ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

IC Nardi di Porto San Giorgio (FM) - 2A

«La mafia non è invincibile». L’incontro con Nicola Gratteri

La classe II A della scuola Nardi di Porto San Giorgio ha raccontato la diretta con il magistrato «Lo studio è la prima forma di antimafia, perché permette di sviluppare un pensiero critico»

La mafia è un’organizzazione criminale basata sull’omertà delle persone e sulla segretezza degli affiliati. Si parla di mafie al plurale perché esistono diversi tipi, legati ai territori di appartenenza, che spesso collaborano anche con organizzazioni mafiose straniere presenti nel territorio. Il 3 dicembre 2025, durante la lezione di Educazione civica, la prof di Italiano ci ha collegato in diretta, insieme ad altre scuole italiane, con il magistrato Gratteri, che nel corso della sua carriera ha fatto arrestare 1121 persone. Vive sotto protezione dal 1989 e svolge un lavoro impegnativo, che comporta forti sacrifici personali. Il magistrato ci ha spiegato che ogni organizzazione mafiosa esercita il controllo su un territorio e si finanzia attraverso estorsioni e ‘mazzette’ ottenute con minacce e intimidazioni alla gente. Ha evidenziato come, all’interno delle mafie, sia sempre più presente il ruolo delle donne, spesso in sostituzione di mariti detenuti o uccisi: sono impiegate come corrieri di droga, nello spostamento di armi e in attività criminali legate all’estorsione.

Non intervengono solo le forze dell’ordine e la magistratura, ma tutti noi siamo chiamati ad agire. I cittadini possono contribuire anche attraverso scelte quotidiane consapevoli, ad esempio frequentando locali e attività commerciali gestite da persone perbene, piuttosto che realtà più ‘luccicanti’ legate alla criminalità. In questo modo si sostiene economicamente chi rifiuta di pagare il pizzo. Esistono comportamenti che noi giovani possiamo adottare per combattere la mafia. «Dobbiamo studiare per capire, non per prendere la sufficienza. Anzi, dovremmo dire ai nostri genitori: fino alle ore 20 dite a chi mi chiama che non ci sono», consegnando loro il cellulare. Lo studio rappresenta infatti la prima forma di antimafia, perché permette di sviluppare un pensiero critico. Dovremmo incontrare tossicodipendenti e porre loro domande su come hanno iniziato a drogarsi o a fumare cannabis e se, secondo loro, la liberalizzazione della marijuana sia una scelta positiva. Noi giovani, dobbiamo prestare molta attenzione a questo tema: la mafia approfitta di alcune fragilità e semina morte pur di guadagnare. Gratteri ha sottolineato l’importanza di dedicare attenzione anche agli anziani soli condividendo il loro vissuto. «Il futuro è nelle mani dei giovani», si dice spesso, ma – ha specificato il magistrato – appartiene a tutti. La mafia non è invincibile: insegnanti, forze dell’ordine, magistrati, studio personale ed esperienze concrete rappresentano strumenti fondamentali nella lotta alla criminalità. Gratteri ci ha offerto un’esperienza interessante e formativa.

 

«Solo et pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi et lenti, et gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio human l’arena stampi»: le parole di Petrarca mi hanno colpito e mi ricordano i miei momenti bui, che ultimamente stanno diventando più frequenti. In generale sono pochi, ma spesso il motivo è la morte di mio nonno Raffaele: da quando è deceduto penso sempre a lui; è difficile accettare che una persona molto cara, che mi ha insegnato tanto, non mi sia più vicino. La mia ‘comfort zone’ è la mia camera: posso restare lì in pace per ore.

Mi sono anche organizzato: porto crackers e una bottiglia d’acqua. Rifletto su ciò che mi intristisce e cerco di trovarne il lato meno doloroso; non sempre ci riesco, ma se mi sento meglio salgo al piano superiore e costruisco con le Lego, così mi distraggo. Quando mi sento più leggero, provo a confidare ai miei genitori le mie paure. Di certo, se sono triste, non vado a sfogarmi picchiando gli altri.

Dalle cronache, però, sembra che molti non sappiano affrontare le emozioni negative. Una sera al parco alcuni adolescenti litigavano e si picchiavano. Quando ho visto che uno era ferito, sono tornato a casa e ho chiesto a mio fratello chi fosse il ragazzo che rideva più forte: era il fratello della vittima. Sono rimasto senza parole: invece di difenderlo, si era unito al branco.

Questo mi ha fatto riflettere.

 

Non sempre gli scherzi sono divertenti per chi li subisce. Con la nostra prof di Italiano, abbiamo riflettuto sulla differenza tra scherzo e scherno. Ricordo che ad Anna, un’amica di mia madre, i suoi amici rubarono per scherzo la pochette. Pensavano contenesse trucchi, invece c’era una siringa di adrenalina salvavita. Il giorno dopo, quando la pochette non le era ancora stata restituita, Anna ebbe una reazione allergica alle arachidi. Dal distributore a scuola aveva acquistato una merendina senza controllare gli ingredienti. Anna stava soffocando. La prof chiamò i soccorsi che la salvarono per poco. Lo scherzo è bello se dura poco e se fa ridere tutti. Un’estate, con gli amici del basket, abbiamo fatto uno scherzo a Luca nascondendo la sua bici.

Vedendolo preoccupato, abbiamo detto la verità. Luca tremava pensando alla reazione dei genitori. Abbiamo capito l’errore e chiesto scusa. Lo scherzo è divertente solo se unisce il gruppo. 

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