Scuola media Marconi di Bologna (BO) - Classe 3C

Con i social facciamo sentire la nostra voce

Troppe volte veniamo etichettati dagli adulti, che non hanno fiducia nei mezzi che usiamo per comunicare. Ma non siamo tutti uguali

«Senza futuro», «superficiali», «dipendenti dal digitale». Queste sono alcune delle etichette che ci sentiamo spesso assegnare dalla maggior parte degli adulti. Adulti di riferimento, come genitori e insegnanti, che vedono la nostra generazione come quella che dovrà salvare il presente, costruendo un nuovo futuro, ma che si rivelano scettici riguardo a qualsiasi proposta innovativa e ai mezzi con cui noi, ’nativi digitali’, stiamo crescendo. Etichette, non sempre apprezzate, poiché bisognerebbe separare l’identità di ognuno dagli stereotipi e dalle generalizzazioni.

Citando Umberto Galimberti, filosofo, psicoanalista e professore all’Università del Sacro Cuore di Milano, «gli adulti non dovrebbero dire ai loro figli e nipoti ’ai miei tempi…’, perché quando eravamo ragazzi il nostro futuroera lì, ad aspettarci. Il loro futuro non è in visione. Manca lo scopo, manca la risposta al perché. E se il futuro non promette niente, perché mi devo impegnare e, addirittura, perché devo stare al mondo?».

«Sei sempre con il cellulare in mano»: è una delle osservazionimaggiormente dette da adulti che non conoscono il mondo digitale, o che ne abusano, solo per crearsi un’immagine ’online’. Affermazione che può rivelarsi veritiera nella maggior parte dei ragazzi che, non confrontandosi con adulti e coetanei e non ambientandosi nel conte-sto scolastico, si rifugia in un mondo irreale, fatto di immagini ’photoshoppate’ e videogiochi.

Altri, meno numerosi, ma altrettanto presenti, utilizzano i social per documentarsi e conoscere persone e fatti che, altrimenti, senza l’aiuto di Internet,

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