Crollo del Ponte della Motta. «Molinella vuole risposte»
L’inchiesta e le interviste della 2E delle ’Severino Ferrari’ a tre anni dall’episodio di maggio 2023 Le difficoltà delle famiglie e degli studenti e le ricadute che l’interruzione ha sull’istruzione
Ore perse, rinunce, scelte scolastiche condizionate dalla viabilità.
Un’inchiesta condotta dagli studenti della 2E dell’IC Molinella ’Severino Ferrari’ rivela come il crollo del Ponte della Motta, a maggio del 2023, abbia cambiato la vita di molte famiglie. I numeri raccolti nelle interviste ai genitori parlano chiaro. Ogni giorno padri e madri percorrono tra i 20 e i 200 chilometri. Il tempo in più eroso per le condizioni stradali, che si somma a quello in ogni caso necessario per spostarsi, oscilla da un’ora e mezza a sette ore a settimana. Il problema è noto. Con il Ponte della Motta fuori uso, tutto il traffico, incluso quello pesante, si è riversato su strade in cattive condizioni.
Via Riccardina, via Lumaca, strade di campagna: percorsi stretti, spesso dissestati, con buche che i guidatori tentano di schivare creando ulteriori pericoli per sé e per gli altri. «C’è gente che scambia quella strada per una pista da rally», commenta con apprensione una madre. Pur notando aspetti positivi come gli abbonamenti gratuiti per i viaggiatori in età scolare, i genitori perlopiù giudicano i mezzi pubblici inadeguati, soprattutto nel contesto attuale e per i complessi quanto intempestivi lavori di interramento che impediscono i normali trasporti su ferro. La posizione baricentrica dovrebbe fare di Molinella una località in grado di offrire al tempo stesso vita di campagna e servizi di prim’ordine, ma la città «non è collegata con Ferrara e Bologna in modo comodo». Le ricadute sull’istruzione e sul benessere dei giovani sono già visibili. Per la logistica diversi ragazzi hanno scelto istituti superiori diversi da quelli desiderati. Una studentessa ha virato su una scuola più vicina per evitare un percorso con un treno e tre autobus. Un’altra ha optato per Budrio, invece di Ferrara, per risparmiare un’ora di viaggio all’andata e un’altra al ritorno.
Una madre è diretta: «Sceglieremo la scuola in base al percorso, non solo all’offerta didattica». Tutto per ridurre il tempo rubato a studio, famiglia, socialità.
Le richieste convergono: riapertura del Ponte della Motta, manutenzione delle strade, più corse di treni e bus in fasce orarie compatibili con scuola e lavoro. Tra gli intervistati prevalgono sconforto e nostalgia per la Molinella del passa-to, ma in mezzo a tanta stanchezza qualcuno intravede uno spiraglio. Una madre indica gli studenti stessi: «Mi dà speranza vedere i ragazzi, come la classe di mio figlio con questo progetto, che ci mettono la faccia, prendono coscienza del problema e fanno sentire la loro voce».
Z. Aachik, A. Alotta, N. Baiamonte, A. Balboni, A. Barisciano, C. Barresi, M. Calcatelli, M. De Fino, L. Di Maggio, F. Franceschini, F. La Monaco, A. Lazar, N. Lebole, G. Masucci, E. Muqiqi, A. Paiola, R. Pisciotta, A. Quinteros, M. Quitadamo, G. Roccazzella, K. Samouda, G. Samson, C. Saporito, G. Sovrani, M. Tesei, M. Vela. Prof: Riccardo James Vargiu
Il 16-17 maggio 2023 un’alluvione ha travolto l’Emilia-Romagna e la furia dell’Idice ha decretato la fine del Ponte della Motta, lungo la SP6 tra Budrio e Molinella. La dinamica è legata al fenomeno dello scalzamento: la corrente carica di tronchi e detriti ha eroso il terreno sotto le fondamenta, fino al collasso della struttura. Non ci sono state vittime e il territorio ha mostrato la sua tenuta: il Palazzetto dello Sport e l’Auditorium di Molinella hanno accolto rispettivamente alcune famiglie evacuate per l’esondazione e gli studenti che frequentavano la primaria a San Martino. Ora la sfida è ricostruire. Per l’opera sono stati stanziati 37 milioni di euro dal Commissario straordinario Curcio. Nonostante l’impegno degli enti locali, il cantiere è complesso e i lavori principali non sono ancora partiti. La fine è stimata per il 2029, una data lontana per chi ogni giorno deve muoversi.
Il progetto “Cronisti in Classe” è stato non solo un esercizio di scrittura, ma anche un laboratorio di cittadinanza attiva. Discutere sui disagi della viabilità ha permesso agli studenti della classe 2E di riflettere su un rischio silenzioso: l’isolamento.
La logistica, infatti, è un ostacolo che può contribuire a chiudere chi è già fragile in una bolla di solitudine. Partendo dai dati sulle strade locali, il dibattito si è spostato sulle paure dei ragazzi rispetto a ciò che li attende e sulle possibili soluzioni. Se da un lato il timore di sentirsi soli è concreto quando la distanza riduce il tempo da condividere con le persone care, dall’altro la tecnologia è un ponte ambiguo: chat e social permettono di tenere e creare rapporti, ma a volte separano più di quanto uniscano. L’antidoto è stato scoperto tra i banchi. Attraverso l’indagine e il confronto, i ragazzi hanno coltivato il loro spirito critico e capito che, anche se il digitale aiuta, i rapporti virtuali non sostituiscono quelli veri fatti di momenti condivisi dal vivo.
Questa esperienza ha dimostrato che il ponte più solido è la scuola, un luogo di aggregazione che fornisce strumenti per interpretare il presente. Grazie allo stimolo offerto dal giornale e all’impegno dell’istituto, la classe ha trasformato l’inchiesta su un problema contingente in un’occasione di crescita e scoperto l’importanza di far parte di una comunità.