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IC Predappio di Predappio (FC) - 3B

Dalle ali di guerra al vento della scienza. Alla scoperta delle Gallerie Caproni

I ragazzi di Predappio hanno intervistato lo storico locale Mario Proli per fare conoscere meglio un luogo a loro vicino e ricco di storia: «Qui studiosi da tutto il mondo, grazie all’Università e al progetto Ciclope»

Noi ragazzi spesso studiamo la storia sui libri, tra date e grandi conflitti. Ma a volte la storia ce l’hai proprio sotto i piedi, a due passi da scuola. Parlando delle Gallerie Caproni, la prima cosa a cui pensiamo è il dolore della guerra: milioni di morti e città distrutte per colpa di decisioni politiche.

Eppure, proprio in un luogo nato per costruire aerei guerrieri, oggi sta succedendo qualcosa di diverso e bellissimo. Per noi è incredibile pensare che un piccolo paese come Predappio sia diventato un punto di riferimento per scienziati che arrivano da tutto il mondo.

Per capire meglio cosa rappresentano le Gallerie Caproni, abbiamo avuto la fortuna di incontrare Mario Proli, noto storico locale.

Proli, partiamo dall’inizio. Cosa rappresentano queste gallerie per Predappio? «Le gallerie Caproni furono costruite nel complesso della grande fabbrica aeronautica Caproni. Dopo il passaggio del fronte l’industria cessò l’attività e nel 1950 fu annunciato il fallimento del gruppo Caproni. Nel dopoguerra gallerie ed ex fabbrica ripartirono con il duro lavoro e furono usate per moltissimi scopi: come pionieristico incubatoio che fece partire il boom del pollo in Romagna, per realizzare arredamenti di lusso e anche come sede del ’Fungo del Rabbi’. Si sono adattate a tutto pur di non morire».

Eppure tutto è iniziato con un sogno di pace, quello dei fratelli Wright…

«Esatto. L’invenzione del 1903 arrivò a Forlì nel 1910 grazie a pionieri come Romeo Zambianchi e Luigi Ridolfi. Purtroppo, però, quella tecnologia servì poi a scopi militari.

Le Gallerie sono state un luogo di guerra, ma hanno saputo resistere».

Arriviamo ad oggi. Cosa significa ’rinascita’ per le Caproni? «Significa trasformare dei ruderi industriali in un centro di eccellenza mondiale. Nel 2006 sono state cedute all’Università di Bologna e, grazie al restauro del Polistudio, è nato il CICLoPE. La rinascita delle Gallerie Caproni si riferisce al loro recupero e riqualificazione da antiche strutture industriali in spazi per scopi didattici, scientifici e museali trasformandole da ruderi industriali a centri di valorizzazione del patrimonio tecnologico».

Cos’è esattamente il CICLoPE? «Il 14 marzo 2015 è stato inaugurato un laboratorio di ricerca che consente le migliori misure del mondo, per lo studio delle turbolenze. Questo laboratorio si chiama CICLoPE. È stato costruito con l’idea di riunire scienziati di fama mondiale nel campo della ricerca sulla turbolenza, consentendo di eseguire misure ad alta risoluzione, non ottenibili in nessun altro laboratorio. Questo è possibile grazie alla sua caratteristica più importante, il Long Pipe: un tunnel lunghissimo, dove si studiano la fluidodinamica e la turbolenza dell’aria, con una precisione che non esiste in nessun altro laboratorio del pianeta».

Ci ha colpito vedere nomi come Princeton, Chicago o Stoccolma collaborare qui a Predappio.

Com’è possibile? «Nel 2006 le gallerie Caproni sono state cedute dall’Aeronautica Militare all’Università di Bologna. Questa Università collabora con gruppi di ricerca di tutto il mondo, perché la scienza non ha confini. Grazie anche al supporto dell’Unione Europea, che finanzia il recupero di questi siti storici, oggi siamo connessi con i migliori scienziati del mondo. Le Gallerie sono diventate un ponte tra il passato aeronautico e il futuro della ricerca».

Dopo questa intervista, guardiamo le Gallerie con occhi diversi.

Sapere che scienziati famosi vengono proprio qui, a due passi dalle nostre case, ci rende orgogliosi.

Ci fa capire che dalle ferite della guerra può nascere la scienza e tutto ciò può aiutarci a capire meglio il mondo in cui viviamo; le Gallerie sono un ponte che continua a costruire il domani proprio sotto i nostri piedi.

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