Istituto Don Bosco di Tolentino di Tolentino (MC) - Classe 3C

«In questi anni c’è da coltivare l’autostima»

L’adolescenza al centro delle riflessioni in classe: dobbiamo essere molto determinati per non fare crollare le nostre certezze

Non c’è un’età in cui cresce la fiducia in se stessi: è importante per noi adolescenti coltivare giorno per giorno l’autostima ed alimentare, non tanto la volontà di piacersi, quanto la capacità di guardarci in modo diverso e di imparare a volersi bene.

Se non siamo più che determinati crollano tutte le certezze.

Basta che un piccolo ingranaggio dentro di noi si inceppi che tutto sembra crollare. Alla nostra età basta una parola di troppo, qualche sorriso che manca, per squarciare il nostro piccolo mondo di sicurezze appena conquistate. Abbiamo l’abitudine di etichettare le persone, attribuiamo loro qualità fisiche e psicologiche, positive o negative. Le cataloghiamo a seconda della nostra percezione o esperienza.

Spesso lo facciamo con leggerezza e superficialità, senza fermarci a riflettere sul fatto che, con giudizi negativi, rischiamo di ferirle. L’opinione che una persona ha di un’altra può influire sul suo comportamento futuro; questo effetto si chiama «Effetto Pigmalione». Per esempio, chi giudica negativamente un individuo per il rendimento scolastico o per l’abbigliamento, in realtà con tali azioni sta mascherando l’ammirazione trasformandola in invidia. Le persone che giudicano solo per ferire gli altri sono fragili interiormente e dimostrano insicurezza criticando senza guardare dentro se stessi. D’altro canto, chi si sente giudicato vive con profonda sofferenza e imbarazzo tale situazione: i giudizi negativi fanno male. Cosa si può fare di fronte ad una critica? Bisognerebbe subito pensare quanto si reputi corretto il giudizio altrui e quanto sia importante e considerevole la persona che lo esprime: se il giudizio viene dato dai genitori o da amici veri ha sicuramente più peso e merita una profonda riflessione da parte di chi lo riceve. Ci si dovrebbe chiedere se quel parere sia utile e quale sia il valore, per noi, della persona che lo esprime. Dovremmo capire se la critica è stata espressa per il nostro bene o solo per farci star male. Inoltre, i giudizi non si esprimono solo tramite un contatto diretto, ma anche attraverso internet, in particolare per mezzo dei social network. In Rete, dietro lo schermo del computer e in molti casi in totale anonimato, la gente si sente più disinibita e dice cose che di persona non pronuncerebbe. Mancando il contatto visivo con l’interlocutore, chi commenta a volte usa espressioni discriminanti e talvolta crudeli. Questi comportamenti possono creare, a chi li riceve, un senso di isolamento, di sopraffazione e di umiliazione, ed ecco che il giudizio si trasforma in vessazione. Tutti si sentono autorizzati con leggerezza e superficialità (e senza competenze) a esprimere giudizi sulle situazioni, sulle persone. Questi poi si divulgano in maniera veloce senza la possibilità di poterne controllare gli effetti sulla collettività.

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