L’errore continua a ripetersi. Le guerre ancora causa di morte
I potenti del mondo continuano a voler conquistare territori per appropriarsi delle risorse degli altri Stati e per acquisire sempre maggior potere. Ecco cosa pensano i ragazzi
Siamo nel 480 a.C., al passo delle Termopili, una stretta gola di circa 20 metri considerata la porta d’ingresso della Grecia, chiamata «Le porte calde» a causa di sorgenti nelle vicinanze. Si fronteggiano l’imponente esercito persiano guidato da Serse, figlio di Dario fondatore dell’impero, e uno sparuto gruppo di circa mille valorosi e coraggiosi opliti greci guidati da Leonida. È un grande condottiero e secondo re di Sparta a capo di trecento spartani affiancati da settecento tebani e tespiesi. L’angusta gola scelta dai Greci dovrebbe arginare l’avanzata persiana. Serse, vedendo l’esiguo numero dei Greci, propone loro la resa senza combattere e la consegna delle armi.
«Molòn labé!» risponde Leonida «Venite a prenderle!». Serse attacca, ma la strategia di Leonida blocca le truppe persiane trucidando anche «i diecimila immortali». Efialte, un traditore greco, rivela ad un Serse furioso la presenza di un sentiero montano che, aggirando il passo delle Termopili, avrebbe permesso ai Persiani di cogliere alle spalle i Greci.
La battaglia è violenta. Leonida si sacrifica insieme ai suoi coprendo la ritirata della maggior parte dell’esercito greco. Il corpo di Leonida viene decapitato. Il capo viene infilzato in una lancia e usato come trofeo di guerra. L’esercito greco si riorganizza e sconfigge i Persiani nelle battaglie di Salamina e Platea. La forza dell’esercito di Serse non è servita a nulla di fronte all’audacia e all’intelligenza di Leonida e dei suoi. Siamo nel 2026 in Ucraina, sulla Striscia di Gaza, in Sudan, in Burkina Faso, in Niger, in Somalia, in Myanmar, in Yemen… I potenti del mondo continuano ancora oggi a voler conquistare territori per appropriarsi delle risorse degli altri Stati e per acquisire sempre maggior potere. Le armi sono più sofisticate e tecnologiche e sempre più spesso fanno stragi di civili, portati allo sfinimento, alla fame e alla disperazione. La violenza resta la stessa. Ci siamo evoluti, ma in realtà stiamo tornando indietro: i diritti inalienabili dell’uomo, sanciti dalla Dichiarazione Internazionale del 10 dicembre 1948, sono quotidianamente calpestati. Il filosofo George Santayana sosteneva: «Coloro che non imparano dalla storia sono condannati a ripeterla». Leonida e i suoi sono un simbolo eterno di coraggio, resistenza e difesa dei propri valori. Ci ricorda che la fermezza dei propri ideali è la forza più grande che un popolo possa avere per difendere la propria libertà e la propria identità. Cerchiamo la pace e il rispetto perché sono gli unici valori universali e immutabili capaci di farci vivere in un mondo dove «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza».
Classi 5A e 5B
Noi delle classi quinte quest’anno da novembre sperimentiamo una nuova metodologia: due o tre volte a settimana lavoriamo a classi aperte. Questa pratica nasce intorno agli anni ’70 per favorire l’inclusione, la socializzazione e la condivisione dei pensieri e degli apprendimenti. Si ispira ai principi del cooperative learning, del problem solving e del peer to peer: lavorando insieme tra coetanei e scambiandoci le idee, costruiamo percorsi mentali in modo più consapevole e soddisfacente. Riflettendo sull’esperienza è emerso che molti di noi trovano positivo il fatto che hanno allargato la cerchia delle amicizie e hanno lavorato e collaborato maggiormente. Alcuni hanno anche esposto aspetti negativi come il non avere nel gruppo i compagni preferiti e la difficoltà a legare con altri componenti, motivi per cui non suggerirebbero questa metodica.
Tra i sostenitori di questa tecnica c’è chi la proporrebbe per aiutare chi fatica ad aprirsi agli altri.
Classe 5B
Negli ultimi anni assistiamo a vari episodi in cui sono protagonisti dei minori che, influenzati dai social, compiono gesti immaturi che talvolta portano alla morte. Si verificano anche vicende in cui i minorenni, presi in giro, vengono condotti a volte al suicidio. Per questo molti Stati si preoccupano degli effetti di questi fenomeni e stanno valutando la necessità di proteggere con delle leggi restrittive i minori. L’Australia nel dicembre 2025 è stato il primo Paese al mondo a vietare i social al di sotto di 16 anni, a seguire la Nuova Zelanda ha imposto il divieto. La Malesia conta di farlo entro il 2026. Il 26 novembre 2025 il Parlamento europeo ha approvato una misura per fissare a 16 anni l’età minima per accedere ai social network. La Danimarca vuole imporre il divieto ai minori di 15 anni entro la metà del 2026. Anche la Grecia e la Slovenia puntano al divieto sotto i 15 anni. La Germania, la Spagna e il Regno Unito stanno discutendo l’ipotesi di un divieto prima dei 16 anni.
In Italia c’è una proposta di legge che prevede la possibilità di accedere alle piattaforme social a partire dai 15 anni.
Classe 5A
La pagina di oggi è a cura delle classi 5A e 5B della scuola primaria Largo Petrarca IC Castel di lama. Per la 5A: Albertini Melissa, Ascani Arianna, Barbizzi Chiara, Ciotti Gioia, Giancano Diletta, Girolami Veronica, Hadjiu Ismail, Mandozzi , Mandozzi Sofia, Manni Ludovica, Monti Tommaso, Motrescul Nicola, Antonio Pacilli, Lorenzo Panichi, Christian Perez, Ilaria Carolina, Pignotti Andrea, Re Marco, Saccomenti Lorenzo, Semproni Giada, Senesi Alessandro, Spinelli Alessia, Velenosi Nicolò. 5B: Agostini M. Chiara, Alesi Anna, Beljurov Ramija, Bouzidi Mouad, Bucci Elisabetta, Campanelli Alisa, Cicconi Ginevra, Costantini Sofia, De Santis Sveva, Di Fabio Leon, Frattali Pilar, Gjorgjevski Aleks, Kabali Arvin, Louadni Davide, Lies Olori, Camilla Piergallini, Oliver Pioppi, Giulia Tassi, Leonardo Urriani, Jacopo Valori, Lucio Antonio, Virgili Anna.