Il grande coraggio di don Ciotti. In nome delle vittime di mafia
Le classi 4 ° e 5° del Kinder College hanno raccontato la storia del fondatore di ’Libera’ La formica come simbolo della Giornata nazionale in ricordo dei morti per mano della malavita
Le formiche non sono coraggiose, o meglio: non sono animali noti per il loro coraggio. Nemmeno i sacerdoti sono noti per essere coraggiosi, se si pensa ad esempio a Don Abbondio dei Promessi sposi.
Eppure questa che raccontiamo è una storia di coraggio, che ha come protagonisti una formica e un sacerdote. Assieme ad altre 1.116 persone: le vittime innocenti della mafia. Il prete protagonista della nostra storia è Don Ciotti, fondatore di Libera, l’associazione che dal 1994 si occupa di combattere le mafie e promuovere la legalità. La formica, invece, è il simbolo, per il 2026, della Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che si tiene ogni anno, da trent’anni, il 21 Marzo. Perché una formica? Per via del suo stomaco, anzi, per via dei suoi due stomaci.
La formica, infatti, possiede uno stomaco che utilizza per sé, mentre il secondo le serve per nutrire il suo formicaio, vale a dire la propria comunità. Possiamo dire, allora, che la formica possiede uno stomaco ’sociale’. Le mafie non sono un fenomeno che riguarda soltanto il sud Italia, ma anche la nostra regione e la nostra città: i dati e le notizie ormai a disposizione di tutti, da anni lo confermano. Nemmeno bisogna credere che la mafia sia un incubo che riguarda soltanto gli adulti. Sono 117, infatti, i bambini uccisi dalle mafie in Italia ad oggi. Tra questi, non è necessario capire chi è una vittima innocente e chi non lo è: i bambini, i ragazzi, sono tutti innocenti. «Possiamo perdonare un bambino che ha paura del buio, la vera tragedia della vita è quando gli uomini hanno paura della luce». Questa frase, attribuita a Platone, campeggiava in uno striscione tenuto da un gruppo di ragazzi che sfilavano a Bologna, nel 2015, proprio durante la Giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Le parole di Platone ci hanno riportato alla memoria la toccante vicenda dei genitori del piccolo Nicholas Green, che furono capaci di non cedere all’odio o alla disperazione e donarono gli organi del figlio appena ucciso per errore da due criminali.
Un’altra frase ci è rimasta impressa ed è attribuita al giudice Paolo Borsellino, l’uomo che, assieme a Giovanni Falcone, ha pagato con la vita il suo impegno contro la mafia. «Chi non ha paura di morire muore solo una volta, chi ha paura muore ogni giorno». Per noi questa frase vuol dire che la mafia gioca con le nostre paure e l’unico modo per non morire di paura, ogni giorno, è affrontare la vita con coraggio. Non è necessario essere coraggiosi come leoni, basta avere il coraggio…di una formica.
Le vittime innocenti delle mafie: un argomento apparentemente così lontano dalla nostra vita e dalla nostra città. Per avvicinarlo a noi abbiamo provato a raccontare le storie di due bambini. Due bambini che venivano da lontano. La prima storia è quella di Nicholas Green, che venne ucciso a sette anni lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Era il 1994 e la famiglia Green, partita dagli Stati Uniti per una vacanza in Italia, viaggiava verso la Sicilia. Due rapina-tori confusero l’auto dei Green con quella di un gioielliere. Da questo equivoco iniziò un inseguimento. I rapinatori esplosero dei colpi. Nicholas occupava il sedile posteriore dell’auto, sua sorella minore dormiva nel sedile a fianco. Finito l’inseguimento papà e mamma Green fecero la terribile scoperta: il loro figlio maggiore era stato colpito alla testa ed aveva perso conoscenza. Inutile la corsa all’ospedale di Messina: Nicholas non si svegliò dal coma e morì pochi giorni dopo. I coniugi Green decisero allora di donare gli organi di loro figlio, salvando così la vita a sette persone e restituendo la vista ad altre due.
Grazie al loro esempio le donazioni di organi aumentarono in tutta Italia.
Oggi nel nostro paese numerosi luoghi sono intitolati alla memoria di Nicholas Green, Bologna gli ha intitolato un parco.
Gli assassini di Nicholas erano affiliati all’Ndrangheta, una organizzazione criminale di stampo mafioso che ha base in Calabria.
Aveva la stessa età di Nicholas Green, sette anni, il bambino belga Farouk Kassam quando venne sequestrato dai banditi dell’Anonima sarda. Farouk rimase solo, al buio, soffrendo la fame per 177 giorni. Il padre, disperato, decise di cercare il figlio da solo per tutta la Sardegna. La madre di Farouk, invece, entrò in una chiesa del comune di Orgosolo per implorare le altre madri, riunite per la messa, di aiutarla a trovare il figlio.
Sospettava infatti che Farouk fosse stato nascosto non lontano da quel luogo e che alcuni abitanti favorissero, con il loro silenzio, i banditi. Dal canto loro I banditi, per fornire una prova che avevano davvero il piccolo Kassam, gli tagliarono un orecchio e lo spedirono ai genitori.
Finalmente, nel Luglio del 1992, Farouk Kassam venne liberato in circostanze ancora non del tutto chiarite. Era il 1992, noi non eravamo ancora nati, ma sappiamo cosa vuol dire avere sette anni.