Ricordare la guerra per parlare di pace. Non vorremmo nuovi conflitti
Le riflessioni dei ragazzi della scuola media ‘Baracca’ di Lugo, che sono andati in visita didattica all’isola degli Spinaroni nella Pialassa della Baiona di Ravenna e al museo del Senio di Alfonsine
Abbiamo sentito parlare di pace fin da piccoli quando litigavamo in casa con fratelli, sorelle o cugini, quando eravamo al parco perché non volevamo attendere il turno allo scivolo, a scuola poiché l’amico del cuore sceglieva di stare vicino ad altri e noi ci offendevamo. Tante soluzioni volte a risolvere i conflitti, ci sono state proposte dagli adulti che osservavano cosa stavamo vivendo in quel momento. I grandi per noi rappresentavano coloro che trovavano sempre la via d’uscita alle intricate emozioni che provavamo, erano per noi i “costruttori di pace”. Ognuno di noi ricorda ancora le colombe bianche, i ramoscelli di ulivo, la bandiera multicolore che nelle diverse attività del nostro percorso scolastico coloravamo, ritagliavamo o creavamo attraverso fogli o cartoncini colorati. Qualcuno cita pure le bandiere colorate appese ai balconi delle case dei vicini che trasmettevano tranquillità e rappresentavano luoghi vivi e abitati.
Crescendo abbiamo parlato della pace studiando le guerre e gli avvenimenti dai libri di storia, ma tutto ci è apparso lontano nel tempo e nello spazio. Da qualche anno purtroppo ci siamo resi conto che la pace in molti luoghi è solo un’utopia. Ancora tanti conflitti continuano a far vivere situazioni terribili ai nostri coetanei che devono essere sempre pronti a cercare il bunker più vicino e sicuro invece di trascorrere del tempo con gli amici. Alcune guerre sono anche geograficamente vicine a noi ed hanno avuto e continuano ad avere degli effetti negativi anche nei territori in cui viviamo.
Sentiamo forte il bisogno di ricordare le guerre per parlare di pace affinché il messaggio giunga a tutte le giovani generazioni che saranno i veri costruttori della pace futura. Questa idea è maturata durante la visita didattica all’isola degli Spinaroni e al museo del Senio di Alfonsine. L’isola, scelta come rifugio dai partigiani durante la seconda guerra mondiale, è stata una vera scoperta, un lembo di terra nella Pialassa della Baiona gestita dai volontari che con orgoglio indossavano la maglia e la felpa con la scritta “Isola degli Spinaroni”.
Quei signori, che potrebbero essere i nonni, dedicano il loro prezioso tempo alla cura di quel luogo.
Sentirli parlare ci ha incuriosito al punto che due nostri compagni li hanno intervistati e tutti hanno sottolineato l’importanza di far memoria e ricordare cosa è avvenuto in quel luogo per apprezzare ancor di più il momento in cui viviamo e la libertà di cui godiamo.
Il Museo del Senio di Alfonsine con tutti i materiali esposti ci ha offerto lo spunto per realizzare un’opera che presenteremo agli studenti di una classe prima come passaggio di consegna da chi termina il triennio verso chi rimarrà.
Questo lavoro è corredato di immagini di oggetti e foto conservati al Museo del Senio, scelti tra i tanti presenti perché hanno captato il nostro interesse. Li abbiamo descritti, modificati e reinterpretati grazie ai suggerimenti della nostra prof di arte Sabrina Pasquali.
Vogliamo ricordare cosa è successo, sperando che la pace venga raggiunta in ogni parte del mondo. Vogliamo che armi, munizioni e oggetti vari rimangano nelle teche dei musei e che non vengano più usati da esseri umani. L’urlo forte che richiede pace deve venire da noi e dai nostri coetanei, dobbiamo dire che è giunto il momento di far vivere in serenità tutti i popoli del mondo. Chiediamo che si giunga presto a una situazione di tranquillità in quei luoghi in cui i ragazzi della nostra età sono nati sotto i bombardamenti, che conoscono solo situazioni di pericolo, che hanno vissuto situazioni più grandi di loro e che meritano di iniziare finalmente a vivere.