ll progetto de il Resto del Carlino per i lettori di domani

COFINANZIATO

Scuola Secondaria I grado Orsini di Imola (BO) - 2B

La vita di un bambino tra paura e bombe

I ragazzi della 2B delle medie Orsini hanno intervistato Lino, bisnonno di una di una di loro: come la sua esistenza è cambiata nel 1943

Tra il rumore delle bombe e l’ombra della paura, emergono le parole di un bisnonno che attraversano il tempo per portare la memoria dritta ai nostri cuori.

I suoi ricordi ci portano durante la Seconda Guerra Mondiale a Imola, un territorio conteso dove la violenza dei nazisti si scontrava con la resistenza dei Partigiani. Tutto è iniziato una mattina dell’anno 1943, quando la vita di un ragazzino, Lino Berti, è stata travolta dalle armi. Da quel momento la sua storia si è intrecciata con quella del conflitto. In un luogo dove la paura era diventata un’abitudine.

Facciamo un passo indietro.

Com’era la tua vita prima della guerra e quanti anni avevi quando è scoppiata? «Ricordo che ero un bimbo libero e felice. Cavalcavo addirittura i maiali con i miei fratelli e mi rotolavo per i calanchi. Andavo in colonia e nel collegio. Poi iniziò il conflitto. Avevo sei anni.

Anche se ero piccolissimo, dovevo badare ai miei fratelli e lavorare senza sosta, aiutando i contadini nei campi anche sotto il pericolo delle bombe».

Che lavoro facevate per procurarvi il cibo? «Mio padre purtroppo era già morto e in casa eravamo soli. Ioero troppo piccolo per fare un lavoro vero, cercavo però di dare una mano, ma tutto il peso era sulle spalle di mia madre. La vedevo uscire presto e rientrare tardi: lavorava da mattina a sera senza fermarsi, facendo qualsiasi cosa pur di non farci mancare un pezzo di pane a tavola».

C’è un episodio che non dimenticherai mai? «Ce ne sono due. Il primo riguarda mio nonno: un gruppo di nazifascisti sfondò la porta di casa e aprì il fuoco contro di lui, sparando più volte con l’intento di ucciderlo. Mio nonno è morto sul colpo. Alcuni volevano ammazzare anche me, ma un soldato li fermò e fece notare che ero un bambino. Quell’uomo mi ha salvato la vita. Un’altra volta ero a giocare fuori con mia sorella e una bomba è caduta a pochi metri da noi. Io sono stato scaraventato contro un muro e mia sorella aveva quattro schegge nella gamba».

Che cosa si mangiava? «Soprattutto verdure e legumi: in particolare ravanelli e patate.

Per sopravvivere dovevamo lavorare nei campi per cercare cibo. Poi mi è rimasto impresso il fatto che le città, anche dopo la guerra, erano sempre piene di soldati».

Cosa potrebbero imparare i ragazzi d’oggi se ascoltassero i racconti delle persone che hanno vissuto la guerra? «Il rispetto per tutti, soprattutto per coloro che sono in difficoltà e che hanno delle disabilità».

Anche se Lino ha dovuto ripercorrere momenti tragici durante questa intervista il modo in cui li ha raccontati ci ha colpito: ha sempre mantenuto un sorriso stampato sul volto.

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