Intervista al maestro Gennaro Un lavoro lungo quasi trent’anni
Gli alunni della 1A media dell’istituto Zappa di Bologna dialogano con l’insegnante Santarcangelo Un incontro sincero, attraverso ricordi ed esperienze, tanti sorrisi e un pizzico di nostalgia
Perché hai scelto di fare questo lavoro? «Perché mi piace tantissimo».
Quali difficoltà incontri? «Con i bambini le difficoltà non sono difficoltà, sono scoperte. Le difficoltà sono più con gli adulti».
Quali sono le soddisfazioni più grandi? «Quando incontri il tuo ex alunno che ti abbraccia. L’altro giorno una prof mi ha inviato un tema e mi sono emozionato. Sono i messaggi che trasmetti che poi ti tornano, non tanto la didattica».
Qual è la classe che ti è rimasta più impressa? «Ogni classe lascia qualcosa. Sono alcune persone e situazioni a restare dentro».
Qual è la sgridata più grande che hai dato? «Quelle tutti i giorni, ma quando alzo la voce per loro è quasi un complimento».
Da piccolo cosa sognavi di fare? «L’astronauta. In un concorso a scuola fui l’unico a scriverlo. Ero un sognatore».
Cosa ti piace di più del tuo lavoro? «Scoprire persone nuove. Ripartire da una prima e arrivare in quinta, per poi ricominciare. Non stanca mai, i bambini sono tutti belli e fortunatamente tutti diversi tra di loro».
Ti mancano i tuoi alunni quando vanno alle medie? «Molto. L’ultimo giorno di quinta è un giorno molto triste. Finisce un ciclo e quella classe, come per voi questa, è ormai una seconda famiglia».
Che ricordi hai delle elementari da alunno? «Erano tempi diversi. Il mio maestro era molto rigido, a volte usava anche le mani. Sbagliai una divisione e mi diede un ceffone talmente forte che quasi battei la testa alla lavagna. Ma fuori da scuola ero libero, vivevo tante avventure».
Un episodio divertente da maestro? «Tantissimi. I bambini hanno una spontaneità unica».
Preferisci stare in classe o all’aperto? «All’aperto. Ma alcune attività richiedono la classe».
Come ti senti con i bambini? «Sereno. Sono diretti, sinceri. Con loro non servono maschere».
Ti piace mangiare a mensa? «È uno dei momenti più belli della giornata. In passato la ’bidella’ era una seconda mamma; vengo dalla provincia di Caserta e ci preparava il ragù napoletano o lo spezzatino, a scuola».
Ti piace insegnare? «Molto, soprattutto quando gli alunni mi ascoltano».
Cosa vorresti dire ai tuoi ex alunni? «Di non farsi mai abbattere. Se qualcuno dice loro che non ce la faranno, è il momento di dimostrare il contrario».
Gli insegnanti della scuola primaria ci aiutano a crescere non solo nello studio ma anche come persone. Ci insegnano a rispettare gli altri, a collaborare e ad affrontare le difficoltà. Con loro impariamo autonomia e fiducia, insieme al “growth mindset”, cioè la capacità di vedere gli errori come occasioni di miglioramento. «Il mio maestro delle elementari si chiamava Pietro, non l’ho avuto per molto, solo dalla prima alla terza, però mi è rimasto impresso il suo ricordo. Era gentile e paziente.
Quando eravamo in giardino o in palestra era molto scherzoso, quindi penso che anche fuori dal contesto scolastico fosse simpatico con le altre persone.
Mi manca particolarmente; è andato via all’improvviso e non ne abbiamo mai conosciuto il motivo. Rimarrà sempre il mio maestro preferito».
«Il maestro che non dimenticherò mai è il maestro di Italiano: Gennaro. Non mi dimenticherò mai di lui, perché ogni volta che eravamo tristi ci consola-va e dopo ogni lezione ci raccontava della sua vita, della sua infanzia. Ci leggeva molti libri, tipo alcuni libri di Sepulveda, e, quando finiva di leggere, ci aiutava a ragionare su di essi. Staccarmi da lui è stato un vero e proprio incubo, perché mi ci ero affezionato. Infatti, quando ho l’occasione di vederlo mi sento felice. Mi faceva ridere, piangere, mi faceva provare emozioni. Mi ha insegnato a non mollare mai e a farcela fino alla fine».
Un insegnante non trasmette solo nozioni, ma può aprire strade, dare fiducia e cambiare il futuro. Jaime Escalante (1930-2010) è stato un insegnante di matematica che negli anni ’70 lavorò in una scuola difficile di Los Angeles. Molti studenti erano in difficoltà, ma lui li incoraggiò a impegnarsi e a credere in sé stessi, ottenendo risultati molto importanti. Alberto Manzi (1924-1997), tra gli anni ’60 e ’70, insegnò a leggere e scrivere a moltissimi adulti italiani con il programma TV “Non è mai troppo tardi”, aiutando a combattere l’analfabetismo. Maria Montessori (1870-1952), all’inizio del Novecento, creò un metodo di insegnamento basato sulla libertà, sull’esperienza e sul rispetto dei tempi dei bambini, ancora oggi usato in molte scuole.
Malala Yousafzai (nata nel 1997), dagli anni 2000, ha difeso il diritto delle ragazze ad andare a scuola e nel 2014 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace.