbe potuto cambiare per sempre».

Come gestisce dal lato emotivo ciò che vede a ogni missione? «Tutti gli attivisti di Mediterranea hanno a disposizione uno psicologo che li aiuta a superare le situazioni e le emozioni più difficili da gestire, partecipando a una seduta sia prima che dopo la missione riescono ad affrontarla in modo più oggettivo. Si cerca sempre di rimanere professionali anche in situazioni di disagio: solo una voltami sono lasciata andare e ho provato sentimenti indimenticabili verso un ragazzino di nome Ahmed.

Tutt’oggi ho ricevuto informazioni sul suo conto e lo ricordo ancora con una lacrima di gioia a solcare il mio volto».

Si è mai pentita di aver intrapreso questo cammino? «Mai. Nel mio piccolo voglio far sentire la mia voce di fronte a una delle tante ingiustizie del mondo.

Inoltre, questo tema mi smuove da prima che entrassi nel team di Mediterranea, e il farne parte ha soddisfatto il mio bisogno di fare del bene».

Un esempio di queste ingiustizie? «La prima e unica vera nave di soccorso italiana era la Mare Jonio che, però, a causa di molte multe e sanzioni per via delle leggi anti immigrazione italiane è stata definitivamente ritirata nel 2024 e sostituita dalla nave Mediterranea e da una di supporto, a vela, tedesca in quanto per le leggi italiane è illegale salvare i naufraghi in quanto considerata un’agevolazione dell’immigrazione clandestina».

Alice Grandi 3B, Emma Borgatti 2C,Elena Lolli 2C,Aisha Nala Sow 2C,Alice Calzolari 2C,Stella Chiapperino 2C,Nilva Monte 1A,Anna Clorinda Ianelli 1A

 

Sos Mediterranea è un progetto di salvataggio, soccorso e ricerca svolto principalmente nelle acque del Mar Mediteraneo centrale. Il nome descrive perfettamente il compito di questo progetto.

Infatti ’SOS’ è il segnale internazionale di pericolo introdotto nel 1908 basato sul codice Morse (tre punti, tre linee, tre punti) per la sua estrema semplicità di trasmissione e riconoscimento. Non è un acronimo, sebbene comunemente associato a ’Save Our Souls’ (salvate le nostre anime). L’Ong Mediterranea Saving Humans è nata intorno al 2018 con delle navi proprie, per salvare migranti in pericolo, in collaborazione con MSF (Medici senza frontiere) che garantisce cibo, assistenza psicologica e cure mediche immediate a bordo delle navi.

SOS Mediterranea organizza incontri con le scuole nei quali si parla di come funziona il programma, vengono mostrati dei video delle attività in mare, sono lette delle pagine di libro riguardanti il progetto e persino mostrati i passaporti dei diversi Paesi.

L’esperta che è venuta nella nostra scuola ha ribadito che tutti gli attivisti di Mediterranea fanno delle simulazioni di salvataggio per poi arrivare pronti a una missione vera e propria. Partono dalla nave madre nella quale il capo missione ha il compito di tenere d’occhio gli eventuali pericoli: come l’arrivo di una tempesta o l’avvistamento di una motovedetta libica tenendo contemporaneamente in comunicazione entrambi i gommoni e anche le persone che restano a terra. Quando giungono sul luogo del naufragio, ognuno ha il proprio ruolo che deve rispettare per portare l’operazione di soccorso a termine.

Dal 2018 ad oggi sono state soccorse 42.000 persone. Questo è stato possibile grazie al raddoppio della flotta nel corso del 2025, introducendo una nuova nave, battezzata anch’essa ’Mediterranea’, che affianca e in parte sostituisce la storica Mare Jonio nel Mediterraneo centrale.

Mariapia Infantile 2C, Frida Venturi 2C, Herrera Aeyana 3C, Sara Vecchia 2A, Mae Colazzo 2E, Eleonora Caselli 2B, Leone Castellani 1A 

 

Ahmed, un ragazzo siriano di 16 anni, è stato salvato da Mediterranea. La sua storia inizia quando, fuggendo, il suo cammino si incrocia con quello di un 33enne. Come accade in queste situazioni, i due diventano inseparabili e protettivi l’uno verso l’altro. Riescono a scappare, vengono soccorsi in mare da Mediterranea che li fa sbarcare in Italia. A Lampedusa vengono divisi in due file, una per i minorenni e una per gli adulti. A un certo punto tra i minorenni si rendono conto che mancava un ragazzo, e Vanessa Guidi, che conosceva bene la vicenda, capisce subito che si trattava di Ahmed che si era nascosto per non staccarsi dal suo amico, diventato oramai la sua famiglia. In quel momento a Guidi si sono «aperti i rubinetti». Fu l’ultima volta che lo vide, fino a poco fa. Quando il cugino di Ahmed le ha inviato una foto: Ahmed fa il pasticcere e vive in Olanda.

Leone Castellani e Agata Festi 1A, Marysol Gonzalez, Sara Morgante, Mariapaola Scaglioni 3C, Camilla Tormen 2E 

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