«Non abbiamo un pianeta ’B’: ascoltateci»

Noi nel corteo ’People not profit’, nato dal movimento ’Fridays for future’, per sollecitare le istituzioni a intervenire per il clima

Il 25 marzo si è svolta anche a Forlì la manifestazione mondiale ’People not profit’. All’evento hanno partecipato giovani, studenti, attivisti di varia età e provenienza. La protesta è nata dal movimento ’Fridays for future’ per combattere il cambiamento climatico e intervenire prima che sia troppo tardi. Pochi giorni prima della manifestazione è venuta a trovarci Valentina, un’ex studentessa della scuola Galilei di S. Sofia, che aderisce alle manifestazioni del movimento fondato da Greta Thunberg. Valentina ci ha spiegato che alle manifestazioni non c’è odio né violenza, ci si riunisce e si protesta con uno scopo comune, cioè essere ascoltati e poter cambiare le cose. Valentina ha notato la presenza anche di persone più grandi, come insegnanti e genitori, alcuni appartenenti ai movimenti dei Teachers e dei Parents for Future. Gli stati d’animo che prova quando manifesta sono orgoglio e senso di appartenenza: si occupano le strade e si decorano cartelloni con frasi significative, anche ironiche o tratte da film. Gli scioperi che vengono indetti sono globali e le manifestazioni sono autorizzate. Abbiamo anche parlato della guerra e siamo giunti alla conclusione che avrà conseguenze sul clima per la riapertura delle centrali a carbone.

Abbiamo studiato che con l’espressione cambiamento climatico si indica il mutamento del clima terrestre caratterizzato dall’aumento della temperatura e da fenomeni atmosferici eccezionali come alluvioni, ondate di freddo e di calore estremi, episodi ciclonici intensi. Gli scienziati da decenni hanno lanciato l’allarme perché i dati indicano che l’atmosfera terrestre e gli oceani si stanno riscaldando, e il recente rapporto IPCC sul clima lo conferma. Le cause predominanti sono le emissioni nell’atmosfera di crescenti quantità di gas serra. Tra le attività umane che causano il riscaldamento globale ci sono la deforestazione massiccia, l’allevamento intensivo, l’incenerimento dei rifiuti plastici e l’uso di fertilizzanti chimici.

Gli effetti sono difficilmente immaginabili: gli umani non hanno mai respirato aria così satura di CO2. In Italia il riscaldamento, l’innalzarsi del livello dei mari, il mutare delle piogge stanno per diventare un nuovo discrimine fra i territori della Penisola: maggiori siccità al sud, piogge torrenziali e scioglimento dei ghiacciai al nord, inondazioni, migrazioni dalle aree costiere, perdita di produzione dei terreni agricoli, crisi del turismo. Per l’ambiente marino i cambiamenti si stanno traducendo in un aumento delle temperature superficiali e del livello del mare, dell’acidificazione delle acque e dell’erosione costiera. Tutto ciò mette a rischio la biodiversità. Città importanti che sorgono sulle coste, come Ravenna e Venezia, probabilmente saranno in futuro sommerse dall’acqua e l’Adriatico si porterà a pochi chilometri da Forlì. È previsto l’aggravarsi del rischio idrogeologico nelle zone montuose, interessate dallo scioglimento di neve e ghiacci. Allo stesso tempo si assisterà a una diminuzione della quantità delle risorse idriche rinnovabili superficiali e sotterranee. I prolungati periodi di siccità, la concentrazione delle precipitazioni e la ridotta portata dei flussi d’acqua favoriranno fenomeni di eutrofizzazione, visibili nei fiumi e nei mari. Le foreste sempre più asciutte per la siccità potrebbero trasformarsi in combustibile per gli incendi stagionali. Le conseguenze economiche e sociali investiranno soprattutto le fasce più povere della popolazione, rimarcando le disuguaglianze.

Cosa possiamo fare? Fin dal 1997 con il Protocollo di Kyoto si sono susseguiti incontri e accordi fra gli stati, volti a ridurre le emissioni di gas climalteranti, ma gli scienziati ritengono che le misure decise dai politici non siano assolutamente sufficienti. Proprio per questo sono nati gli scioperi mondiali. «A livello locale gli effetti sono gli stessi che si avvertono su scala mondiale – riferisce Emiliano Conficoni, docente, guida escursionistica e presidente di Legambiente dell’alto Bidente –.Il più evidente è un aumento di circa 2° delle temperature medie e un anticipo della stagione calda con fioriture già ai primi di marzo; le improvvise gelate compromettono la crescita e la fruttificazione. Rari ma violenti nubifragi uniti a nevicate solo occasionali causano una scarsità di ricarica delle falde acquifere, l’impoverimento delle fonti, e il calo della fauna ittica». Anche Massimo Conficoni, esperto di montagna e fondatore del Soccorso Alpino nell’Appennino Tosco Romagnolo, concorda: «Indiscusso lo stress che subiscono le piante con la riduzione di apporto idrico: questi effetti ricadranno sempre di più sui nostri figli e nipoti, anche perché come sappiamo le piante sono i principali fissatori della CO2, responsabile dell’innalzamento delle temperature mondiali». Non dobbiamo perdere la nostra chance per cambiare le cose.

Annalisa, Enrica, Fatima, Greta, Margherita, Martina, Wisal
Classi 3ªA e 3ªB
IC Santa Sofia

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