ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

IC Dossetti di Lama Mocogno (MO) - 2B, 3A

’La Casa dei Leoni di pietra’. Visita tra i reperti storici

Gli studenti a Montecreto hanno potuto osservare vecchie bombe, oggetti e divise Tuffo nel passato quando il Frignano fu campo di battaglia della Seconda guerra mondiale

Il 14 aprile 2026, gli studenti della classe 3A della Scuola Secondaria di primo grado di Lama Mocogno sono andati in visita al Museo della Comunità ’La Casa dei Leoni di Pietra’, situato a Montecreto. Qui abbiamo potuto osservare le tre sezioni allestite dall’esperto Carlo Beneventi. Le sale del museo sono ricche di reperti storici, soprattutto legati alla Seconda Guerra Mondiale.

La prima sezione riguarda il periodo in cui il Frignano fu interessato dai combattimenti durante la guerra; la seconda è dedicata al dopoguerra; la terza, invece, all’archeologia locale. Per noi è stato molto interessante scoprire che le bombe, anche se arrugginite all’esterno, possono essere ancora integre e quindi pericolose all’interno. Per questo motivo, nel caso si trovasse un ordigno inesploso, è fondamentale non toccarlo, perché potrebbe esplodere. Altri reperti che ci hanno colpito molto sono stati dei crani appartenenti a due neonati. Questi presentavano una struttura non ancora completamente sviluppata: era visibile la fontanella, un’apertura che nei neonati si chiude con la crescita. Ci ha impressionato anche il fatto che su di essi fossero presenti annotazioni a matita, probabilmente realizzate da un medico per scopi di studio. Visitare il museo è stato molto interessante: vedere dal vivo bombe, oggetti, divise e altri reperti ci ha fatto riflettere e ci ha permesso di immaginare meglio la vita delle persone in quel periodo, sia di chi combatteva sia di chi subiva la guerra. Il museo ’La Casa dei Leoni di Pietra’ prende il nome dai leoni in pietra provenienti dal Ponte dei Leoni. Le statue sono quattro (due maschi e due femmine), tutte rappresentate con la criniera, poiché lo scultore non conosceva con precisione l’aspetto reale dei leoni e li realizzò secondo uno stile tardo-romantico. Il museo è stato aperto nel 2012 e inaugurato ufficialmente nel 2014. Riteniamo che sia un luogo fondamentale per la conservazione della memoria storica locale. Ringraziamo il sig. Carlo Beneventi per l’ospitalità e la disponibilità con cui ci ha accolti e per averci messo a disposizione tutto il materiale del museo.

 

Il 13 marzo 2026 la nostra classe, insieme ad altre della scuola secondaria di primo grado, ha preso parte a una matinée teatrale di grande valore culturale: la messa in scena de ’Il fantasma di Canterville’, celebre opera di Oscar Wilde, interpretata dall’attrice Angela De Gaetano della Compagnia Factory sul palco del teatro Mac Mazzieri. Capace di coniugare tradizione e innovazione, questo spettacolo ha tinto di altre sfumature le pagine che avevamo già letto in classe col nostro professore. L’opera, pur mantenendo l’ambientazione gotica tipica del racconto originale, si distingue per il suo tono spiccatamente umoristico. Wilde, infatti, si allontana dai canoni del genere horror, trasformando il fantasma in una figura quasi ironica e inserendolo in un contesto dominato da una moderna famiglia americana, simbolo di un nuovo secolo e di un diverso modo di guardare la real-tà. Questo duplice aspetto, sospeso tra inquietudine e comicità, è stato restituito con efficacia nello spettacolo. Elemento centrale della rappresentazione è stata la straordinaria prova attoriale di Angela De Gaetano, unica interprete in scena. Attraverso un sapiente uso della voce, della mimica e della gestualità, l’attrice è riuscita a dare vita a tutti i personaggi, rendendo sempre chiaro al pubblico chi fosse di volta in volta protagonista del dialogo, oltre a indossare letteralmente il paesaggio del castello infestato. Una performance coinvolgente, capace di mantenere viva la nostra attenzione.

La scenografia, volutamente essenziale, con pochi oggetti e una palette cromatica ridotta, ha favorito la concentrazione sull’interpretazione dell’attrice severa e spigolosamente vestita di nero. In un primo momento lo spettacolo poteva apparire complesso, ma con il procedere della narrazione i personaggi hanno acquisito consistenza, fino a risultare pienamente riconoscibili e quasi tangibili. La messa in scena si è rivelata una reinterpretazione moderna dell’opera, sia nei contenuti, sia nelle tecniche teatrali utilizzate.

La trama della storia è semplice, ma avvincente, e il finale inaspettato ci ha saputo comunque trasmettere con chiarezza il significato del racconto. Al termine della rappresentazione, l’attrice si è resa disponibile a rispondere alle nostre numerose domande, trasformando l’esperienza teatrale in un momento di dialogo e approfondimento.

Ringraziamo la nostra dirigente scolastica, la dott.ssa Laura Lami, per averci dato un’occasione preziosa di realizzare che i grandi classici continuano a parlare al presente, e che il teatro si evolve per coinvolgere anche la nostra generazione.

 

Sono un liberale con forti ideali di indipendenza, unità e libertà. In passato sono stato membro della Carboneria, ma non vi sono rimasto a lungo, soprattutto perché non mi sentivo soddisfatto di quell’esperienza. Era un’associazione di cui, in fondo, neppure io conoscevo pienamente gli obiettivi: mi sembrava confusa, senza una vera direzione. Io mi ero iscritto perché credevo in qualcosa di diverso, perché volevo liberare la mia Italia: era l’unica cosa che desideravo davvero dalla mia vita. Oggi è il 15 febbraio 1848 e, finalmente, sembra che Carlo Alberto sia disposto a concedere una Costituzione.

Scenderò in piazza a Torino, la mia città, e farò di tutto affinché il nostro re ascolti il suo popolo. Non voglio più rischiare la vita inutilmente, ma questa potrebbe essere un’occasione decisiva. Questa Costituzione potrebbe cambiare la mia esistenza: non sono mai stato davvero felice, e forse questa è la prima, e forse ultima, speranza della mia vita. Ho grande fiducia nel re e sento che, se l’Italia si unirà, sarà adesso o mai più. Anche il Papa mi sembra disposto ad aiutare, e forse insieme si potrà davvero fare qualcosa che resterà nella storia. Sono convinto che la penisola italiana diventerà uno Stato unico. Io non mi sento parte del Regno di Sardegna, ma dell’Italia.

Tutta la mia vita è dedicata alla liberazione e all’unità dell’Italia. Per questo Paese sarei disposto a dare la vita, come ha fatto mio padre, morto fucilato durante i moti del 1830 mentre lottava per una Costituzione che non ha mai ottenuto.

Forse farò la sua stessa fine, forse no. Sono in ansia, ma per un’Italia unita questo sacrificio mi sembra necessario. L’unico membro della famiglia ancora vivo è mio figlio, ma è piccolo per seguirmi in questa impresa. Io morirò per l’Italia e spero che un giorno questo Paese possa finalmente essere unito. Chiunque legga questa lettera, vivo o morto che io sia, ovunque mi troviate, vi chiedo solo una cosa: l’Italia è finalmente uno Stato unito e indipendente dagli austriaci? 

Votazioni CHIUSE
Voti: 0

Pagina in concorso

20260505 c mod 15 pdf image