Il dialogo col vescovo Anselmi. «Siate giornalisti di bene e pace»
Gli studenti hanno rivolto al monsignore alcune domande «Nato a Genova in una famiglia credente, ora prego ogni giorno per i cittadini riminesi»
Il 29 aprile il vescovo Nicolò Anselmi ha risposto alle domande della nostra redazione.
Come ha deciso di intraprendere la via del sacerdozio? «Sono genovese nato in una famiglia credente. Sono andato a scuola dalle suore, ho fatto il chierichetto e lo scout. Al terzo anno di liceo scientifico ho sentito il desiderio di servire gli altri, così ho creato un doposcuola per bambini. Mi piaceva aiutare gli altri e stare con il Signore, sentire le Sue risposte alle mie domande; mi piaceva parlare di Dio ai bambini e mi son detto ‘forse devo dedicare tutta la vita a Lui’. Poi il mio caro amico Massimo, affetto da distrofia muscolare, è morto. Ho chiesto aiuto a don Francesco per capire ma lui disse che non sarei mai diventato prete.
Meno male, così potevo continuare a sciare e fare gare in giro per l’Europa. Mi sono laureato in ingegneria, ma ero sempre indeciso se andare in missione, fare l’ingegnere, sposarmi e in me una voce diceva di donarmi agli altri. A un campo ho incontrato don Romano Rossi che mi disse di provare qualche mese la vita del Seminario. Io così ho fatto e questo mi ha sbloccato.
Dopo il militare sono entrato in seminario. Nell’81 spararono a Papa Wojtyla e questo attentato alla Chiesa che amavo mi ha fatto dire in modo decisivo: io voglio dare la vita per questa Chiesa».
Cosa prova ad essere vescovo, qual è la fatica più grande? «Divento prete il 9 maggio ‘92, nel 2015 vescovo e nel ‘22 papa Francesco mi invia a Rimini. La Diocesi è di 360mila anime e prego ogni giorno che trovino Gesù e che nessuna si perda. Lo scopo della vita è incontrare il Signore, la salvezza, la gioia, il senso delle cose. E Gesù sempre ci aiuta e non ci lascia soli.
La mia fatica più grande è stare unito a Lui nella preghiera per capire ciò che vuole da me».
Cosa pensa del mondo di oggi? Quando Gesù verrà, troverà la fede sulla terra? «Non credo che oggi il mondo sia migliore o peggiore di altri periodi. Ciò che stiamo vivendo ci può spaventare, ma quando Gesù tornerà troverà la fede perché è risorto, è vivo e continua ad operare in noi. La Sua presenza nel mondo non scomparirà mai: noi dobbiamo andare dietro a quella e fare la nostra parte».
Cosa le sta più a cuore dirci? «Vi auguro di sentire nella vostra vita la presenza del Signore che vi ama, contagiare altri al bene e essere missionari per dare speranza e bellezza. In fondo un giornalista è un missionario: siate giornalisti di bene, di pace, di verità e di amore».
D. Bucci, I. Emendatori, G. Guidi, V. Leardini classe III
Pubblicato per la prima volta in Francia nel 1946, ‘Il piccolo principe’ è diventato il libro non religioso più tradotto della storia superando tutti i confini.
Per celebrare i suoi 80 anni il mondo si è riempito di iniziative speciali, come la moneta da 2 euro coniata in Francia con il volto del protagonista. La sua forza è il suo essere un promemoria per ricordare a tutti di non diventare mai adulti seri e noiosi, che hanno perso la capacità di stupirsi. Attraverso il viaggio in giro per lo spazio e l’incontro con la volpe, Saint-Exupéry ci ha insegnato che «l’essenziale è invisibile agli occhi» e che siamo responsabili per sempre delle persone con cui creiamo legami. In questa era frenetica riflettere su un fiore o un tramonto è un gesto che aiuta a restare umani e a guardarci intorno sapendo che ogni incontro può cambiare la vita.
S. Franca, R. Riggio, D. Bucci, S. Andreatini classe III
Il 12 aprile del 1961, solo 65 anni fa, Jurij Gagarin, cosmonauta, aviatore e politico sovietico, fu il primo uomo del mondo ad andare in orbita per 108 minuti intorno alla Terra, dando inizio a una nuova avventura umana, quella dello spazio. Questo anniversario cade proprio in concomitanza con la missione Artemis 2, che segna il nuovo record per la distanza massima dalla Terra mai raggiunta da un equipaggio umano. Poco prima della partenza Gagarin disse: «Tutta la mia vita sembra essere condensata in un momento meraviglioso: tutto ciò che ho fatto e sperimentato finora è stato in preparazione di questo». A bordo della Vostok 1 partì alle 09:07 dalla base spaziale di Bajkonur nel cuore del Kazakistan, e guardando da lassù il nostro pianeta avrebbe esclamato: «Il cielo è nero, la Terra è azzurra e bellissima senza frontiere né confini». Al suo ritorno fu celebrato in patria come un eroe nazionale. Dopo essere rientrato Gagarin scrisse un messaggio che suona ancora oggi come un insegnamento: «Girando attorno alla Terra, nella navicella spaziale, ho visto quanto è bello il nostro pianeta. Il mondo dovrebbe permetterci di conservare e aumentare questa bellezza, non di distruggerla». Morì nel 1968 a 34 anni durante un volo di addestramento aereo. Oggi tocca a noi prenderci cura del nostro pianeta, perché è un dono prezioso e tra tanti milioni di anni potrebbe non esserci più.
A. Vichi, A. Gianni, L. Tebaldi, O. Tordi, E. Corbelli, M. Bonetti classe I