Sempre connessi, ma distanti. La musica tra social e realtà
L’analisi su relazioni e cyberbullismo della scuola media Don Pasquino Borghi di Rivalta «I giovani usano il telefono anziché interagire con gli altri, chiudendosi pericolosamente»
La musica è da sempre parte fondamentale della vita dei ragazzi.
Ma qual è il suo ruolo per i giovani? La musica permette di sentirsi parte di un gruppo, rafforzando quella che viene definita la differenza ingroup-outgroup e rendendo i ragazzi un tutt’uno con il gruppo musicale che amano. Abbiamo intervistato alcuni nostri compagni di scuola e dalle loro interviste emerge che i cantanti più ascoltati sono Eminem, Tony Boy e Bad Bunny. I nostri compagni ascoltano la musica quando fanno i compiti, quando sono in auto, quando riordinano la camera e quando passeggiano. Ma lo smartphone non trasmette solo canzoni: è anche il luogo dove le relazioni si complicano. Molti ragazzi, infatti, usano la musica per ‘salvarsi’ da una realtà più dura, come il cyberbullismo.
Ma che cos’è il cyberbullismo? I bulli su internet attaccano con offese via messaggi, commenti e direct. Molti ragazzi arrivano a conseguenze tragiche a causa delle vessazioni subite. Questo fenomeno è alimentato da un uso dei social che inizia troppo presto.
Non è solo cattiveria, ma anche una questione di progettazione dei social. I ragazzi usano infatti molto spesso i social a età non adeguate: ad esempio è risaputo che molti genitori danno ai bambini il telefono per farli stare tranquilli. I bambini cominciano così ad andare sui social anche da piccoli. I social, secondo alcune ricerche, influenzano molto il cervello, soprattutto quello dei bambini piccoli, perché i loro cervelli sono ancora in fase di sviluppo e quindi più vulnerabili.
Le applicazioni creano molta dipendenza da like, cioè una forma di dipendenza comportamentale in cui l’autostima e l’umore dipendono eccessivamente dall’approvazione ricevuta sui social stessi.
Secondo alcune ricerche, questo crea bassa autonomia, riducendo la socialità reale. Tuttavia, un uso moderato è diventato pressoché fondamentale, in quanto senza social si rischia l’esclusione sociale.
Ciò ha portato a un fenomeno curioso: alcuni ragazzi, anche se sono in compagnia, usano il telefono anziché interagire: spesso si limitano a guardare gli stessi video divertenti. Gli shorts, brevi video presenti su piattaforme come YouTube, creano anche questi dipendenza: essendo molto brevi, destabilizzano la concentrazione e portano il cervello a ricercare sempre più stimoli diversi.
Questo porta le persone ad avere meno pazienza e a faticare a mantenere l’attenzione per più di pochi minuti. Mentre ascoltiamo i nostri artisti preferiti per sentirci parte di qualcosa, gli smartphone spesso diventano finestre su mondi complessi.
La violenza sugli animali è un problema molto serio che purtroppo è ancora presente nella nostra società. Questo fenomeno può assumere diverse forme: dall’abbandono degli animali domestici, ai maltrattamenti fino allo sfruttamento. Crediamo sia importante parlarne, perché gli animali non hanno voce per difendersi e dipendono completamente dagli esseri umani. Un cane lasciato solo per giorni, un gatto picchiato e un animale costretto a vivere in spazi troppo piccoli soffrono, proprio come soffriremmo noi.
Anche se non possono parlare, provano dolore, paura e tristezza. Anche il commercio illegale di animali è un fenomeno preoccupante: molte specie vengono catturate nel loro habitat naturale e trasportate in condizioni terribili e spesso non sopravvivono al viaggio. Inoltre, alcuni animali vengono ancora usati per spettacoli o attività che non rispettano il loro benessere. Un altro aspetto importante è l’indifferenza delle persone: a volte si vedono situazioni di maltratta-mento e si sceglie di non intervenire. È sbagliato, perché anche un piccolo gesto può aiutare un animale in difficoltà. È fondamentale educare fin da piccoli al rispetto degli animali. A scuola e in famiglia si dovrebbe insegnare che gli animali non sono oggetti, ma esseri viventi con bisogni e diritti.
L’esposizione costante a vite e corpi idealizzati sui social genera in circa il 75 per cento dei giovani un senso di inadeguatezza e ansia, alimentato dal confronto sociale cosiddetto ‘verso l’alto’. Una ricerca dell’Università Milano-Bicocca, fatta su 6 mila studenti, evidenzia che l’accesso precoce ai social (prima dei 14 anni) è correlato a punteggi Invalsi inferiori in italiano e matematica. Il fenomeno colpisce duramente soprattutto i ragazzi provenienti da contesti socio-economici svantaggiati, dove la carenza di mediazione familiare nell’uso dei dispositivi amplifica il divario educativo. L’iper connessione precoce e acritica mina dunque sia il benessere soggettivo che le competenze scolastiche delle nuove generazioni.