Shoah, la storia della famiglia Behar. «Una lezione da non dimenticare»
Alla giornata della memoria ricordate queste persone morte ad Auschwitz «Fuggite da Trieste per le leggi razziali, si sono rifugiate nel nostro paese dove furono arrestate e deportate»
Shoah vuol dire «tempesta devastante» per indicare lo sterminio del popolo ebraico durante il secondo conflitto mondiale. In occasione della Giornata della Memoria, noi delle terze medie del Raffaello Sanzio di Porto Potenza abbiamo incontrato Luca Manzi, presidente dell’Anpi locale, e alcuni volontari dell’associazione, insieme con lo storico Daniele Susini, studioso del periodo nazifascista e delle atrocità dell’Olocausto.
L’incontro è stato un momento di grande valore umano e di condivisione. In particolare, abbiamo trovato molto toccante l’intervento di Roberto Marconi, che ci ha narrato la vicenda della famiglia Behar. La sua ricerca si concentra sulla sventurata storia di questa famiglia costretta alla fuga da Trieste per le leggi razziali. E per onorare la loro straziante storia, abbiamo partecipato alla cerimonia svoltasi nella piazza della Stazione del nostro paese: la posa di tre pietre d’inciampo, «impronte indelebili» per non dimenticare mai. È stato sorprendente scoprire che la piazza del nostro paese sia stata il luogo in cui la famiglia Behar ha trovato alloggio nel 1943 nella pensione di Fosca Paccaloni. Erna, Rachele e Davide Behar si stabilirono qui forse alla ricerca di un porto sicuro, o forse confinati al destino avverso delle leggi razziali fasciste del 1938.
Sfortunatamente, la famiglia ha solcato le nostre strade e ammirato il nostro mare per poco più di un mese: il 30 novembre 1943 furono arrestati e condotti nei campi di concentramento del maceratese, per poi finire i loro giorni ad Auschwitz. Marconi ci ha raccontato il valore di installare le pietre d’inciampo nella piazza del paese. «Non servono solo a ricordare per sempre la loro vita, ma anche ad avere in mente le atrocità e le ingiustizie del passato per evitare che questi eventi si ripetano. Vi esorto a non ignorare mai le iniquità, a essere vigili verso i potenti e i comportamenti scorretti, come quelli subìti dagli ebrei durante le leggi razziali, perché ancora oggi nel mondo si commettono violenze e ci sono tragedie come in Ucraina, in Iran o in Palestina. Noi adulti speriamo nel vostro futuro e nella vostra capacità di fare la differenza» Ora, nelle pietre d’inciampo simili a sampietrini, ci sono impressi i no-mi dei Behar. Le tre Pietre d’inciampo ricoperte in ottone sono state presentate alla comunità nel corso della celebrazione: un momento carico di emozione e condiviso tra l’Anpi Sezione «Scipioni e Cutini», il comune di Potenza Picena, che ha contribuito all’acquisto e provveduto alla posa delle Pietre, e noi della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto «Sanzio». Dopo gli interventi di Manzi, del sindaco Noemi Tartabini e di Francesco Rocchetti, presidente dell’Anpi Macerata, un folto gruppo di alunni di terza media ha esposto al pubblico la drammatizzazione di «Erna e gli altri», testo di Marconi. Poi noi del laboratorio di giornalismo, abbiamo rivolto alcune domande. «Voi – ci ha risposto Manzi – siete le ultime generazioni che possono ancora sentire dalla voce dei veri testimoni che hanno vissuto le esperienze della guerra, delle deportazioni e dei campi di concentramento cosa può aver significato vivere sulla propria pelle tutto questo. Abbiamo la responsabilità di continuare a parlare per loro di quanto successo per non cancellare mai il ricordo di questi accadimenti». Infine, l’intervento di Rocchetti è stato significativo perché ha ribadito l’importanza delle pietre d’inciampo e il forte valore simbolico.
«Non sono solo oggetti, ma rappresentano la dignità che ogni singola vita degli ebrei perseguitati ha avuto, anche se la storia ha provato a trasformarla in un numero». Poi abbiamo partecipato alla sezione base del concorso «Esploratori della Memoria» censendo le tre pietre d’inciampo sul sito pietredellamemoria.it e producendo ulteriori schede di censimento che alcuni di noi hanno redatto su documenti e oggetti appartenenti ai nostri bisnonni relativi alle due guerre mondiali e alla guerra di Resistenza. Il nostro impegno ci è valso il primo premio, di cui siamo molto orgogliosi.
Gli alunni delle terze della redazione giornalistica dell’I.C. Sanzio di Porto Potenza
Gli alunni delle quinte della Primaria « Rita Levi Montalcini» dell’ICR Sanzio di Porto Potenza sono stati protagonisti di un’uscita didattica a Casa Leopardi. Accompagnati dalle insegnanti, i bambini hanno varcato la soglia dell’abitazione del poeta. Tra gli alunni era presente la bambina che nel film «Il giovane favoloso» ha impersonato Paolina, la sorella di Giacomo.
La visita è iniziata dalla celebre biblioteca. Gli studenti hanno ammirato gli oltre 20.000 volumi raccolti dal Conte Monaldo, padre di Giacomo. I bambini sono rimasti colpiti dai libri chiusi, «come fossero in prigione»: da quelli « proibiti», messi all’indice all’epoca.
Particolare emozione ha suscitato la visita degli appartamenti privati di Giacomo aperti al pubblico di recente, hanno potuto vedere la sua stanza e il giardino dove giocava, immaginando che, proprio come loro, anche lui avrebbe corso per i corridoi o avrebbe potuto nascondersi nei vari luoghi della casa. Dalle finestre che affacciano sulla piazzetta del «Sabato del villaggio», gli alunni hanno cercato con lo sguardo la casa di Silvia, ovvero Teresa, come gli ha spiegato la guida, hanno immaginato la vecchietta che fila e i fanciulli che giocano, rendendo reali quei versi studiati di scuola. L’uscita didattica non è stata solo una lezione di letteratura, ma una immersione nella quotidianità del primo Ottocento. Gli alunni hanno mostrato grande curiosità per gli oggetti del poeta, sono rimasti affascinati dalla culla e dai giochi del piccolo Giacomo, dagli abiti, dagli oggetti di uso quotidiano e dai manoscritti autografi, esposti nel percorso del Museo, visitato successivamente alla casa. La giornata si è conclusa con una passeggiata sul Colle dell’Infinito, dove le classi hanno potuto ammirare quel bellissimo panorama. Vedere dal vivo i luoghi che hanno ispirato l’Infinito ha aiutato i bambini a sentire Leopardi più vicino, non come una figura distante sui libri, ma come un ragazzo che qui sognava e scriveva, un ragazzo di questa meravigliosa terra marchigiana, proprio come loro.
Le quinte A-B-C della Primaria «Raffaello Sanzio» Scuola Primaria « Rita Levi Montalcini