L’esperienza atroce dei manicomi imolesi. “Ecco com’erano”
La 2A delle Zennaro ha visitato una struttura «da brividi»
«I bambini erano talmente abituati a essere legati al letto che una volta liberi ci hanno preso per mano e ci hanno chiesto di essere rilegati».
Queste le parole di Giovanni Angioli, ex infermiere che ha contribuito all’inserimento sociale di alcuni pazienti del Lolli. Di recente noi alunni della classe 2°A, della scuola secondaria Sante Zennaro, abbiamo avuto la possibilità di visitare i luoghi dell’ ex manicomio con Giovanni Angioli e Liliana Vivoli, ex direttore dell’ archivio di Stato di Imola che ci ha fornito molte indicazioni sulla storia di questi luoghi.
Abbiamo visitato alcuni dei padiglioni più significativi con una lunga storia culturale e tragica, sconosciuta al giorno d’oggi, scoprendo che le mura sia interne che esterne erano molto alte per non consentire ai pazienti di vedere la vita che si svolgeva oltre quelle mura, condannandoli così ad un isolamento atroce.
Un’emozione che ci ha fatto rabbrividire è sicuramente stata quella sperimentata nel percorrere i camminamenti sopraelevati da cui i pazienti venivano controllati a vista ( e che ci ricordano quelli dei campi di concentramento) e i corridoi un tempo percorsi da persone che anche senza nessun disturbo considerate anormali e quindi rinchiusi qui. Un altro aspetto che ci ha colpito molto è stato il fatto che la nostra guida Giovanni avesse ancora con sé la chiave che il primario gli diede quando era ancora uno degli infermieri dicendogli: «Chiudi tutto ciò che trovi chiuso». Sicuramente per tutti noi è stata un’importante lezione di vita e di arricchimento culturale della storia della nostra città.
La classe 2A delle medie ’Sante Zennaro’ con Liliana Vivoli, ex direttrice dell’Archivio di Stato di Imola, e Giovanni Angioli, infermiere del LolliLa 3B delle ’Orsini’, che ha realizzato l’inchiesta contenuta in questo articolo