L’AI in scena al Piccolo con ’Mammut’. «Intelligente sì, ma le emozioni…»
I ragazzi della Zangheri hanno assistito allo spettacolo di Fartagnan Teatro in cui un computer riproduce il carattere di un amico defunto. Ne è nato un dibattito in classe sul ruolo della tecnologia nelle nostre vite
Lo spettacolo ’Mammut’ di Fartagnan Teatro in scena al Piccolo ci ha fatto approfondire il tema del rapporto fra uomo e le intelligenze artificiali. In classe molti di noi erano d’accordo sul fatto che l’AI è utile, ma allo stesso tempo può essere pericolosa se non controllata, se gestita da persone che hanno scopi contro l’umanità. Tutti sono d’accordo che l’intelligenza artificiale non può sostituire quella affettiva che riguarda invece il modo in cui proviamo sentimenti, amiamo, stringiamo rapporti di amicizia, sentiamo cosa provano gli altri e come possiamo prenderci cura di loro.
Il testo teatrale, ambientato in un futuro prossimo, vede Fred interagire con i robot Sonny ed Elettra riprogrammati dallo scienziato Gonzalo per dare loro la coscienza. Un altro elemento di discussione è stato ’Mammut’, un computer che riproduce il carattere di un amico defunto creato per confortare il protagonista.
Gli attori sono stati molto convincenti e il ritmo dello spettacolo ha alternato momenti divertenti a momenti di riflessione, talvolta anche violenti, pensiamo a quando Elettra torna con le vesti strappate. In classe ne è nato un dibattito soprattutto sul dispositivo Mammut: se mai una macchina possa prendere il posto di un umano, un amico o un famigliare scomparso.
«Non possiamo rimpiazzare una persona che non c’è più, ma l’AI può essere utile in altro. Se vuoi cucinare lei ti dà le istruzioni oppure puoi aiutarti per i compiti» Ahmed-Giammarco-Nina. «Parlare con l’AI non mi sembra di conforto perché mi sembra di parlare con una persona che non ci tiene a me. E poi i miei amici mi piace vederli e uscire con loro. Condividere con loro le mie emozioni» Yacine-Gaia-Alice. «Siamo dipendenti dalla tecnologia in generale, però non è bellissimo parlare con l’AI perché sai già quello che ti dirà» Zoe-Sara. «L’AI non dovrebbe interagire con le persone perché è pericolosa. Le emozioni dovrebbero provarle solo gli umani e anche se rivedere una persona defunta è bello, con l’AI è ancora più difficile elaborare un lutto» Luca. «L’AI deve essere usata in modo controllato. Solo così può essere positiva.
Spero tanto che in futuro essa non superi l’intelligenza dell’uomo sennò saremo tutti finiti» Aminata.
«Può essere usata ma consapevolmente. Per certe persone può essere un aiuto. Ma bisogna anche stare attenti perché basta un guasto e diventa incontrollabile» Nico-la-Riccardo B.-Gaia-Nina. «L’AI è stata creata dall’uomo come risposta a bisogni che non riusciva ad adempiere: ciò non dovrebbe influenzare il rapporto umano, tanto meno sostituirsi ad esso» Camilla.
«Basta riconoscere che l’AI è un programma basato su cose scritte da umani; ma se fosse in grado di provare sensazioni, emozioni e capire quanto è utilizzata quello per me diventerebbe un problema» Dario. «Non sono d’accordo nel creare macchine umanoidi. Queste potrebbero prendere il posto degli umani nel lavoro. Se un robot capisse di essere stato sfruttato potrebbe ribellarsi alla persona che lo controlla» Andrei-Manuel Diego-Francesca. «Se i robot hanno la loro intelligenza potrebbero avere un’idea di rivoluzione. Ma se i robot che controlli seguono le tue indicazioni li comandi. Gli potresti comandare di fare la rivoluzione. Oppure loro stessi potrebbero prendere il comando e schiavizzarci» Bang Wei-Francesco V.
«Bisogna distinguere fra intelligenza affettiva (IA) e AI: la nostra intelligenza è diversa dall’AI. L’AI è uno strumento, non ha un cervello, è programmata per fare cose utili a noi. Non ha coscienza di sé e degli altri, è solamente un algoritmo. Non può decidere senza l’approvazione dell’uomo» Francesco T. «Se si programma una macchina, non bisogna darle tutto ciò che prova l’uomo sennò diventa un qualcosa di perfetto» Davide.
«Un robot che non pensa, ma agisce è utile. Uno che pensa e agisce è pericoloso» Riccardo DP.