ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado G. Fassi di Carpi (MO) - 1A

Alla scoperta dei colori: un viaggio spazio-temporale

Nell’antichità il giallo era usato per identificare alcuni gruppi sociali, in Cina solo dalla famiglia imperiale In Asia per un lutto ci si veste di bianco. E il rosso simbolo del Natale? Un’operazione commerciale

Sei originale e ti piace attirare l’attenzione? Allora il giallo è il tuo colore! Oggi infatti è considerato una tinta appariscente e, insieme al rosso, stimola l’appetito, tanto che si trova spesso negli annunci pubblicitari. Nell’antichità, invece, il giallo era usato per identificare e distinguere certi gruppi sociali: le prostitute erano obbligate ad avere sempre qualcosa di giallo addosso, per esempio, mentre in Cina era usato esclusivamente dalla famiglia imperiale. A pensarci bene, questo riguarda anche tempi più recenti: basti ricordare la Seconda Guerra Mondiale e le sue stelle gialle.

Non bisogna credere, quindi, che i colori abbiano sempre avuto il significato simbolico che siamo soliti attribuirgli. Pensate al blu. In Portogallo, tutti quanti contornano sia le porte che le finestre con questa tinta per scacciare gli spiriti maligni, e in Oriente con il blu ci si protegge dal malocchio. Ma facciamo qualche passo indietro: nell’antico Egitto questo colore era associato all’aldilà e agli dèi, che venivano rappresentati con barba e capelli blu. Allo stesso modo, nella cultura islamica si pensava che gli uomini con gli occhi azzurri avessero doti divine. Ma non per tutti i popoli questo colore aveva un significato pacifico: i celti si ricoprivano di questa tinta prima di andare in guerra, e per questo per i romani esso diventò il colore della morte e del lutto.

A proposito: se devi andare a un funerale, apri l’armadio e cerchi dei vestiti neri, giusto? Sì, ma solo se ti trovi in Occidente. In molti Paesi asiatici, infatti, ai funerali cisi veste di bianco, che simboleggia il lutto. Proprio per questo, durante i matrimoni giapponesi la sposa indossa un abito di questo colore: il rito Shinto mette in scena la morte della fanciulla nubile e la rinascita della donna sposata.

In India e in Cina, invece, per le cerimonie e durante le festività si usa il rosso, perché è associato alla felicità e alla fortuna. In altre culture, questa tinta è simbolo di potere e prestigio: pensate che nell’antica Roma imperiale solo il sovrano poteva usare vestiti rossi.

Nel Medioevo, invece, era associato al peccato e usato per rappresentare satana e le fiamme dell’inferno. Mentre il colore dell’amore… era il blu! E vi siete mai chiesti perché il colore simbolo del Natale sia proprio il rosso? È tutta un’operazione commerciale promossa dalla Coca Cola! In conclusione, il significato dei colori è cambiato molto nel corso del tempo e cambia tutt’ora a seconda del luogo in cui ci si trova.

Siamo abituati a pensare che il nostro punto di vista sia l’unico, ma non siamo certo al centro del mondo: tutto è relativo!

Barigazzi Camilla, Sala Cecilia Dharma, Badodi Sofia, Bellotti Aria, Classe 1^A – Scuola ’G. Fassi’, Carpi

 

«Il color carne è un colore rosa pallido, simile a quello della carne umana». Questa è la definizione che, fino al 2022, avresti trovato sul dizionario alla voce ’color carne’. Nel mondo, però, esistono persone con un colore di pelle differente dal rosa. E allora perché il color carne veniva e viene ancora oggi definito così? Il fatto che noi pensiamo che il cosiddetto color carne sia per forza un rosa fa pensare che la pelle di una persona ’bianca’ sia la norma.

Facciamo l’esempio dei cerotti, che sono stati ideati proprio per mimetizzarsi con il colore della pelle umana: dal momento che sono prodotti quasi tutti del colore rosa chiaro, in realtà non sono adatti per la gran parte della popolazione, che si deve invece adattare. Dire, perciò, che la pelle umana è color carne o rosa carne è, senza che ce ne rendiamo conto, discriminatorio. Lo stesso vale per l’espressione ’persona di colore’: infatti, la pelle di tutti ha un colore! Un altro stereotipo legato al mondo dei colori è quello che attribuisce il rosa alle femmine e l’azzurro ai maschi. Eppure, fino al Novecento, il rosa era considerato un colore da uomini, poiché assomigliava al rosso sangue e quindi era associato all’aggressività, mentre l’azzurro ricordava la modestia e la grazia ed era per le donne. Di colore azzurro era, infatti, il velo della Vergine Maria.

All’epoca, però, queste tinte non erano pensate per bambini e bambine: durante l’infanzia tutti si vestivano di bianco.

Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale abbiamo iniziato a considerare l’azzurro un colore per i maschi e il rosa un colore per le femmine, dal momento che dividere i generi e i colori avrebbe favorito e aumentato le vendite degli articoli per bambini. Da quel momento gli uomini cominciarono a vestire con colori sempre più scuri, associati al mondo degli affari, per distinguersi dalle tinte chiare percepite come più femminili e legate alla casa. Confermò gli stereotipi anche la bambola Barbie.

In conclusione, anche i colori possono diventare discriminatori e creare etichette, anche quando non ce ne rendiamo conto. Dobbiamo prestare attenzione al linguaggio che utilizziamo per definire ciò che ci circonda e ricordare che tutti hanno il diritto di costruire la propria identità, senza condizionamenti.

Sehtl Leonardo, Mannetta Alice, Miello Beatrice, Santolin Riccardo Classe 1^A, scuola’ G. Fassi’ Carpi

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