ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

CPIA Pavullo di Pavullo nel Frignano (MO) - 3A

A scuola di tradizioni culinarie. Tramite il cibo conosciamo il territorio

Le studentesse del Cpia di Pavullo, nonostante i ritmi frenetici, non rinunciano alla ’sacralità’ del pranzo insieme «Stare allo stesso tavolo è un modo di fare amicizia, abbiamo condiviso le pietanze tipiche delle nostre origini»

Quando siamo arrivate in Italia per studiare, all’inizio era tutto strano.

Nel nostro Paese mangiamo in modo diverso, più lentamente, tutti insieme. Qui invece, con i ritmi incalzanti del lavoro, tra la scuola e le attività pomeridiane dei ragazzi, spesso si consuma il pranzo velocemente, magari davanti al computer, perché dobbiamo fare tante cose. Nonostante gli impegni quotidiani e la vita frenetica, cerchiamo di non rinunciare alla sacralità del cibo. Fortunatamente qui in Italia il cibo è un elemento molto importante nella vita delle persone. Spesso i momenti di socialità avvengono davanti un piatto di pasta o attorno a una pizza. Mangiare insieme è un modo per conoscersi e fare amicizia, anche se veniamo da posti diversi.

Prima non conoscevamo bene la parola ’convivialità’. Ora sappiamo che significa il rumore dei piatti quando mangiamo insieme durante la pausa pranzo al lavoro o bere un caffè con un’amica dopo una lezione difficile. In Italia non si mangia mai da soli. Anche se il nostro italiano non è perfetto, quando cuciniamo insieme un sugo ci sentiamo a casa. A tavola siamo tutti uguali e mescoliamo le nostre tradizioni con quelle italiane. «Io a cena preparo sempre un po’ di riso come contorno per ricordare le mie origini malgasce, dove il riso non manca mai in nessun piatto della tradizione. Così posso ancora sentire l’identità del Madagascar anche a distanza di trent’anni» racconta Eliane. Ghalia dice con un certo rammarico che i suoi figli apprezzano più la cucina italiana che quella marocchina e quindi inevitabilmente anche lei ha imparato a preparare i piatti tradizionali emiliani. Abbiamo visto che in Italia cucinare è un modo per dire «ti voglio bene». Non si cucina solo per se stessi, ma per gli altri. In cucina, mentre si prepara il soffritto, si parla e si sta insieme. La domenica le famiglie si riuniscono sempre attorno alla tavola imbandita con tanti piatti tradizionali: la nonna fa la pasta, i figli preparano la tavola. Anche se la nostra famiglia è lontana, cerchiamo di replicare questa sana abitudine per sentirci a casa. Durante il Ramadan in tutte le famiglie marocchine non mancano mai i piatti della tradizione, come i samosa (triangoli di pasta fritti ripieni di carne o verdure), l’harira (una zuppa di ceci, lenticchie e carne), e il mansaf (piatto di riso speziato con carne d’agnello e mandorle).

«Quest’anno abbiamo portato a scuola alcuni dolci che abbiamo condiviso con le nostre insegnanti e le compagne ed è stato un momento davvero gioioso. Sulla stessa tavola c’erano i datteri, i chebakia (biscotti al sesamo, fritti e passati al miele) e la colomba artigianale al pistacchio che la nostra professoressa di italiano ha portato dalla Sicilia. Così ho capito cos’è la convivialità e quanto è importante» dice Najat. Viaggiando in Italia abbiamo capito che ogni città ha il suo cibo speciale. Mangiare un piatto tipico è come studiare la storia e la geografia: capisci come vivono le persone in quel posto e impari a rispettare la natura e le stagioni. La sorpresa più grande? Abbiamo scoperto che ci si può sentire parte di una comunità anche solo attraverso il cibo. «Quando vado a trovare la mia famiglia in Marocco e poi torno in Italia, la prima cosa che faccio, una volta atterrata in aeroporto, è prendere un cappuccino al bar e sorseggiandolo sento il sapore di casa» dice Siham. Quando siamo lontane da casa, cucinare i nostri piatti ci aiuta a non dimenticare chi siamo.

Quando cuciniamo per i nostri amici italiani, raccontiamo la nostra storia senza usare tante parole difficili.

Allo stesso tempo, fare il pranzo della domenica ci fa sentire un po’ più italiane. In questo mondo dove siamo sempre al telefono, mangiare insieme è importante. Ci ha insegnato a prenderci cura degli altri e ad ascoltare. Non siamo solo studentesse che passano di qua: ora siamo parte di questa grande tavola.

Abbiamo imparato che per conoscere bene una persona, devi sederti vicino a lei e mangiare lo stesso pane.

Classe 3A Cpia Pavullo: Dinar Siham, El Kour El Ghalia, Makdad Najat, Rasoanantenaina Eliane Alfredine. Prof.ssa Ilenia Rizzo

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