ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Olivieri di Pesaro (PU) - 1B, 3B, 3E

Guerre, diritti umani, regimi totalitari. Incontro con la giornalista italo-siriana

Il confronto con Asmae Dachan è stato un bel momento di crescita Ha descritto ciò che ha visto con i suoi occhi in varie parti del mondo facendoci aprire di più i nostri

Martedì 31 marzo nella scuola secondaria di primo grado A. Brancati, la giornalista italo-siriana Asmae Dachan è venuta a parlarci del suo lavoro e delle sue esperienze. Asmae è nata in Italia, da genitori siriani, per questo è molto legata alle terre del Medio Oriente. Il giornalismo la porta spesso a visitare paesi in guerra, in crisi o in situazioni difficili. Sono stati trattati temi come i diritti umani, spesso violati in questi paesi, (attraverso fenomeni come le spose bambine, donne senza diritti e mancanza di beni primari), le guerre, i regimi totalitari e teocratici. Asmae ci ha parlato del suo mestiere, di come bisogna essere oggettivi mentre si scrive un articolo di giornale, e di come molte volte è difficile mettere da parte le emozioni. Ha anche parlato del giornalismo costruttivo e di come è volto a raccontare belle notizie. In seguito ci ha illustrato i diversi tipi di scrittura: la scrittura giornalistica e quella narrativa (o di fiction). La scrittura giornalistica, che caratterizza il lavoro di Asmae, consiste nell’avere un punto di vista a 360 gradi, esprimere tutte le dinamiche dell’accaduto; deve inoltre non dare voce a giudizi personali o spettacolarizzare i fatti. Mentre la scrittura di fiction, “usata nei libri”, racconta i fatti reali ampliati con storie inventate. Tra le sue esperienze delle quali ci ha parlato, quelle che ci hanno colpito di più sono state: i suoi numerosi viaggi in Siria, sia durante la guerra sia quando si calmarono le acque; il triste regime totalitario presente in Afghanistan il quale ha molta influenza sui diritti del-le donne, infatti in questo paese le donne non hanno le stesse possibilità degli uomini per questo molte ragazze scappano in altri paesi. Inoltre ci ha raccontato il suo viaggio in Etiopia, dove ha avuto un diretto contatto con le culture e le usanze del popolo poiché ha scelto di alloggiare all’interno di un villaggio, per comprendere meglio le situazioni reali della popolazione.

Durante questo incontro Asmae, ci ha aiutato a capire le varie situazioni nel mondo al di fuori dei Paesi come il nostro. Ha descritto ciò che ha visto con i suoi occhi facendoci aprire di più i nostri. Ha saputo coinvolgerci facendo delle domande e da quelle riflessioni sono poi nate le nostre, sul suo lavoro, alle quali lei ha risposto con chiarezza e sincerità.

Un buon giornalista deve essere oggettivo ma anche appassionato ed umano, come lei.

 

Slow coffee è il nome del “bar inclusivo” all’interno dell’Istituto alberghiero Santa Marta, che siamo andati a conoscere, accompagnati dalla nostra professoressa di Italiano, giovedì 23 aprile. Ci ha accolto la professoressa Catia Allevato, l’ideatrice del progetto, nato circa 15 anni fa, come un laboratorio e che poi è diventato un bar didattico con l’obiettivo di includere ragazzi con difficoltà ed aiutarli ad inserirsi nel mondo del lavoro. «I ragazzi stanno coltivando un sogno» ci ha detto la prof. Allevato che ha avuto l’ispirazione per questo progetto riflettendo sul fatto che alcune persone hanno bisogno di più tempo per portare a termine determinate attività. Il bar è aperto tutti i martedì e giovedì dalle 9 alle 12, è molto frequentato da studenti e professori del Santa Marta, ma è aperto anche alla città, a tutti quei pesaresi che amano prendere un caffè speciale, come il caffè Santa Marta, specialità “della casa”, caffè con panna, granella di nocciole e topping al cioccolato. Oppure che vogliono comprare dell’ottimo pane o pasta fresca preparata nei diversi laboratori.

Abbiamo conosciuto e parlato con i veri protagonisti di questa attività come Andrea, Francesco e Mirabella. Andrea ha terminato la scuola lo scorso anno e lavora allo “slow coffee” un giorno alla settimana in attesa di essere inserito nel mondo del lavoro.

Francesco è quello con più esperienza, tanto da essere tutor.

«La cosa che amo di più è stare in mezzo alla gente» ci dice. E’ anche il vincitore del campionato regionale «contest ragazzi speciali» che si è svolto a Senigallia. E poi c’è Mirabella, che frequenta il quinto anno.

Grazie allo Slow coffee è riuscita a vincere la sua timidezza, si sente utile, è brava in quello che fa tanto da avere esperienze lavorative anche all’esterno della scuola ed essere molto apprezzata! Secondo noi vale proprio la pena andare a fare colazione allo Slow coffee del Santa Marta!

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