L’intervista a Rosa Luna Codecà. «Io, già a 12 anni tra i musicisti»
I cronisti della quarta A del Tumiati rivolgono un po’ di domande alla presidente dell’Orchestra a Plettro Gino Neri «Mi sono esibita per la prima volta nella sala San Francesco a Ferrara. È stata un’emozione indimenticabile»
Non solo l’articolo di cronaca, i reporter della classe quarta A della scuola primaria Francesco Tumiati si sono cimentati anche con un’intervista, un genere giornalistico non così facile. Ottimo il risultato, belle le domande che hanno saputo fare.
INTERVISTA A ROSA LUNA CODECA’ (presidente dell’Orchestra a Plettro Gino Neri) Che ruolo hai all’interno della Gino Neri? «Beh in realtà più di uno: sono presidente, orchestrale e gestisco i social» A che età hai iniziato a suonare il mandolino? «In verità, il mio primo strumento è stato la chitarra. Mi sono iscritta alla scuola di musica Gino Neri a 12 anni, ma circa sei anni dopo ho intrapreso un nuovo percorso e ho iniziato a suonare il mandolino» Cosa ti ha spinto a cambiare? «All’inizio la curiosità. Ma sin da subito sono entrata in simbiosi con questo strumento, come quando si indossa un abito che senti tuo. Una simpatia a pelle» Dove ti sei esibita la prima volta? «Nella sala San Francesco a Ferrara.
È stata un’emozione indimenticabile. Non mi sentivo all’altezza e questa sensazione mi è durata per tanti anni. Il rapporto con il palco e con il pubblico è particolare: da un lato avverti la tensione, l’emozione prima del concerto ti assale, in alcuni momenti vorresti essere altrove; ma allo stesso tempo senti il calore della gente che è lì per ascoltare e quando inizi a suonare capisci che, in realtà, non vorresti essere da nessun’altra parte se non su quel palco» Hai mai suonato all’estero? «Io no, sono troppo giovane, ma la Gino Neri sì. Negli anni ’80, nel periodo di maggior successo, l’orchestra si è esibita negli Stati Uniti, in Giappone, in Spagna e in Ungheria. Attualmente chi dirige l’orchestra? Attualmente abbiamo due Direttori che si alternano: Pierclaudio Fei e Francesco Zamorani; mentre la direzione della Scuola di Musica è affidata a Martina Sartori» Il tuo concerto più importante? «Sicuramente il concerto di Capodanno al Teatro Comunale di Ferrara, appuntamento attesissimo dal pubblico ferrarese da 46 anni!» Da quanti elementi è formata l’orchestra? «Ora siamo in quaranta, ma negli anni ’60 l’orchestra era composta da ottanta elementi. In origine si chiamava Circolo Mandolinistico Regina Margherita ed era un ensemble costituito da una ventina di mandolini. Nel 1920 il direttore Gino Neri ebbe un’idea geniale. Volle creare una vera e propria orchestra, sostituendo gli archi con strumenti a plettro più economici: mandole, mandoloncelli, mandoloni. Ciò ha reso la Gino Neri un’orchestra unica al mondo» Cosa si prova a suonare in una grande orchestra? «L’orchestra è come una famiglia: ci si guarda, ci si ascolta, ci si aiuta a vicenda. Non ti senti mai solo. Si superano insieme le difficoltà, si condividono sacrifici e grandi emozioni. Questo è il potere della musica: sul palco siamo tutti uguali, ognuno ci mette il suo e tutti siamo a disposizione dell’altro in un progetto comune»