Calcio femminile, il Faventia fa gol. «Servono progetti e più sostegno»
Roberto Castelfidardo, uno dei fondatori della società nata da Faventia Calcio e Real Faenza «Stiamo iniziando a vedere un maggiore interesse. È una questione di tempo»
Il calcio femminile è uno sport in grande crescita.
La sua storia risale alla Prima guerra mondiale, quando le operaie si riunivano per giocare in squadre legate alle fabbriche di appartenenza. La Football Association però, nel 1921 vietò a tutte le squadre femminili di giocare su campi affiliati, considerando il calcio uno sport “non idoneo alle donne”. Cominciò un periodo di crisi. Il primo campionato mondiale femminile si svolse solo nel 1991.
In Italia il movimento si organizzò nel 1968 e fu riconosciuto dalla FIGC nel 1986. Da quel momento si sono susseguite numerose iniziative per eliminare gli stereotipi legati al calcio come sport maschile.
A Faenza questa battaglia è portata avanti da Asd Vis RF Faventia, nata nel 2023 dall’unione tra Faventia Calcio e Real Faenza. La società, tra i suoi 360 tesserati, vanta 20 ragazze. Lo slogan ‘Più forti insieme’ esprime chiaramente i valori del rispetto e dell’inclusione.
Abbiamo intervistato uno dei fondatori del Faventia: Roberto Castelfidardo.
Com’è nata la squadra di calcio femminile Faventia? Qual è il legame con il territorio? «L’idea è nata grazie ad una collaborazione con la realtà della parrocchia della Beata Vergine del Paradiso. Le bambine che giocavano al suo interno si sono tesserate nel Faventia. Poi si sono unite ragazze che partecipavano ai campionati con i loro coetanei maschi».
Quali sono le principali sfide che affrontate nel gestire una squadra femminile in una realtà come quella faentina? «Esistono difficoltà tecniche. I tornei di calcio femminile organizzati in prossimità di Faenza sono rari, perciò capita spesso che la squadra debba coprire lunghe distanze per disputare una partita. Inoltre, è stato necessario superare un iniziale scetticismo».
Quali interventi istituzionali sarebbero necessari per sostenere concretamente il calcio femminile? «Occorrerebbe fare più progetti di divulgazione nelle scuole. Poi sarebbe necessario organizzare eventi calcistici nazionali in Emilia-Romagna. Così le atlete faentine avrebbero la possibilità di mettersi davvero alla prova e acquisire visibilità».
Come sta cambiando la percezione del calcio femminile a Faenza? «Stiamo iniziando a vedere un maggiore interesse. È una questione di tempo».
Quale messaggio vuole trasmettere alle ragazze che desiderano avvicinarsi al calcio ma hanno ancora timori? «Il nostro ambiente è accogliente.
Consiglio di venire al campo con curiosità e provare. Poi, col tempo, la passione potrà crescere».
Le parole raccolte in questa intervista raccontano grande entusiasmo, ma mettono in luce quanto il tema delle pari opportunità sia attuale anche nello sport. Pregiudizi e minori investimenti sono avversari da dribblare quotidianamente.
La storia dell’Asd Vis RF Faventia, però, dimostra che il cambiamento è possibile.
Classe 3^F Scuola media ‘Europa’ di Faenza Prof.ssa Giorgia Biserni
Il 3 dicembre scorso, la scuola media Europa ha ospitato Anffas, Cefas e l’associazione In Cammino, per un’iniziativa dedicata alla Giornata Internazionale della Disabilità.
Sono associazioni che lavorano per l’inclusione sociale, per far capire alle persone che la disabilità non è un limite, anzi un’opportunità, e che ognuno di noi diventa “disabile” in tutte le occasioni in cui si sente in difficoltà. Alle terze medie della scuola Europa è stata proposta la visione di due corti: ‘Innamorati’ e ‘Truffa d’amore’, realizzati dalle persone disabili della società in un progetto portato avanti dal 2009.
Alla fine dell’incontro i ragazzi hanno avuto modo di parlare e fare domande agli attori e chiedere autografi. La proiezione del video alla scuola media Europa ha offerto agli studenti un’importante occasione di riflessione sulla Giornata Internazionale della Disabilità. Attraverso le storie presentate da Anffas, Cefas e In Cammino, gli studenti hanno potuto comprendere meglio le sfide e le esperienze delle persone con disabilità. Anche senza attività pratiche, il video ha stimolato consapevolezza, rispetto e sensibilità verso la diversità, dimostrando come strumenti multimediali possano educare e promuovere inclusione in modo efficace.
Grace Betti, Adele Cicognani, Caterina Cova, Sofia Muccinelli, Anna Conti, Alice Liquori, Daphne Grasso Classe 3^E Scuola media Europa Prof.ssa Giulia Zaniboni