ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Montefortino di Montefortino (FM) - 3C

Dai Piceni ai Romani e ai Longobardi. La brillante storia di Montefortino

La classe III C della scuola secondaria di primo grado ha approfondito le radici del paese con i professori Michele Carbonari e Onorato Diamanti: «Siamo affascinati da tanta bellezza»

Da sempre siamo affascinati dalla storia e dalle bellezze del nostro paese, Montefortino. Per approfondire, abbiamo intervistato due esperti: i prof Michele Carbonari, nostro docente di arte e Onorato Diamanti, ex docente e vicepreside dell’Istituto d’Arte di Fermo.

Prof Diamanti, come nasce Montefortino? «Montefortino va collocato intorno all’anno Mille, nel periodo in cui sorgono i primi castelli; il borgo attuale si sviluppa nel 1100. In origine il territorio era un insediamento diffuso con centri come Vetice, Cerretana, Ripavecchia, abitati prima dai Piceni e poi dai Romani, che organizzarono l’area con la centuriazione e la via Salaria Gallica. Al centro sorgeva la Pieve di Sant’Angelo in Montespino, attiva dal VI secolo, dipendente dal vescovo e molto importante: amministrava circa 70 chiese e riscuoteva le tasse. Nel VII secolo arrivarono i Longobardi, che adottarono il culto di Sant’Arcangelo Michele. La Pieve, dedicata a lui, divenne il fulcro attorno al quale si sviluppò Montefortino».

Quali sono i luoghi e monumenti da non perdere? «Sicuramente la Pieve di Sant’Angelo in Montespino, il Santuario dell’Ambro, l’Eremo di San Leonardo, le chiese del centro, i mulini e le caratteristiche case-torri».

Prof Carbonari, può presentarci la Pieve? «La chiesa è di origine longobarda e sorge su un precedente tempio pagano. Ha un impianto basilicale: in origine a tre navate, oggi ridotte a due, con presbiterio rialzato e cripta sottostante, la parte più antica. La struttura è biabsidata e simbolicamente orientata: un’abside verso la Sibilla, l’altra verso la diocesi di Fermo. Il campanile risale al XIV secolo, mentre la consacrazione della chiesa principale avvenne nel 1064; la facciata è a capanna. La cripta è interessante per le colonne di materiali diversi (marmo di Carrara, granito, cipollino, breccia veronese) a cui tradizionalmente venivano attribuite proprietà curative. Sono presenti anche tracce pittoriche del 1371, iscrizioni latine e, all’esterno, i segni dell’antica terza navata. La Pieve, dal latino plebs, era il centro religioso e amministrativo della comunità, dotata di battistero e punto di riferimento per il territorio». Quali elementi architettonici colpiscono di più? «La cripta e il presbiterio sopraelevato, che custodisce simbolicamente lo spazio sacro sottostante.

Anche la struttura a due absidi permette di osservare la parte terminale della chiesa dall’estremità opposta, creando un effetto di continuità e profondità visiva» Prof. Diamanti, perché Montefortino merita di essere visitato? «È un luogo speciale per l’incanto della natura e il ricco patrimonio storico e artistico, un tesoro da conoscere e valorizzare».

 

Alla Pieve di Sant’Angelo in Montespino sono legate molte leggende, ma quella che ci ha colpito maggiormente è la storia del ‘rospo’. Secondo la tradizione, nella cripta della chiesa viveva un rospo. Sebbene l’ambiente fosse adatto, poiché molto umido, l’animale non poteva uscire per nutrirsi e quindi non si capiva come riuscisse a sopravvivere. Proprio per questo motivo, non veniva considerato un semplice animale, ma un custode sacro, una specie di guar-diano silenzioso che proteggeva non solo i beni materiali della chiesa, ma anche quelli spirituali. Molti pensavano che fosse un autentico Genius Loci, ovvero uno spirito protettore del luogo: finché il rospo fosse rimasto nella cripta, la chiesa e la comunità sarebbero state al sicuro. Alcuni fedeli sostenevano di averlo visto identico anche dopo molti anni, come se fosse un essere immortale. La Pieve si trova tra le valli del fiume Tenna e dell’Ambro, in una zona ricca diacqua. Il rospo, in quanto anfibio, è legato a questo elemento e simboleggia il passaggio tra due mondi, l’unione di acqua e terra. Si credeva inoltre che proteggesse le sorgenti e che, se fosse scomparso, queste si sarebbero prosciugate. La leggenda è stata tramandata oralmente negli anni e, nonostante i restauri moderni e il passare inesorabile del tempo, l’aura di mistero che avvolge la cripta e il suo enigmatico abitante continua a rimanere intatta.

 

Tra le bellezze di Montefortino possiamo menzionare sicuramente il Teatro Comunale ‘Sibilla’. Finalmente, dopo anni di attesa, ha riaperto le sue porte al pubblico. In questi anni sono stati svolti numerosi interventi di restauro e miglioramento, volti a restituire alla comunità uno dei suoi luoghi più significativi. Infatti, la struttura, rimasta inutilizzabile per tanto tempo, a causa dei danni provocati dal terremoto, è stata completamente riqualificata: sono stati realizzati nuovi impianti tecnologici, sistemi di sicurezza e soluzioni acustiche moderne, rendendolo uno spazio sicuro, accessibile e funzionale. Il teatro è sempre stato, fin dalla sua nascita, un punto di riferimento per la popolazione: vi si svolgevano spettacoli, feste, balli, costituiva un luogo di incontro e di condivisione. La sua riapertura rappresenta un momento importante per il paese, una rinascita e uno sguardo proiettato verso il futuro.

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