Imolesi al top tra preparazione e coraggio
Alessandro della 2B delle medie ’Orsini’: «Una piccola città di provincia, capace però di sfornare personalità eccellenti in vari campi»
Di Alessandro Nanni
Imola è una piccola città in provincia di Bologna. Nonostante abbia meno di 100mila abitanti, qui vivono persone che si sono distinte a livello internazionale per le loro qualità come il coraggio, la generosità, la gentilezza, l’intelligenza e la voglia di superare i propri limiti per arrivare sempre più in alto.
La Web Radio I.C. 7 in questi ha catturato le dichiarazioni di dottori eccezionali come Giorgio Monti che, dopo essersi laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Bologna, si è avvicinato alla cooperazione internazionale con Emergency, del quale è diventato il primo flying doctor. Con lui abbiamo parlato a lungo della situazione in Palestina perché attualmente è a capo della clinica Emergency a Gaza. Anche Stefano Domenicali, attuale presidente e amministratore delegato della Formula 1, non si è sottratto alle domande dei giornalisti della Web Radio I.C.7 e ha raccontato il mondo delle quattro ruote e come è stato arrivarci partendo da Imola.
Ma in questo periodo di crisi internazionale ci è sembrato giusto puntare l’obiettivo anche su un altro imolese che ha saputo spesso mettere tra sé e la sua città tantissimi chilometri per compiere missioni spesso delicate. Marco Nanni è un militare di Imola che attualmente lavora a Padova nel Comando Territoriale Nord. È un colonnello che si occupa di tutto ciò che riguarda gli aspetti amministrativi: ricopre il ruolo di direttore d’in-tendenza, cioè il comandante logistico amministrativo del luogo in cui fa servizio. Ha un comandante da cui dipende (il comandante del Comando Territoriale Nord) che si occupa degli aspetti operativi.
Ha frequentato l’Accademia Militare di Modena, “l’università” in cui si formano i militari futuri ufficiali. Ha compiuto quattro missioni: una volta in Kosovo, due in Libano (a Beirut) e una in Afghanistan. La missione in Kosovo è durata quattro mesi, le due in Libano sette mesi ciascuna e quella in Afghanistan un mese. E’ dovuto partire in seguito alla domanda da parte dell’Esercito per andare in questi Paesi che erano in crisi e che sono stati aiutati da contingenti militari di cui Marco faceva parte. «La mia missione in Kosovo è avvenuta in un periodo in cui la situazione era molto più tranquilla rispetto alle fasi iniziali del conflitto – racconta Marco – mentre durante quella in Libano la circostanza era sicuramente più delicata: il conflitto con Israele del 2007 era finito da poco e rischio era considerevole.
Infatti si sono verificati molti attentati alle truppe ONU e noi per la maggior parte del tempo abbiamo dovuto alloggiare in tende, data la mancanza di strutture in muratura». Poi aggiunge: «I civili del posto, invece, hanno sempre capito subito le nostre intenzioni: portare pace e aiuti, quindi sono sempre stati ben disposti e nelle poche occasioni in cui ci ho avuto a che fare ho avuto riscontri molto positivi».
Marco ha anche voluto esprimere i suoi ricordi e le emozioni provate: «Sicuramente l’emozione che più ho provato è stata la paura, anche se in realtà ho sentito quest’ultima soprattutto prima di fare le missioni, perché una persona quando si trova sul campo riesce a razionalizzare meglio la situazione e gestire la paura che provava nella fase precedente; ma mi sono sentito veramente bene vedendo le persone contente delle nostre azioni e sono stato veramente contento di averli aiutati» e continua dicendo: «Probabilmente il ricordo che più mi è rimasto impresso nella mente è stato un evento organizzato durante la mia prima missione in Libano, che coinvolgeva anche i bambini di un villaggio che era stato aiutato dal nostro contingente: l’immagine degli abbracci che ci davano per averli aiutati si è ’salvata’ automaticamente nei miei ricordi e non se ne andrà mai».
Alessandro Giacomelli, classe 1968, è nato ad Imola e da subito si è appassionato al nuoto.
Nel 1999 smette di nuotare come atleta e inizia ad allenare, ma la voglia di fare sport è ancora tanta così il tempo libero viene impiegato andando a correre o andando in bicicletta, senza abbandonare il nuoto.
Negli stessi anni, nel mondo sta emergendo una nuova disciplina sportiva chiamata Triathlon composta dalla combinazione di tre specialità: nuoto, bici e corsa che trova la sua massima espressione nella gara chiamata Ironman.
L’Ironman è una competizione in cui bisogna nuotare per 3,8 km, poi si sale in sella a una bicicletta per percorrere 180 km e si conclude correndo una maratona, che sono 42,195 km.
Dopo aver fatto più di 100 gare su distanze minori Alessandro Giacomelli nel luglio del 1997 fa il suo primo Ironman che lo farà diventare il primo imolese a cimentarsi su questa specialità.