Allevamenti e colture intensive. Così la terra non ce la fa più
I ragazzi della 2ª B analizzano l’attuale sistema di produzione alimentare E spiegano che il cibo economico è un vantaggio solo fasullo: in realtà distrugge la natura
La biodiversità indica la varietà di tutte le forme di vita sulla Terra, inclusi gli ecosistemi, le specie animali, i vegetali e i microrganismi.
Determinare il numero esatto di specie è una delle sfide più grandi della biologia; gli scienziati distinguono solitamente le specie conosciute quindi, già descritte e catalogate e specie stimate, da quelle che esistono ma non sono ancora state individuate. Il mondo vegetale è vastissimo e proprio come per gli animali, ne conosciamo solo una parte. Il complesso puzzle della vita che tiene in equilibrio la Terra, si compone di milioni di specie e ogni organismo è un tassello fondamentale; le piante e gli animali producono risorse utili e necessarie per la vita dell’uomo.
L’equilibrio della Terra è in pericolo, le cause sono molte ma la principale è la distruzione degli habitat naturali per riservare maggiore spazio ad altre attività come l’allevamento e l’agricoltura intensiva, altre cause sono l’inquinamento, che rende gli habitat inospitali per la flora, la fauna e il cambiamento climatico che causa siccità e eventi estremi tali da distruggere la biodiversità. Il mondo ha bisogno di un grande cambiamento perché la biodiversità riguarda la vita di tutti gli Esseri viventi e con il tempo ogni cosa potrebbe peggiorare e causare danni irreversibili. Per raggiungere questo grande obiettivo ogni uomo deve iniziare a modificare le proprie abitudini quotidiane. Ogni piccola azione è necessaria per contribuire a migliorare la vita sulla Terra.
Partendo dall’alimentazione uno dei metodi di produzione più sani è l’allevamento sostenibile. L’allevamento sostenibile è un metodo che garantisce un’alimentazione più sana per gli animali e crea un mondo migliore. A differenza degli altri tipi, in questi, si pensa molto al benessere degli animali utilizzando poca chimica e rispettando i tempi della Terra; purtroppo questo allevamento si è diffuso da poco tempo. Al contrario, l’allevamento intensivo è responsabile del 65% dell’inquinamento. I principali responsabili sono i bovini perché sono animali ruminanti e hanno uno stomaco che favorisce la fermentazione dei microbi i quali si generano per digerire l’erba e allo stesso tempo producono il me-tano, un gas serra molto inquinante. L’agricoltura sostenibile è un metodo di produzione che rispetta l’ambiente e conserva le risorse naturali. Questo tipo di agricoltura migliora anche la salute dei contadini.
L’agricoltura intensiva rappresenta una grave minaccia ambientale e sanitaria, causa gravi danni ambientali. Per anni abbiamo creduto che questo fosse l’unico modo per dare da mangiare a tutti, ma ora ne paghiamo le conseguenze. Produrre cibo economico sembra un vantaggio, ma in realtà distrugge la natura che ci tiene in vita, quindi con questo sistema non è possibile andare avanti.
2ª B
I pesticidi sono sostanze utilizzate in agricoltura e zootecnia per prevenire o eliminare organismi nocivi agendo direttamente sul suolo e penetrando nei tessuti. Le tipologie più comuni dei pesticidi sono: i fungicidi tra cui il rame e lo zolfo, gli erbicidi come il glifosato e gli insetticidi tra cui i neonicotinoidi.
C’è, però, il rischio per gli esseri viventi, tra cui gli agricoltori a diretto contatto, di poter contrarre malattie cancerogene che rappresentano una parte, e per nulla marginale però, del problema.
Ci sono alcuni metodi per risolvere i loro lati negativi: la rotazione delle colture tra i metodi naturali e la zappatura insieme alla sarchiatura tra i metodi meccanici.
Insomma, un approccio naturale che non abbia le controindicazioni dei pesticidi.
La pesca diventa sostenibile quando viene presa una giusta quantità di pesce, in modo da lasciarne in mare la maggior parte, così da permettere la riproduzione. Il marchio per riconoscerlo è MSC, ovvero Marine Stewardship Council.
È famoso il caso del “tonno rosso” al quale vengono iniettati additivi, che lo fanno risultare di ottima qualità, ma in realtà è il contrario; tutto questo è anche illegale.
Inoltre, vi sono molti altri problemi legati ai prezzi di vendita e alla salute del consumatore; è noto anche un mercato nero illegale tra l’Italia e la Spagna; questi pesci hanno un marchio particolare, simile ad un sigillo sulla coda.
I prezzi sono molto alti e possono arrivare fino a 3 milioni di euro. La maggior parte dei pesci, circa il 35%, come pensa l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura non raggiunge le case dei cittadini. Il pesce viene sprecato soprattutto nei paesi in via di sviluppo, come l’Africa e l’Asia dove non ci sono abbastanza punti per mantenerlo fresco. Ogni anno dieci milioni di tonnellate di pescato vengono rigettati in mare, perché considerati indesiderati per la scarsa qualità, per il basso valore economico e per la taglia minima legale; quindi una grande quantità di pesce non riesce a raggiungere i piatti dei consumatori.