Dietro le quinte della Cartoon School. «Così nascono le storie animate»
Il lavoro degli alunni della scuola media Pupilli di Grottazzolina: «Per una settimana le aule si sono trasformate in piccoli studi di animazione tra disegni, musica e dibattiti»
Siamo entrati in punta di piedi dietro le quinte della Cartoon School pensando di trovare silenzio ma abbiamo scoperto tutt’altro. Per una settimana le aule si sono trasformate in piccoli studi di animazione: matite in movimento, fogli pieni di schizzi, note sperimentate dal vivo, mentre prendeva forma una melodia tra percussioni, chitarre e tastiere. Noi cronisti della classe III, abbiamo osservato il lavoro dei più piccoli e abbiamo scoperto quanta creatività e pazienza si nascondono dietro la realizzazione di una storia animata: ogni dettaglio richiede attenzione e tempo. Guidati dagli esperti, gli studenti di I e II hanno costruito un progetto da zero. Tra idee diverse, discussioni e proposte, il gruppo è arrivato alla scelta della storia, fino alla stesura di una sceneggiatura condivisa. Non è stato sempre facile metterli d’accordo, ma proprio questo ha reso il lavoro stimolante. Mirko Fabbreschi li ha seguiti nella parte musicale e nelle registrazioni vocali, facendo capire quanto il suono sia importante per dare emozione alle immagini. Franco Bianco li ha guidati tra colori, forme e tecniche di animazione, spiegando come ogni scelta visiva comunichi qualcosa di preciso. Intanto Laura Salamone ha documentato tutto con la videocamera, riprendendo il lavoro e i momenti più spontanei. Raccogliendo le impressioni dei nostri compagni, siamo rimasti colpiti dalle loro riflessioni. «Abbiamo capito che la musica ti permette di vedere con le orecchie – raccontano – trasmette emozioni ancora prima delle immagini«. Altri hanno scoperto il rigore tecnico necessario: «Il microfono non perdona, amplifica ogni minimo errore. Serve una concentrazione incredibile«. «Ora so che si registra prima l’audio e poi si animano i personaggi – un’altra voce – altrimenti si va fuori tempo«. Chi ha visto i propri disegni prendere vita, ha detto: «È stato magico imparare a far muovere i personaggi che prima stavano fermi sulla carta«. Ma la lezione più grande è stata la collaborazione: «Gli esperti sono stati simpatici e pazienti, ma soprattutto ci hanno insegnato a decidere insieme in modo democratico. Abbiamo capito che dietro queste produzioni non c’è un singolo artista, ma un grande lavoro di squadra«. Alla fine, tutti arrivano alla stessa conclusione: imparare facendo, insieme agli altri, rende la scuola più interessante e anche più divertente.
Uscendo da queste aule trasformate, i professionisti ci hanno confermato che «cuore e fantasia sono il vero motore del progetto». Il risultato finale però non lo sveliamo: si potrà vedere durante la festa patronale, in occasione di un compleanno davvero speciale.
‘L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro’. Secondo fonti accertate queste parole, fondamento della nostra democrazia, sono nate da quattro amici in un salotto romano di via Mangili 40. Siamo tra il 1946 e il 1947 e quegli amici sono i padri costituenti Fanfani, Dossetti, La Pira. Con loro il padrone di casa, Vincenzo Monaldi, un medico e un politico che nel 1920 a 21 anni era stato a Grottazzolina il più giovane sindaco d’Italia, ma prima di tutto un uomo che quel primo articolo della Costituzione lo incarna con la sua stessa vita. Nato nel 1899 a Monte Vidon Combatte da un’umile famiglia mezzadrile, mostrò subito un grande amore per lo studio che lo avrebbe portato molto lontano.
A lui si deve la costruzione del Municipio con cui risollevò il paese nel primo dopoguerra, dando lavoro alle maestranze locali. Poi arrivò il Fascismo: mentre era consigliere provinciale dei Popolari, fu costretto a bere l’olio di ricino. Resistette studiando per diventare medico di fama mondiale contro le malattie respiratorie. Nel 1958 divenne il primo Ministro della Sanità: trasformò il diritto alla salute in una struttura amministrativa a tutela di tutti. Diceva che «lo studio e il lavoro sono i mezzi principali per la libertà di ogni cittadino«. Perciò, per noi grottesi il municipio è l’eredità di un ragazzo che ha mostrato come l’impegno e passione possono risollevare un intero Paese, così come dice il I Art della Costituzione.
Cento candeline per il Palazzo Comunale, cuore pulsante di tutta la vita cittadina. Nel 1926 infatti veniva conclusa la sua costruzione, iniziata solo pochi anni prima. Già in precedenza i cittadini avevano chiesto un nuovo edificio pubblico, trovando inadeguato quello esistente nella parte più alta dell’abitato. Ma la svolta arrivò nel 1923, su proposta del giovane sindaco Vincenzo Monaldi. Si voleva così risollevare l’economia grottese uscita fortemente indebolita dalla Prima Guerra Mondiale, come ovunque in Italia. La richiesta del sindaco era chiara: un edificio in puro stile romanico con intonazione medievale, ad indicare lo stretto legame tra la nuova sede municipale e le radici medievali dell’istituzione comunale in sé, oltre che del paese stesso, nato come castello dei monaci farfensi, poi ribattezzato ‘Grotta Azzolina’ da Azzo VII d’Este nel XIII secolo. Insomma non si festeggia semplicemente un edificio, ma il simbolo di un’intera comunità.