La ricorrenza del 4 Novembre. «Impegniamoci per la pace»
Le riflessioni degli studenti sulla giornata nazionale «Immaginiamo gli esempi del passato come una bussola per navigare nelle prossime sfide»
Ecco le riflessioni che abbiamo letto alla Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze armate. «In questa giornata, il più riconoscente e commosso pensiero va a coloro che sono caduti, sacrificando la vita per l’Italia. La loro memoria suona un’esortazione alla coscienza civile del Paese, specie alle giovani generazioni, affinché sappiano percorrere la strada dell’impegno per la difesa dei valori della Costituzione». Queste sono le parole del nostro Presidente Sergio Mattarella scelte per aprire il nostro intervento alla cerimonia.
Le nostre riflessioni riportate di seguito sono nate dalle letture e dagli approfondimenti fatti assieme all’insegnante di lettere.
Mi chiamo Allegra, fino a qualche giorno fa non sapevo cosa ci fosse di speciale nel 4 novembre. Per me era un giorno come tanti. Oggi so. E conoscere mi rende grata a chi ha sacrificato e continua a sacrificare la vita per me, per tutti i civili e per la nostra Italia. Sono uomini e donne, che neanche conosco, invisibili agli occhi della maggior parte, i quali ogni giorno lavorano con coraggio per proteggere noi cittadini, mantenere la pace e aiutare chi è in difficoltà, sia in Italia che nel mondo. Non lo devo dimenticare mai. Io e i miei compagni li ringraziamo di cuore.
Io sono Jacopo, questa data evoca anche tragici conflitti del passato che hanno portato distruzione e dolore. Tuttavia, ho capito che è dal ricordo di tali difficoltà che l’Italia ha tratto insegnamenti per costruire una nazione, unita e impegnata in un percorso di pace. Anche io nel mio piccolo voglio essere un portatore di pace, specie in questo momento in cui vedo ancora guerra, morte e distruzione.
Sono Giorgia, anche io ora so che la storia italiana è stata segnata da una serie di eventi terribili che hanno lasciato cicatrici ma essa ci dona anche insegnamenti preziosi. Il messaggio del Presidente Mattarella è un promemoria della responsabilità di noi tutti di promuovere e difendere i valori dell’unità e della pace. Io ci sto. Sono Lorenzo, aggiungo che questa memoria dovrebbe essere conservata per la costruzione di un futuro pacifico.
Immagino gli esempi del passato come una nostra “bussola“, da utilizzare per navigare le sfide del presente e del futuro, senza mai dimenticare l’impegno verso i principi di libertà, indipendenza e pace.
Studiamo la Storia per leggere, riflettere e capire che guardare al passato è essenziale non solo per onorare coloro che hanno dato la vita per la libertà e l’unità nel nostro Paese, ma anche per pensare al futuro, a come ognuno di noi, nel suo piccolo, può contribuire, con rispetto, impegno e solidarietà, a costruire un’Italia unita e migliore. Crediamo che sarebbe bellissimo se tutti lavorassimo insieme e si superassero le divisioni.
L’Italia siamo noi. Tutti noi. Nessuno escluso.
Le ragazze e i ragazzi della 3ª C della scuola Annibal Caro
«Una persona è dimenticata solo quando si dimentica il suo nome». Questa frase, tratta dal Talmud è vera per i tanti morti per la shoah? Come si può aiutare l’uomo a non dimenticare? Da queste domande sono partiti i ragazzi della scuola «A. Caro». Gli alunni, dopo aver approfondito i fatti accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale, hanno esaminato l’opera dell’artista tedesco Gunter Demning che ha cercato di rispondere a queste domande. Egli nel 1992, affinché ogni singola persona morta nei campi di sterminio non venisse dimenticata, creò le Pietre d’Inciampo, piccole lastre di ottone collocate davanti alle abitazioni di uomini, donne e bambini deportati nei campi di concentramento. Ogni lastra riporta il nome del deportato, l’anno di nascita e di morte. I ragazzi hanno conosciuto il significato e il valore dell’iniziativa di Demning: non si inciampa con i piedi nelle Pietre d’Inciampo ma con il cuore e con la mente. Dietro ogni nome c’è una storia che ci fa compagnia e ci aiuta a non dimenticare.
Chi sono Primo Levi, Sami Modiano, Etty Hillesum, Arianna Szoreniy, Goti Bauer, Anne Frank, Liliana Segre, Edith Bruck, Charlotte Salomon, Pietro Terracina? Possiamo dire che per questi ragazzi sono diventati non solo dei nomi noti, ma persone portatrici di valori e fonte di ispirazione. Ognuna di queste persone infatti, attraverso il proprio talento, ha condiviso con opere o testimonianze la sua esperienza, con la speranza e la fiducia che il ricordo possa essere un antidoto contro il male.
Il lavoro portato a termine ed esposto da questi ragazzi ha uno scopo: ricordare.
Redazione della scuola «A. Caro»
Vogliamo raccontare la nostra esperienza alla commemorazione della Strage di Nassiriya. Sono state suonate «Il Piave mormorava» e l’Inno d’Italia che hanno risvegliato in noi il pensiero che quella è stata una tragedia che non ha reso triste tutta l’Italia. Toccante è stato quando abbiamo letto i nomi dei caduti nell’attentato e proposto le brevi riflessioni sulle operazioni di peacekeeping e sulla pace preparate in classe. Attraverso pensieri semplici ma profondi, abbiamo espresso la nostra partecipazione e vicinanza come cittadini verso chi opera ogni giorno per garantire sicurezza e cooperazione tra i popoli. Le nostre parole hanno ribadito che la pace è un valore, un diritto inalienabile per garantire il benessere e la crescita di ognuno. Una nostra compagna ha letto una sua poesia scritta per l’occasione. È stato un momento in cui ci siamo sentiti grandi e consapevoli della gravità di quanto accaduto. Dopo la commovente testimonianza della signora Piermanni, abbiamo scattato una foto assieme alle Autorità.
“La sanguinosa estate del 12 novembre“ Ricordo il rosso nei miei occhi rosso di sangue, rosso di rabbia, rosso di fiamma, rosso d’amore rubato. Complimenti a noi che ci siamo immolati, complimenti a loro che non ci hanno risparmiati. Perché alla fine sono sempre le stesse storielle, si ripetono, si ripetono, sempre e solo quelle.
Anita Ventura 3ªA, Alessandro Marsili 3ªB, Riccardo Renna 3ªB