‘Silent reading’ in biblioteca a Lugo. «Un modo diverso di leggere insieme»
Le ragazze della scuola media ‘Gherardi’ di Lugo, hanno intervistato Sonia Casotti della ‘Trisi’ Il suo messaggio per i ragazzi è: «Leggete. È divertente ma aiuta anche a crescere e comprendersi meglio»
Negli ultimi due anni a Lugo, presso la biblioteca Trisi, è arrivato un approccio innovativo alla lettura che sta dando ottimi risultati, soprattutto con le nuove generazioni: i silent reading, letteralmente lettura silenziosa. Spinti dalla curiosità abbiamo deciso di intervistare Sonia Casotti, bibliotecaria per ragazzi alla biblioteca ‘Trisi’ di Lugo per farci spiegare più nel dettaglio di che cosa si tratta.
Qual è lo scopo dei silent reading? «Il silent reading nasce come adattamento alla lettura dei silent party statunitensi, eventi musicali adatti ai luoghi sensibili al rumore, come spiagge, piazze, etc., una soluzione che garantisce un’esperienza immersiva e sociale, perché togliendo le cuffie tramite cui la musica viene riprodotta è facile conversare. L’idea di trasferire questo approccio alla lettura è stato di Maria Chiara Sbiroli, direttrice della biblioteca ‘Trisi’ di Lugo, come soluzione che tra le altre cose aiuta anche a disintossicarsi dalla tecnologia, perché i partecipanti per un’ora leggono e devono dimenticarsi completamente dello smartphone, che non possono usare né consultare».
Come funziona esattamente un silent reading? «Si inizia di solito verso le 21, all’ingresso ti viene ritirato il telefono per stare in silenzio e non avere distrazioni e ognuno può portare ogni tipo di lettura. E quando finisci ti restituiscono il telefono».
È un approccio che è piaciuto? «Sì, è piaciuto molto. È un evento che continua ad avere davvero tante richieste, specialmente da giovani e adulti, che si sono iscritte per partecipare».
Voi riscontrate un calo di interesse per la lettura da parte dei più giovani? «No, anzi in questi anni c’è stata una crescita di ragazzi che leggono più degli adulti».
È importante leggere? «Sì, è importante, ma anche divertente perché ti trasmette molte emozioni e potrebbe essere una prevenzione interna per migliorare sé stessi».
Hai un messaggio per i ragazzi? «Sì, leggete: leggere è divertente ma aiuta anche a crescere e comprendersi meglio».
A fine marzo quanto accaduto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, ha riacceso i riflettori sul disagio scolastico, suscitando naturalmente un dibattito anche in molte altre classi d’Italia. In accordo con i nostri professori abbiamo quindi preparato un brevissimo questionario anonimo distribuito in tutta la nostra scuola, per cercare di fare il punto sulla situazione attuale del supporto psicologico nelle scuole.
La prima domanda del questionario, “Hai mai usufruito dello sportello amico a scuola?” apre subito a una situazione problematica, perché soltanto una minoranza di studenti ha risposto affermativamente. Molti ragazzi infatti probabilmente non sentono la necessità di ricorrere al supporto psicologico, forse anche per mancanza di una cultura positiva diffusa sull’argomento.
Alla seconda domanda, “Hai mai avuto difficoltà psicologiche” le risposte sono state più equilibrate tra sì e no, ma è probabile che non tutti abbiano compreso correttamente cosa significhi difficoltà psicologiche e abbiano pensato che potessero far riferimento a problemi specifici, come essere stati vittime di episodi di bullismo.
La terza domanda “Hai difficoltà ad ammettere di avere problemi psicologici” è probabilmente quella chiave. La maggior parte ha infatti risposto negativamente, definendosi quindi possibilista rispetto ad un’eventuale ammissione del problema. Tuttavia la risposta sembra contraddire le affermazioni precedenti e questo non fa che rafforzare l’idea che ci sia molta confusione o addirittura mancanza di conoscenza su cosa si debba intendere per problemi o difficoltà psicologiche tra pre-adolescenti e adolescenti.
L’ultima domanda era: “Quando hai un problema a chi ti rivolgi?”, con possibilità di risposta multipla tra amici, genitori, professori/allenatori e psicologo.
In questo caso la maggioranza si è divisa quasi equamente tra le prime due, mentre solo un’esigua minoranza ha scelto lo psicologo e l’insegnante/allenatore, evidenziando così scarsa fiducia verso gli adulti che non siano i genitori, ma probabilmente anche diffidenza verso una figura, quella dello psicologo, ancora in un certo senso “estranea” all’ambiente scolastico, visto lo scarso tempo di presenza.
Per raggiungere il benessere psicofisico a scuola la strada sembra quindi ancora lunga.
Bisognerà passare necessariamente attraverso una maggior consapevolezza dei ragazzi ma anche una più ampia disponibilità di supporto psicologico.