ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria I grado Sacro Cuore di Cesena (FC) - 3A

Il perdono: un gesto di coraggio. «Seminare la pace è il primo passo»

Gli studenti della scuola media Sacro Cuore hanno partecipato ad un incontro con alcuni organizzatori della mostra ‘Profezie per la pace’ proposta al Meeting di Rimini da Comunione Liberazione e Gioventù Studentesca

Quest’anno le classi terze hanno partecipato a un incontro con alcuni organizzatori della mostra ‘Profezie per la pace’, allestita al Meeting di Rimini dal 20 al 27 Agosto 2025. Sono venuti a scuola Giovanni Minghetti, insegnante del liceo scientifico Malpighi di Bologna e tre ragazzi: Tommaso, Sofia e Chiara dello stesso istituto. Ci hanno parlato della loro esperienza raccontandoci come sono stati coinvolti nella realizzazione di questa mostra proposta da alcuni adulti del movimento di Comunione e liberazione ai ragazzi di Gioventù Studentesca. Tommaso ha raccontato di aver detto di sì al progetto un po’ controvoglia, Chiara invece ha scoperto il progetto grazie alla sorella Sofia. Dopo la presentazione avvenuta a Milano, è stato affidato loro il compito di realizzare il testo di un pannello che poi sarebbe stato esposto al Meeting per raccontare la situazione in Bosnia ed Erzegovina durante la guerra degli anni ‘90. Per comprendere bene la situazione di quel conflitto avrebbero dovuto intervistare alcune persone, ma le interviste in videoconferenza non bastavano: volevano incontrare quei volti.

Allora hanno preso la decisione di partire il 30 aprile 2025 in macchina: dieci ore da Bologna a Sarajevo alcuni studenti e due professori. La prima intervista è stata fatta al vescovo Pero Sudar che negli anni ’90 durante l’assedio di Sarajevo ha costruito la prima delle scuole interetniche, chiamate ‘scuole per l’Europa’: voleva un luogo dove i bambini e gli insegnanti di etnie diverse potessero vivere insieme anche durante una guerra che prevedeva uno scontro tra diverse culture. «Dobbiamo metterci in testa che la pace la seminiamo durante la guerra» era quello che aveva pensato quando gli è venuta in mente l’idea di costruire la scuola. La seconda intervista è stata fatta ad Amir, un bosgnacco: catturato e imprigionato all’interno di un campo di concentramento: ferito a una mano è stato portato da un dottore serbo.

Amir è rimasto veramente colpito perché il dottore non lo ha guardato come una persona diversa, cattiva, un nemico, ma lo ha guardato come un essere umano, come se tra le loro etnie non ci fossero conflitti. Il dottore serbo lo ha salvato, gli ha curato la mano evitando la morte, perché la ferita aveva una grave infezione. «Io non odio i serbi – ha detto – perché quel dottore serbo mi ha guardato come un uomo e poi mi ha curato; e ha fatto capire loro che la pace non si fa solo nei luoghi della politica, ma parte dalle persone. I danni fatti dalla guerra sono ancora molto evidenti, perché in molte case, strutture e palazzi, ci sono ancora i buchi dei proiettili, ma una speranza di convivenza pacifica è possibile».

Tornati a casa i ragazzi non si sentivano più gli stessi: avevano cambiato il loro modo di pensare, avevano capito che per fare la pace bisogna fare gesti di pace durante la guerra, perché solo così si fa il primo passo per costruire un mondo migliore. Così Chiara, tornata a casa, ha perdonato un amico con cui aveva litigato. L’ultimo incontro che hanno fatto in videoconferenza è stato con il cardinale Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, che risiede e opera come alto prelato in Terra Santa che ha affermato: «Il perdono è un gesto di grande umanità e di grande coraggio. La pace nasce da un’esperienza personale, interiore… Non so se il nostro sforzo cambierà il corso degli eventi, ma io non voglio permettere al corso degli eventi di cambiare me. Il grano e la zizzania vanno sempre insieme, se aspettiamo che la zizzania non ci sia più per seminare, non ci muoveremo mai». Infine l’insegnante del liceo Malpighi, grande appassionato del romanzo ‘Il Signore degli anelli’, ha concluso l’incontro con una frase presa dal film: ‘I buoni sono sempre in movimento, i cattivi sono nelle loro torri’, e abbiamo capito che la pace non è assenza di guerra, è movimento, è muoversi per fare qualcosa per costruire il bene.

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