Quel viaggio a Valladolid. «Esperienza indimenticabile»
Lo scambio culturale con la scuola elementare della città spagnola I ragazzi sono stati una settimana all’estero scoprendo abitudini e tradizioni differenti
Uno scambio interculturale tra le scuole Maestre Pie dell’Addolorata di Rimini e la scuola elementare di Valladolid. È quello organizzato in questo anno scolastico: tra marzo e maggio, gli alunni delle Maestre Pie hanno la possibilità di trascorrere una settimana in Spagna e vivere un’esperienza di crescita, scoprendo direttamente culture e tradizioni diverse, migliorando la propria conoscenza sulle lingue straniere. Noi siamo due alunni della seconda media e avevamo già partecipato lo scorso anno a questa esperienza ma non vedevamo l’ora di poterla ripetere. Appena arrivati a Valladolid, insieme ad altri ragazzi delle Maestre Pie, siamo stati accolti con bellissimi striscioni colorati. Subito dopo i saluti e le presentazioni, ogni alunno è stato ospitato da una famiglia spagnola.
Il giorno seguente, abbiamo visitato la scuola di Valladolid e insieme ai professori ci siamo immersi nella nuova città.
Per ogni giorno della settimana sono state organizzate delle attività, grazie alle quali abbiamo potuto scoprire Valladolid e conoscere i nostri compagni spagnoli. Quelle che ci hanno colpito maggiormente sono state il corso di Flamenco, la visita alla Cisterniga, i laboratori e la giornata al Parco Nazionale. I ragazzi spagnoli ci hanno insegnato filastrocche, scioglilingua e giochi; anche noi abbiamo condiviso parole, modi di dire e canzoni nella nostra lingua. Alla fine, abbiamo imparato un sacco di cose divertendoci. Nonostante tutti gli alunni abbiano amato l’esperienza e siano stati bene, ci sono state anche delle difficoltà: per alcuni non è stato facile abituarsi a vivere in una città nuova e all’interno di una famiglia sconosciuta, con abitudini, orari e stili di vita diversi dai soliti.
Anche queste difficoltà, però, sono delle occasioni importanti di crescita, perché permettono a noi giovani di metterci in gioco, farci domande e scoprire nuovi punti di vista. Esperienze di questo tipo, infatti, sono consigliate anche dall’Unesco, perché ci insegnano a comprendere altre culture, rispettare le differenze e collaborare con gli altri, diventando così cittadini del mondo.
Anche quest’anno, la prima cosa che abbiamo detto ad amici e familiari è stata: «Non vediamo l’ora di rifare un’altra esperienza così». Intanto, ci prepariamo ad accogliere a nostra volta gli alunni spagnoli e a guidarli nella scoperta della nostra città.
Nello scorso mese di ottobre, noi alunni della scuola Maestre Pie di Rimini ci siamo recati in gita a Trieste e in Slovenia. Come abbiamo imparato, per moltissimo tempo questi territori sono stati parte dell’Impero degli Asburgo (l’Austria). Dopo la Prima Guerra Mondiale, l’Impero austriaco crollò, Trieste passò all’Italia, mentre la Slovenia si unì a croati e serbi nella Jugoslavia, per poi costituire uno stato autonomo negli anni Novanta. Il confine tra Italia e Slovenia è stato a lungo una linea che separava popoli e storie simili, ma oggi ci dimostra il contrario: esso può diventare luogo di incontro e scambio. Attraversando scenari storici e naturali segnati da questa divisione (il centro di Trieste, le colline di Caporetto, il castello di Predjama, le grotte di Postumia), ci siamo resi conto che il confine non è più una barriera, ma un punto di contatto. Questo è possibile soprattutto perché Italia e Slovenia sono membri dell’Unione Europea, in cui i confini sono più aperti e favoriscono scambi economici e sociali. Se in passato, infatti, gli spostamenti di merci e persone tra l’Italia e gli altri stati europei erano più difficili, con dazi e lunghe attese alle frontiere, oggi il confine diventa uno spazio di dialogo e collaborazione, in cui le culture si arricchiscono reciprocamente.
La curiosità è una delle forze che più hanno spinto l’umanità a evolversi nel tempo. Tra il ‘400 e il ‘500, epoca di grandissimi cambiamenti, gli esploratori europei si misero in viaggio, spinti dal desiderio di trovare nuove rotte commerciali e dal sogno di scoprire risorse preziose. Quella stessa curiosità si trasformò però presto in una conquista violenta e ingiusta.
Con l’arrivo degli europei nel continente americano, iniziarono infatti guerre e schiavitù: Maya, Aztechi e Incas furono considerati inferiori perché diversi; i loro templi vennero distrutti e i territori saccheggiati senza rispetto. Un viaggio nato dalla curiosità si trasformò in violenza. Questo episodio storico ci insegna che la sete di conoscenza, da sola, non basta. Senza responsabilità e apertura, la scoperta del nuovo può trasformarsi in prepotenza e violenza. Nessuna cultura è superiore a un’altra.