La storia del partigiano Bracaccini. «Un giovane morto per la libertà»
Il sindaco Pergolesi, dopo la Liberazione, gli ha dedicato la piazza «Ora sappiamo cosa c’è dietro la lapide in piazza: un ragazzo che ha perso la vita per salvare quella dei compagni»
Abbiamo incontrato Nuncia Coppari e Pier Marino Simonetti, rappresentanti dell’Anpi, che ci hanno raccontato la triste e coraggiosa vicenda del nostro concittadino Silvano Bracaccini, il giovane partigiano a cui è dedicata la nostra piazza. Prima di parlare della sua storia, abbiamo inquadrato il contesto storico della Resistenza, iniziata l’8 settembre 1943. La nostra regione era stretta tra due linee difensive, la Linea Gustav a sud e la Linea Gotica a nord, dove le forze nazifasciste imperversavano nel tentativo di resistere agli Alleati. In particolare, la città di Ancona era diventata un obiettivo importante da difendere mentre i partigiani si adoperavano per favorire l’avanzata Alleata e la conquista del suo porto per controllare i rifornimenti e garantire uno sbarco sicuro.
Intanto, l’Italia era divisa in due: a nord, la Repubblica di Salò, controllata da Mussolini e dai nazisti; a sud, le forze alleate con il nuovo governo. La situazione era tragica, l’esercito era allo sbando e i nazisti erano fuori di sé perché volevano sgomberare il territorio dai partigiani. Infatti, nel marzo del 1944, nelle Marche iniziarono numerosi e feroci rastrellamenti per scovare i gruppi di partigiani che operavano nelle montagne facendo agguati e sabotaggi, ma soprattutto spaventare la popolazione per impedire che facesse da appoggio, catturare i disertori.
In questo clima, a Montefano, le squadracce fasciste rastrellarono più volte Borgo San Marcello ed altre zone della paese, dove si erano rifugiati anche gli esuli anconetani, come Domenico, accolto dalla famiglia della cugina di Silvano, Clara. I due ragazzi, Domenico e Clara, ebbero anche il tempo di innamorarsi, ma quando la situazione si fece sempre più pericolosa per i giovani renitenti alla leva, Silvano e Domenico decisero di fuggire verso le montagne seguendo gruppi di altri giovani e partigiani, rifugiandosi a Cingoli. In aprile la situazione era molto tesa: i nazisti avevano circondato la zona tra Avenale, Cingoli, San Severino e Apiro con truppe scelte, pronti auna rapida e decisiva rappresaglia per annientare i gruppi di partigiani della montagna. Il 10 di aprile c’era stato un assalto da parte dei partigiani nei pressi di Grottaccia di Cingoli ad un contingente militare misto di tedeschi e fascisti avviato ad una rappresaglia contro i disertori. L’attacco partigiano causò molti feriti e morti fra i nazifascisti. Seguirono altri sabotaggi e attacchi a caserme tedesche e della GNR. Nella notte fra il 25 ed il 26 aprile scattò la grande rappresaglia contro i partigiani. Quando il gruppo di Bracaccini viene accerchiato, si trova nella zona del Foro poco distante da Cingoli, mentre altri partigiani sono a Capo di Rio, verso Avenale.
Bracaccini si offre di avvertire gli altri partigiani, che si trovano nelle abitazioni vicine. Non sapeva però che nelle case si nascondevano sia fascisti della Guardia Nazionale sia truppe tedesche. Il nostro concittadino mentre correva verso Capo di Rio indossava uno spolverino bianco e cercava di raggiungere i suoi compagni. Ma trovò ad attenderlo i soldati tedeschi e fascisti, che gli spararono contro appena uscito dal bosco sulla spianata. Silvano tentò di sfuggire all’agguato buttandosi verso il bosco per nascondersi fra la vegetazione. Stava saltando un fosso e sentiva già il profumo della libertà, ma proprio mentre spiccava il salto, fu colpito a morte. Il suo corpo rimase insepolto per qualche giorno, perché i nazisti avevano ordinato di lasciare i cadaveri sul terreno senza toccarli.
Ma la gente per pietà ricompose la salma in un piccolo cimitero. Fu portata poi a Montefano come avvenne la liberazione di tutta la zona e accolta in piazza con un’orazione funebre da parte dei suoi compagni. Il primo atto della Giunta guidata dal sindaco Gino Pergolesi, nominato dal CLN, sarà quello di cambiare l’intitolazione della piazza da Umberto I a ‘’Silvano Bracaccini, partigiano combattente’’. Siamo molto fieri e orgogliosi del nostro concittadino che si è battuto per la libertà.
Dopo aver ascoltato questa storia, il nome di Silvano Bracaccini non è più per noi soltanto quello scritto sulla piazza che attraversiamo ogni giorno, ma diventa il volto di un ragazzo che ha avuto il coraggio di scegliere da che parte stare. Pensare che, proprio mentre stava per salvarsi, abbia perso la vita, fa capire quanto la libertà che oggi viviamo non sia qualcosa di scontato, ma il risultato di sacrifici enormi. Ci colpisce soprattutto il suo gesto: tornare indietro per avvisare gli altri, mettere a rischio la propria vita per salvare quella dei compagni: è un esempio di altruismo e responsabilità.
Nicola Carancini 3ª D