Il mulino ‘fantasma’ di Mezzano. Per 75 anni cuore vitale del paese
I bambini della 5^A della scuola primaria ‘Rodari’, dai ricordi di famiglia di una compagna, approfondiscono la storia del manufatto che fino all’inizio del secolo scorso era posizionato sull’argine destro del Lamone
Grazie alla testimonianza della nostra compagna, Costanza Rosini, siamo venuti a conoscenza di un antico mulino oggi scomparso, come attestato dal cippo con l’iscrizione: “Qui sorgeva il molino del Mezzano 1764-1839”, collocato nelle vicinanze della sua abitazione. Appassionati dalla storia mezzanese, abbiamo approfondito l’argomento chiedendo informazioni ad Eliseo Dalla Vecchia, che ci ha fornito le fonti per la nostra ricerca, e alla maestra Cristina Montanari, che ci ha mostrato alcuni aspetti della vita del mulino con una lezione molto interessante.
La nascita del mulino a Mezzano si intreccia con la storia del grande progetto di bonifica del territorio a nord di Ravenna, che si presentava paludoso. La bonifica delle valli consisteva nell’utilizzare i sedimenti del fiume Lamone per innalzare gradualmente il livello del suolo, attraverso la costruzione di canali e chiuse, dando origine al paesaggio attuale.
I grandi proprietari terrieri, che investirono nel progetto della bonifica, erano anche imprenditori e cercarono di rendere produttive le loro terre con la coltivazione del riso e, nel 1764, con la costruzione del nuovo Molino del Mezzano. A dare avvio a questa impresa furono Ignazio Guiccioli, Girolamo Rasponi e i Monaci dell’Abbazia di San Vitale, uniti in un consorzio. Il mulino, dotato di due ruote, una per il grano e l’altra per il riso, era posizionato sull’argine destro del fiume Lamone, all’inizio dell’attuale via Canale Guiccioli, a circa 500 metri dall’antica chiesa dedicata a San Cristoforo, protettore dei viaggiatori, che traghettava pellegrini da una sponda all’altra del fiume. Quest’area era il primo nucleo abitativo di Mezzano e costituiva il centro vitale del paese anche per la presenza di una “botteguccia” che vendeva generi vari e richiamava molte persone provenienti dai dintorni.
Per risalire con precisione alla posizione del mulino, attraverso le pubblicazioni di Anna Missiroli, è stato possibile confrontare alcune carte topografiche storiche risalenti al periodo tra il 1768 e il 1985: in quest’ultima è ancora riportata la località “Mulino Vecchio”.
Un’altra preziosa fonte storica sono i registri affidati alla cura dei monaci di San Vitale che documentano, a partire dal maggio 1765, la regolare produzione di farina e i relativi incassi, oltre che i pagamenti al mugnaio ed al garzone. Il mulino cessò di funzionare nel 1839, dopo 75 anni di attività, a causa di una grande alluvione nota come “Rotta delle Ammonite”, che interruppe il flusso dell’acqua. Da questo momento in poi, il mulino rimase inoperoso fino al suo abbattimento che avvenne tra il 1899 e il 1906. I materiali ricavati dalla demolizione furono riutilizzati per la realizzazione dell’abitazione di Paolo Allegri, bisnonno di Costanza, oggi visibile in via Canale Guiccioli 98. Inoltre, nel suo giardino sono ancora visibili il pozzo e una macina. Grazie a questa indagine abbiamo potuto riflettere su come i ricordi delle nostre famiglie siano profondamente legati alla storia del territorio e come i toponimi e la morfologia del paesaggio, ancora oggi, ci parlino del nostro passato.
Il 18 maggio 2026, presso il nostro istituto comprensivo “Manara Valgimigli” di Mezzano, si terrà un torneo di dodgeball, che coinvolgerà le classi quinte di Mezzano, Sant’Alberto e Piangipane.
L’iniziativa promossa dal nostro maestro di motoria, Francesco Santillozzi, nasce con l’intento di fare divertire i bambini e le bambine, insegnando loro a competere, collaborare con i compagni di squadra e talvolta anche a perdere. Già lo scorso anno il torneo ha riscosso molto entusiasmo fra i partecipanti, quindi noi della 5A Rodari ci sentiamo molto fortunati in quanto, prima come spettatori e oggi come veri protagonisti, possiamo partecipare a questo evento tanto atteso.
Il termine “dodgeball” in inglese significa “palla da schivare”, e rappresenta l’evoluzione agonistica della palla avvelenata.
In questo sport, due squadre da sei giocatori si sfidano utilizzando fino a cinque palloni.
L’obiettivo del gioco è eliminare gli avversari colpendoli con la palla. Per non essere eliminati, bisogna afferrare al volo il pallone e non fargli toccare terra.
Il tiro è considerato valido se non rimbalza prima di toccare l’avversario oppure se non esce dal campo. Il gioco è stato formalizzato negli Stati Uniti nei primi del ‘900 ma la sua origine potrebbe risalire agli allenamenti tribali africani.
Gli obiettivi dell’Agenda 2030 sullo sviluppo della sostenibilità, tra cui i Goal 3-5-10, puntano molto sullo sport come strumento che aiuta a garantire salute, uguaglianza, inclusione, pace e rispetto degli avversari.
Sono valori che saranno evidenti nel nostro torneo: giocheremo con squadre miste, prestando molta attenzione al fair play, ricordandoci che non siamo solo una classe ma un’unica grande squadra.