ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria di I grado Amandola di Amandola (FM) - 2A

Incontro con le suore Benedettine. Una realtà silenziosa e discreta

La classe II della scuola media di Amandola è andata alla scoperta di queste ’vicine’ presenti in paese da secoli: il monastero, l’arte, la quotidianità fatta di preghiere e lavori

Abbiamo incontrato le suore benedettine di Amandola, noi alunni della classe II della Scuola media di Amandola, per conoscere questa realtà silenziosa e discreta che anima il nostro paese da secoli.

Purtroppo non abbiamo notizie chiare sulle origini del monastero, raccontano. Molto probabilmente il monastero si trovava presso il luogo detto Cinque Fonti, all’interno della cinta muraria. Intorno al ‘600, grazie alla donazione di un ricco possidente, è stato possibile costruire il monastero come lo conosciamo. Oggi il cuore pulsante della struttura è la cappella affrescata dal Monaco brasiliano Padre Ruberval Monteiro. Gli affreschi sono iniziati nel 2009 e terminati nel 2016, prima del terremoto che ha lesionato l’intero monastero, ad eccezione della stessa. Dal terremoto le suore sono rientrate nella struttura lo scorso anno, dopo dieci anni trascorsi in una tenuta di campagna. Il 14 ottobre 2025 il vescovo, Monsignor Rocco Pennacchio, ha inaugurato la riapertura del monastero dove sono tornate a vivere le 12 suore benedettine al seguito di Suor Paola, la Madre Badessa, e ha consacrato l’altare all’interno della chiesa di San Lorenzo. Le Monache ci hanno spiegato la loro giornata tipica secondo il motto: ‘il cibo spirituale viene prima di quello corporale’. Si alzano alle 5 del mattino per celebrare la preghiera dell’Ufficio, nome che rivela la dedizione alla preghiera, poi le Lodi mattutine, fino alle 8.

Dopo una breve pausa c’è l’Eucaristia. Dicono con gioia che è il momento più importante della giornata, e, come i Martiri di Abitene, affermano: Sine Dominico Non Possumus (Senza il Signore non possiamo vivere). Finita l’Eucaristia fanno colazione: non toccano cibo prima di nutrirsi della Parola e del corpo di Cristo: prima il cielo, poi la terra. C’è poi un tempo per i lavori: cucito, cucina, cura delle anziane, orto, insomma si applica il motto del fondatore Ora et Labora. Il pranzo alle 13, seguito da altri tre momenti di preghiera, Terza, Sesta e Nona. Dopo il lavoro pomeridiano, la giornata si chiude con i Vespri al tramonto, la cena e l’ultima preghiera detta Compieta, che completa la giornata. Sette tempi di preghiera più l’Eucaristia che scandiscono la vita delle religiose.

Il sette nella Bibbia rappresenta la completezza, come a dire che in tal modo ci sentiamo realizzati al cospetto di Dio. Durante l’incontro, la madre superiora, suor Paola, ha rimarcato l’importanza della presenza del Monastero all’interno del tessuto storico di Amandola: la messa mattutina è infatti frequentata da molti fedeli con cui le suore cercano di ritrovare quel legame un po’ perso a causa del trasferimento. Non è un caso, dunque, che la scuola si interessi al monastero.

Istituto omnicomprensivo di Amandola, Classe II A coordinata da Giorgio Buratti

 

In occasione della visita alle suore Benedettine, gli studenti hanno scoperto che molti di loro sono stati battezzati proprio nella chiesa del convento, dedicata a San Lorenzo, che a breve vedrà gli inizi degli interventi di restauro del post-terremoto. «La nostra presenza – ha detto Suor Paola – è fatta principalmente di preghiera e clausura; quest’ultima, dopo il Concilio Vaticano II, non è più così ferrea. Abbiamo la Cappellina affrescata da padre Ruber, noto in tutta la nostra diocesi, aperta ai fedeli, assieme alla foresteria dove possiamo incontrare le persone per un colloquio e conforto spirituale». I 60 alunni di Amandola hanno potuto conoscere questa realtà, apprezzando la simpatia e la freschezza delle nove piccole spose di Cristo, che vivono quotidianamente la ricchezza dell’esperienza di vita comune, facendo apprezzare loro il valore della condivisione. I ragazzi sono stati inoltre attratti dalla cappellina affrescata da Padre Ruber, chiesetta che è stata definita la ‘Cappella Sistina’ dei Sibillini. La sorpresa e la soddisfazione di tutti è stata moltiplicata dalla notizia che molti dei loro nomi sono stati scritti sotto l’arco della chiesa: lì Padre Ruber ha dipinto gli Angeli del Paradiso e ha posto i nominativi dei battezzati sotto la protezione degli Angeli, creando un legame spirituale che è «per sempre». A chiudere la visita, il rinfresco preparato dalle suore.

Classe II A 

 

Nata in Nigeria (Sabene) Suor Raffaella è vissuta in un Paese in cui essere cattolico rende la vita insicura e con possibili persecuzioni. Con determinazione ci racconta che da bambina stava in campagna e parlava l’igbo e a scuola aveva difficoltà ad imparare l’inglese. La sua famiglia è cristiana: il papà si svegliava alle 5 per pregare nella cappellina privata. A 15 anni ha sentito la chiamata alla vita monastica, come un fuoco interiore che le divorava l’anima. Ha studiato e lavorato come infermiera. Nonostante avesse molte passioni e un lavoro che la gratificava, sentiva forte il rifiuto del mondo e delle sue seduzioni. Fattasi monaca, a 37 anni ha sentito la chiamata per l’Italia, perché aveva avuto notizie del calo di vocazioni nel nostro Paese. Dal 2009 vive nel monastero di Amandola col nome di Raffaella, che significa ‘medicina di Dio’.

Abbiamo chiesto se si fosse pentita di tale scelta. Risponde col sorriso: ‘Rifiuterei tutto l’oro del mondo pur di rimanere sposa di Cristo’. 

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